Arcisate-Stabio: “In vista dell’attivazione, rivedere viabilità e autolinee”

Legambiente Valceresio chiede aggiornamenti e risposte ufficiali su diversi aspetti degli interventi ai margini della nuova ferrovia

arcisate - stabio cantiere novembre 2016
arcisate - stabio cantiere novembre 2016 - foto di abele zaccuri

Copertura della “trincea” dove corre la ferrovia e nuova viabilità. Sono due punti su cui il Circolo Legambiente Valceresio di Arcisate contesta il progetto finale della ferrovia Arcisate-Stabio, che dovrebbe essere ormai nell’ultimo anno di cantiere (vedi qui).

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Il primo punto contestato fa riferimento ad un aspetto progettuale centrale, quello della scelta d’intervento sul tracciato storico: «Fa specie che il tratto in trincea, che va dal confine con il comune di Induno Olona fino alla zona di sede naturale, non sia stato coperto anche solo parzialmente, in particolare nella sezione compresa tra le vie Campi Maggiori e Luscino, dove si realizzano invece una serie di travi di collegamento molto impattanti, mentre nel comune attiguo in buona parte del tracciato urbano (maggiore rispetto a quello di Arcisate), questa copertura è pressochè ultimata, consentendo la realizzazione di un percorso ciclo-pedonale che utilizzerà anche la vecchia galleria ferroviaria».

La realizzazione di trincee e tratti sotterranei ha costi elevati, ma non è questo, secondo Legambiente, il nodo centrale: «Non si giustifichi la scelta con presunti problemi economici o mancanza di fondi: la ferrovia è passata da un costo previsto di 120 milioni a 260 milioni di Euro e l’opera non è ancora completata». Il cigno verde punta invece il dito sulla «mancanza di incisività nella presentazione delle condizioni richieste da parte dell’Amministrazione locale e di limitata visione del futuro».

Altro punto riguarda invece «la mancanza di un progetto valido per la nuova comunicazione stradale che da via Campi Maggiori confluirà su via Arno nel comune di Induno Olona, a causa della mancanza di marciapiedi e di un passaggio ciclabile lungo tutto il tratto, che a nostro avviso dovrebbe essere creato a lato della trincea, collegandosi con quello proveniente da Induno, permettendo così una comunicazione diretta senza interruzioni tra i due tessuti urbani. L’innesto sulla via Arno produrrà effetti negativi sulla circolazione stradale già peraltro caotica sulla via Matteotti al confine con Induno Olona, elemento non trascurabile vista la perenne situazione di criticità ivi esistente. Proponiamo pertanto che la percorribilità dell’arteria prevista a senso unico verso via Matteotti sia esclusivamente ciclo pedonale (in tal caso a doppio senso di marcia), per evitare ulteriore caos viario, questo se il problema di vicinanza con la zona di rispetto del pozzo di captazione acquifera non potrà essere risolto. La viabilità su gomma deve essere diretta esclusivamente verso la nuova tangenziale».

«Secondariamente, nutriamo molte perplessità e dubbi circa le successive fasi di sistemazione delle aree di prossimità poste a lato dei muri di contenimento, l’una corrispondente al largo Filarmonici (parcheggio area mercato), e l’altra lungo il tratto di via Torni, dove a nostro avviso si potrebbe realizzare un percorso di collegamento viario o ciclopedonale tra la stessa e la via Cavour su un lato, con eventuale sbocco su via IV Novembre dall’altro. Questo passaggio, tra l’altro, permetterebbe di far defluire il traffico veicolare o almeno ciclo pedonale tra due vie di transito importanti senza l’obbligo di transitare dalla piazza Matteotti».

Quarto punto: «Tantomeno appare chiara la futura sistemazione dell’area a lato della stazione, dove saranno realizzati i parcheggi atti ad ospitare le auto degli utenti della ferrovia che fin dal primo mattino occuperanno l’intero spazio. Anche qui dovrebbero essere realizzati degli stalli coperti per le biciclette o un deposito custodito in un parcheggio mitigato da essenze arbustive od arboree».

Infine, l’aspetto di recupero ambientale, dopo un cantiere durato anni: «preoccupa la mancanza di un piano di rinaturalizzazione delle aree marginali interessate ai lavori e a deposito di materiali di risulta esistenti in terreni lungo via Beltramella e al termine della zona industriale di via Cavour, dove le superfici naturali sono state pesantemente compromesse e per le quali mancano indicazioni circa la competenza della futura manutenzione».

Infine, un punto centrale per valorizzare la nuova ferrovia: l’integrazione con altri mezzi di trasporto pubblico e la revisione delle linee parallele: pare incredibile, ma spesso in Italia quando entra in servizio una nuova ferrovia o metriopolitana, i servizi esistenti vengono mantenuti inalterati (per quieto vivere).
«Molta attenzione occorrerà porre inoltre alla riorganizzazione del trasporto pubblico locale (come già sta facendo il comune di Induno Olona), ridisegnando percorsi ed orari delle autolinee che sarebbe logico convogliare sulle nuove stazioni, azzerando lenti servizi paralleli di dubbia utilità. Da Arcisate potrebbero infatti partire nuove relazioni per gli abitati di Brenno e Velmaio, oggi male o per nulla serviti da mezzi pubblici, nonché con i comuni di Cuasso al Piano e Cuasso al Monte, raggiungibili con un carente servizio di autobus, visto l’avvio dei lavori di ripristino dell’appendice Arcisate – Porto Ceresio, fortemente voluto da più parti anche grazie anche alle iniziative messe in atto da Legambiente Valceresio Onlus e ben accolte dalle amministrazioni locali nonché da RFI».

«Le nostre osservazioni si basano sull’oggettiva valutazione dello stato dell’arte, mancando a tutt’oggi elementi di confutazione concreti (ergo mappe o disegni particolareggiati) che chiariscano nel dettaglio il futuro di tutte le aree oggi prossime o insistenti sui cantieri ferroviari. Ci si augura che l’amministrazione comunale di Arcisate operi con attenzione e scrupolo, esaminando con dovuta cura tutti gli aspetti evidenziati, affinchè al termine dei lavori ferroviari il territorio non ne risulti compromesso».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 gennaio 2017
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