“Condizioni estreme: quella gente non la dimenticheremo”

È rientrato alla base di Como l'elisoccorso impegnato nella zona di Teramo. I racconti dei protagonisti tra missioni difficilissime ed emozioni forti

Un abbraccio, una parola di conforto. A volte solo la presenza fisica. Nell’emergenza che ha colpito il centro Italia, gli uomini dell’elisoccorso partito da Como settimana scorsa hanno lavorato in condizioni difficilissime per rispondere a « una tale quantità di richieste di soccorso impossibile da preventivare in  qualsiasi piano studiato a tavolino». Così descrive i suoi giorni di lavoro il dottor Simone Zerbi, medico rianimatore dell’ASST Lariana partito alla volta dell’ospedale di Teramo insieme al comandante dell’elicottero Gianfranco Molina, al copilota Riccardo Pozzetto, al tecnico Fabio Ciroi di Inaer Aviation Italia, all’infermiere Umberto Piccolo e  al tecnico del Soccorso Alpino  Alessio Bortoli.

CONDIZIONI DI LAVORO ESTREME

Condizioni di lavoro estreme, spesso appesi al verricello per raggiungere frazioni e abitazioni isolate a causa di muri di neve alti fino a 5 metri, alla ricerca di quanti avevano bisogno di aiuto, senza indicazioni precise o segni evidenti : « Tutto sotto di noi era bianco – ricorda il comandante Molina – il paesaggio era uniforme. I punti di riferimento spesso erano sepolti sotto la neve, quindi ci muovevamo tra mille difficoltà: lasciavamo scendere a terra i tecnici del soccorso alpino che controllavano la zona e cercavano quanti erano in difficoltà. A quel punto facevamo scendere a terra il personale sanitario. Poi ci alzavamo di nuovo in volo per ritornare a prenderli: soli o con qualche paziente da trasportare in ospedale».

Come quella mamma incinta di 7 mesi e suo figlio di un anno isolata nell’abitazione di Castelli insieme ai genitori anziani e al nonno novantenne. O, quei due bambini con la febbre alta senza più farmaci, o l’anziana a Forca di Valle con problemi respiratori a cui è bastato vederli arrivare per rilassarsi e stare meglio : « Abbiamo lavorato su segnalazioni – ha raccontato il comandante – il parente che non aveva più notizie del congiunto, il vicino di casa che spiegava le sue preoccupazioni, o qualche conoscente che segnalava casi. Quando arrivavamo sul posto, però, le condizioni non erano quelle che ci aspettavamo. La neve era tanta, mai vista tanta neve….».

Gestire la paura e l’ansia di una situazione doppiamente preoccupante, con la neve a bloccare la strada e la terra che tremava, ha generato un’emergenza continua: « Abbiamo effettuato in 24 ore una dozzina interventi – ha raccontato il dottor Zerbi – ma solo la metà aveva reale necessità di trasporto in ospedale. Molti ci aspettavano solo per essere tranquillizzati. Lo stress da isolamento ha messo a dura prova una popolazione che ha mostrato forza e tenacia, una grande capacità di reagire e di  agevolare i soccorsi».

SALVATAGGIO DRAMMATICO

Un momento particolarmente delicato è stato vissuto quando sono stati mandati a Pietralta ad aiutare un gruppo di trenta persone radunate in un rustico.
Prima scendono gli uomini del soccorso alpino che individuano il rustico, quindi arrivano i sanitari. Poi il tecnico del soccorso va cercare  dei bambini con la febbre, nella loro casa dall’altra parte della frazione. Intanto passa il tempo, le condizioni del tempo peggiorano, la visibilità si riduce. Il capitano Moglia avverte che le condizioni di volo si fanno proibitive.  A terra, c’è ancora chi ha bisogno: una donna con il diabete che va accudita. La visibilità ormai non c’è più. Per il personale dell’elisoccorso sceso a terra si prospetta una notte nella frazione: « C’è stata una gara per darci un letto, un posto caldo – racconta il medico – poi, però, c’è stata una pausa nel maltempo. L’elisoccorso è tornato e siamo riusciti a ripartire».

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LA SOLIDARIETA’

Piccole storie straordinarie di una missione di soccorso diversa da solito: « Erano salti nel buio ogni volta – racconta Zerbi – richieste di aiuto non specificate, per persone con cui non avevamo parlato, in luoghi ormai sepolti dalla neve. Ci preparavamo ad affrontare ogni situazione».

Un impegno ripagato dai sorrisi, dai gesti di cortesia, da un SMS di ringraziamento arrivato a ore di distanza : « Abbiamo visto che davanti a una maxi emergenza come questa, nessuno si tira indietro –  commenta il comandante Molina – Ogni sforzo è teso ad aiutare gli altri in un grande coordinamento spontaneo. Devo ringraziare quanti ci hanno accolto all’ospedale di Teramo, ai colleghi degli altri elioscopi. Il lavoro di squadra è stato enorme»

« Perché è la squadra che vince – conclude il direttore della Soreu del Laghi Mario Landriscina -  Si impara tutti insieme e queste esperienze indicano che stiamo andando nella strada giusta».

ESPERIENZA INDIMENTICABILE

L’elisoccorso di Como, che ha visto operare anche la dottoressa Laura Cicciarella, l’infermiera Elena Sala e il tecnico del Soccorso Alpino Stefano Pizzagalli come sostituti della prima squadra, ora è tornato alla base di Villa Guardia per presidiare i territori di Como e Varese. Al suo posto sta lavorando quello di Milano insieme a tutto il personale medico, infermieristico e dei Vigili del fuoco inviati dalla Lombardia: « È stata un’esperienza bellissima – si lascia andare l’infermiere Umberto Piccolo – non fraintendetemi: è stata dura, ed è dura. Ma poter mettere in pratica in modo efficiente ed efficace ciò che si è imparato con lunga preparazione dà forti emozioni. Che non si dimenticano».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 23 gennaio 2017
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