Corsi gratuiti solo per chi versa il contributo volontario. È normale?

Una madre contesta la decisione della scuola di far pagare il corso extracurricolare a chi non versa il contributo volontario. La spiegazione del Presidente dell'associazione presidi Micalizzi

Pienone di pubblico al Maga

Un corso promosso al pomeriggio, al di fuori delle ore scolastiche, per il potenziamento delle competenze. La proposta arriva in classe: la scuola propone l’offerta ma con modalità particolari. Chi ha versato il contributo volontario potrà frequentarlo gratuitamente mentre agli altri verrà chiesto il pagamento intero del corso.

«Ma come – si chiede una mamma – è un diritto di tutti i ragazzi poter fare approfondimento in laboratorio e questo all’open dai lo dicono SEMPRE. Dunque perché questa brutta cosa? e chi non può permettersi di pagare perchè tanto si sa, la vita oggi è dura, deve rinunciare ad un diritto di istruzione? io sono davvero una mamma molto arrabbiata  e chiedo se davvero funziona così o è l’ennesimo  ricatto … ».

Al di là del caso specifico, la lettera della madre ripropone la questione del “contributo volontario” che, in quanto volontario, molti genitori si rifiutano di pagare.

« I contributi volontari sono nati quando dal Ministero non sono arrivati più fondi per le attività integrative o di potenziamento – spiega Antonio Micalizzi, presidente provinciale dell’Associazione presidi ANP – Con le casse delle scuole vuote si correva il rischio di non riuscire a promuovere attività ulteriori rispetto al percorso curricolare. Così si è arrivati a questa formula».

Ma come fa un genitore a sapere quali attività verranno finanziate con i fondi versati autonomamente?

« Spetta al dirigente e agli organi collegiali stabilire l’offerta di potenziamento da finanziare con quei fondi – spiega il professor Micalizzi – Queste attività devono essere ben chiare e spiegate così che tutti possano esserne a conoscenza. Nel momento in cui la comunicazione è trasparente, poi non è corretto recriminare se si rimane esclusi da quelle attività o se viene chiesto il pagamento del corso. Diversa è la situazione di uno studente in una condizione di difficoltà nota e documentata: davanti al disagio, la scuola deve trovare il modo di superare l’ostacolo. Se c’è trasparenza, ognuno fa le scelte in autonomia e con responsabilità. Non si parli di ricatti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 gennaio 2017
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