“I profughi abbandonati, mentre celebriamo il Giorno della Memoria”

Lo sgombero dei profughi di Samarate

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Anpi Samarate, che riflette sullo sgombero del Centro di Accoglienza Straordinaria avvenuto mercoledì scorso. È anche una riflessione sul senso e l’attualità del Giorno della Memoria, per cui la stessa Anpi Samarate (con altri soggetti) ha organizzato un evento di sensibilizzazione, tra drammi di ieri e di oggi (vedi qui)

 

I profughi presenti in Samarate e la giornata della memoria. Responsabilità e orizzonti di civiltà

Chiudono il centro Cas di via Ollearo a Samarate. I profughi che hanno vissuto lì da oltre due anni, male supportati e in qualche modo costretti all’invisibilità e all’accidia, non vittime, persone comunque, sono in balìa di decisioni oscure, incomprensibili … Questo pomeriggio, lì fuori al freddo, si saranno chiesti cosa ne sarà di loro. Non se ne sa il motivo della chiusura e così una cooperativa che ha gestito male i servizi rivolti ai profughi si permette di chiudere e trasferire in altri “suoi” centri questi individui superflui. Alcuni di loro, cinque, sono stati messi alla porta, passeranno probabilmente diverse notti grame …
Dopo due anni, cosa possiamo dire di questa vicenda?

Molti soldi provenienti dal Ministero dell’Interno e passati, tramite Prefettura, alla cooperativa che gestisce il Cas di via Ollearo sono serviti a miserevoli prestazioni: alloggio, vitto e servizi ridotti al minimo, mancate assistenze sanitarie e giuridiche.
Ma anche le buone intenzioni di Servizi sociali, di associazioni e volontari, che hanno firmato un Protocollo di intesa, per arricchire l’accoglienza e l’integrazione, con l’Amministrazione locale e la cooperativa Katia Balansino (Ente gestore molto presente nella nostra provincia), si sono scontrate con l’impreparazione e l’inefficienza dell’Ente gestore, e con la distanza di una Amministrazione che in varie occasioni ha mostrato di non sopportare la presenza dei profughi, di dilazionare se non contrastare qualsivoglia azione rivolta al miglioramento dell’accoglienza.

Un breve elenco di manchevolezze: – i corsi di alfabetizzazione: se non c’erano le associazioni cattoliche e i volontari … – i lavori socialmente utili proposti da diverse associazioni: disimpegno totale – l’informazione alla cittadinanza e momenti di riflessione nelle scuole: cose superflue, meglio non parlarne … – il coinvolgimento e partecipazione, la sperimentazione di relazioni positive tra istituzioni locali e associazioni: hanno fatto finta e hanno preso in giro le disponibilità all’impegno.
Qualche rilievo dobbiamo farlo anche rispetto alla debolezza e ai limiti nella capacità di intervento delle associazioni e ai silenzi, alle reticenze dei partiti di opposizione nel nostro comune. Questo, ha favorito, in qualche misura, l’esito a cui siamo arrivati.

Nel comune di Samarate c’è un altro Cas in via Ferrini e le recenti ordinanze di sgombero dei profughi per via delle insufficienze dei servizi igienici ( cosa giusta in sé) mostrano una triste partita che, in generale, si svolge tra Amministrazioni locali, Enti gestori e Prefetture; dove molto si gioca su risposte di emergenza, su affari non confessabili e negligenze tollerate, su difese di identità fasulle e atteggiamenti rancorosi.

Non solo in Italia, vediamo che anche l’Europa è incapace di trovare una posizione comune di accoglienza, anzi si alzano muri e crescono i nazionalismi e il rancore verso questi muselmann, subumani … Queste cose indicano una traiettoria poco civile verso la quale si sta andando, quella di bloccare qualsivoglia processo di integrazione, di chiudere gli occhi al mondo che avanza e ai problemi gravi dell’oggi, di sopportare le malefatte e le vessazioni verso i profughi anziché provare a costruire un orizzonte di accoglienza e di diritti alla vita.

Noi come Anpi di Samarate abbiamo proposto nel giorno della memoria, il 27 gennaio, uno spettacolo dal titolo: Vagoni e barconi. I sommersi e i salvati di ieri e di oggi. Pensare il rapporto di Auschwitz con la modernità occidentale – pensare i vagoni piombati di ieri e i barconi di oggi – può aiutarci a rimettere in discussione il nostro quotidiano e a individuare un orizzonte di civiltà invece che di barbarie.
I Cie, centri di internamento ed espulsione, in cui sono internati gli stranieri in situazione irregolare, i profughi e i richiedenti asilo, non sono certo paragonabili ai campi nazisti. Ma le persone che sono internate corrispondono alla definizione del paria, del fuorilegge, non perché abbia trasgredito la legge, ma perché non c’è nessuna legge che lo possa riconoscere e proteggere. Individui superfui, invisibili …
Noi non ci accontentiamo di rievocare gli orrori del passato, vogliamo interrogarci sui significati che tali orrori hanno oggi per noi. Dopo Auschwitz è possibile tollerare Srebrenica, Aleppo, i cimiteri del Mediterraneo, i profughi in fila, al gelo, nella vecchia stazione ferroviaria di Belgrado? Anche i nostri profughi, accolti, ma rispetto ai quali facciamo fatica a vederli come persone, a vivere una quotidianità che potrebbe arricchirci, insieme.
Occorrerebbe tracciare una mappa casa per casa, città per città, scuola per scuola, per vedere che tanti gesti di responsabilità verso il derelitto, il perseguitato, il profugo hanno permesso e permettono di costruire una rete di dignità e di servizio, un orizzonte di civiltà invece che di barbarie.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2017
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