“Il grande equivoco dei 500 parti all’anno”

Il sindaco di Angera, Alessandro Paladini Molgora, ripercorre il caso della chiusura del reparto di maternità dell'ospedale cittadino partendo da quello che definisce "un grande equivoco"

Alessandro Molgora sindaco Angera

Riceviamo e pubblichiamo l’analisi del Sindaco di Angera, Alessandro Paladini Molgora, sul caso del punto nascite del nosocomio della città.

In questi giorni si è tornato a parlare di punti nascita sotto i 500 parti per anno. La tesi di fondo di chi è contrario all’apertura dei reparti maternità che non raggiungono i 500 parti è quella che ipotizza che sotto tale soglia non si garantisca la sicurezza per la mamma e il nascituro. In alcuni recenti articoli, per supportare la tesi dei tagli dei punti nascita, anziché citare studi e fonti bibliografiche inequivocabili, le fonti sono gruppi di ginecologi o politici che si sentono orgogliosi di aver chiuso reparti, depotenziato ospedali e tolto servizi alla cittadinanza, anche in zone periferiche.

Ricordo però che sul più importante documento ufficiale elaborato da un ente pubblico, dal titolo inequivocabile “Gli standard  per la valutazione dei punti nascita”, il presidente della società di neonatologia, prof. Paolo Galimberti, nel 2012 scriveva testualmente “..qualcuno inventò un numero ‘cinquecento nati/anno’ per marcare il confine…, una scelta ‘fortunata’ dato che l’equivoco che crea, perdura ai giorni nostri”.  Che porre un limite di 500 nati/anno per presumere sicurezza sia una pura astrazione non lo dicono il buon senso e le mamme di Angera, lo dice chi studia il tema. Come si può pensare che a 501 tutto diventi magicamente sicuro e sotto 500 la vita è messa in pregiudizio? Ma analizziamo alcuni elementi che forse meglio possono orientare.

E’ indubbio che più prestazioni un sanitario effettua più acquisisce esperienza e abilità. In questo già si vede che la sicurezza è dipendente dall’operatore e non dalla struttura (che ovviamente deve rispondere a tutti i requisiti di sicurezza, altrimenti sarebbe fuori legge). Quindi il limite
dovrebbe essere applicato al singolo operatore e il 500 dovrebbe diventare – che so – 100 parti/anno per ginecologo. Ma, ancora, dovrebbe dipendere anche dagli anni di esperienza. A questo punto la domanda diviene: è più sicura la mamma che sta facendo nascere il proprio figlio in un ospedale dove si fanno 1.000 parti per anno e i ginecologi sono 15 (media di 66 parti/operatore) e il ginecologo è un giovane neo-specializzato o quella che fa nascere il figlio in un ospedale dove si fanno 500 parti/anno e i ginecologi sono 5 (media 100 parti/operatore) e il ginecologo ha una esperienza di 20/30 anni? Perché quest’ultimo è in gran parte il caso di Angera.

Veniamo ai dati concreti. Tra i veri criteri che garantiscono la sicurezza, su cui concorda la letteratura, vi è il numero di nati da parto naturale e il numero di parti naturali dopo primo parto cesareo. Così si scopre che l’Italia è in scandaloso, e questo sì rischioso per le mamme, ritardo. Mentre i tagli cesarei non dovrebbero superare il 15% dei parti, in Italia arriva al 35%. Invece ad Angera si registra uno dei dati più buoni dell’intera statistica nazionale, fermando a solo 5% la quota di tagli cesarei. Dato analogo a Varese (7%), considerato dato di eccellenza. E ancora, sul numero di parti naturali dopo precedente cesareo, il ministero raccomanda che si superi il 10% dei parti. Mentre il dato nazionale è in enorme difetto, scendendo in alcuni casi allo 0%, cioè tutte le mamme vengono cesarizzate nuovamente, ad Angera le mamme che vengono convinte a partorire naturalmente salgono al 25%. Anche questo dato è considerato, come per Varese, non buono ma indice di eccellenza.

Ricapitolando, le mamme, il Comitato e i cittadini che da più di un mese presidiano l’ospedale giorno e notte, i 20 sindaci del territorio anche piemontese, ribadiscono la piena fiducia nella grande capacità ed esperienza del personale medico, ostetrico ed infermieristico dell’ospedale di Angera e esortano la politica che decide a decidere per il bene del territorio, la nostra bella, efficiente e sicura provincia, frutto anche del buon operato dei predecessori. Attenzione quindi a far suonare sirene di carestia che cercano di far credere che togliendo come san far loro si migliora, e in realtà auspicano una progressiva spoliazione delle nostre terre. A vantaggio di chi? Al momento vedo solo vantaggi per sanità privata e assicurazioni, mentre cittadini e territorio stanno subendo gli svantaggi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2017
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