“In quella terra martoriata, ho trovato una grande umanità”

Dal 26 dicembre al primo gennaio, Maristella e altri due colleghi della polizia locale hanno prestato servizio ad Accumoli. Un'esperienza che non potrà dimenticare

natale ad accumoli foto di rietilife

(foto tratta dal sito Rietilife.it)

“Accumoli è vivo”: ogni sera la scritta luminosa viene accesa nel piccolo comune del rietino, un segnale di speranza, in una terra prostrata.

Quelle stelle natalizie rimarranno scolpite nella memoria di Maristella, l’agente della Polizia locale di Varese tornata a inizio d’anno dopo aver trascorso il periodo natalizio come volontaria nel centro Italia sconvolto dai terremoti.

« Dall’inizio di dicembre, a gruppi di tre, siamo impegnati in un’attività di supporto ad Accumoli, d’intesa con Anci e  Protezione civile – spiega Maristella – ci siamo proposti in tanti, almeno una ventina, per poter contribuire concretamente e aiutare la popolazione».

Ciò che hanno visto l’agente e i suoi colleghi non si riesce a spiegare: « Accumoli non esiste più. Tutte le attività sono ospitate in container in un’area requisita a valle. La zona rossa è un ammasso di macerie dove è resistito solo il portone della chiesa. Lì operano i vigili del fuoco che stanno caricando i resti degli edifici crollati sui camion dell’esercito. Non c’è altro».

Per sette giorni hanno vissuto nel centro della devastazione: « La vita è completamente stravolta. Le strade non esistono più, si stanno ricostruendo piano piano. Per  raggiungere Amatrice si impiega una mattinata intera. Le tubature dell’acqua continuano a ghiacciarsi. Fa freddo e avere un container con un termosifone acceso sembra un miracolo».

Di fatto, i tre vigili varesini hanno lavorato al fianco dell’unico collega del posto, un uomo a cui il terremoto ha portato via tutto e ora vive con la moglie e i due gemelli di cinque anni in una stanza d’albergo a San Benedetto del Tronto: « Lui fa fatica a pensare a un suo futuro ancora in queste terre. Qui è tutto distrutto e ci vorranno anni per ricostruire. Anni per ricostruire, inoltre, un paese totalmente diverso. Lui pensa a trasferirsi in città, dare un domani diverso ai suoi figli».

Il legame con questa terra che continua a tremare viene messo costantemente a dura prova: « Anche gli anziani sembrano senza speranza. Sono combattuti: legati a una terra che li ha traditi e a un futuro che sarà comunque diverso».

Nonostante le giornate intense, Maristella non ricorda la fatica o la stanchezza ma solo la grande umanità incontrata: « Avevano bisogno di raccontare, di buttare fuori l’angoscia con cui vivono da quel giorno. Tutti ci hanno parlato del buio, dell’odore di gas, della polvere, della mancanza di punti di riferimento. E poi le storie personali, l’uomo in macchina che ha visto la terra aprirsi, l’anziano in lacrime davanti alla foto della sua casa distrutta, e poi quanto hanno perso famigliari, parenti o amici. Sono centri piccoli dove si conoscevano tutti, amplificando un dramma che è diventato di un’intera comunità».

Tra le loro incombenze, i tre vigili varesini presenziavano ai funerali: « Dovevamo aprire e chiudere i cimiteri, distrutti dai terremoti. Sono luoghi insicuri ma i famigliari hanno il diritto di seguire il proprio congiunto fino alla tomba: assistevamo il corteo e ci assicuravano che nessuno rimanesse dentro prima di chiudere il cancello».

Maristella non dimenticherà quei giorni in mezzo a gente forte ma ormai prostrata: « Sono ancora molto tormentati e non volevano festeggiare. Ma, alla fine, hanno accettato di vedere il lato positivo: “siamo vivi e insieme!”. Sono stati capaci di trasmettere valori di umanità che non dimenticherò mai».

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Pubblicato il 03 gennaio 2017
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