Incendio in Valle Camonica, distrutti 60 ettari di boschi e pascoli

Tracciato un primo bilancio dell'inferno di fuoco che da giorni tiene in apprensione diversi comuni del bresciano

incendio valcamonica gennaio 2017
Un inferno di fuoco che ha divorato 60 ettari di bosco a causa di un incendio doloso che divampa da ormai diversi giorni

Un inferno di fuoco su 60 ettari di boschi e pascoli. Questo è il primo bilancio – spiega Coldiretti Lombardia – dell’incendio doloso partito la scorsa notte in Valle Camonica, località Noda’, sopra il comune di Bienno. E mentre sui Corni di Canzo, fra Como e Lecco, si fa la conta dei danni del rogo spento nelle scorse ore su una superficie stimata di 200 ettari, la Coldiretti Brescia resta in allerta anche per gli incendi che hanno colpito l’alto Garda già dal primo gennaio.

“Il lavoro delle squadre antincendio è stato e continua a proseguire in modo straordinario – racconta Luca Costa segretario di zona della Coldiretti in Valle Camonica – insieme al sindaco e alla Comunità Montana siamo pronti a fronteggiare ogni emergenza. Un lavoro difficile, che ancor non si è concluso: la strada provinciale 345 è chiusa, i focolai sono due e resta molto alto il rischio di nuovi incendi a causa della forte siccità e della mancanza di neve sul territorio camuno”. A Tremosine dalla notte di Capodanno il bosco non smette di ardere.

“La causa principale, oltre alla mancanza di pioggia e all’aumento del vento – interviene Alice Scaroni giovane imprenditrice agricola di Tremosine che, con il papà e la mamma, gestisce un allevamento di vacche di razza Brune Alpina per la produzione di formaggio di montagna – sembra essere lo strato spesso di aghi di pino che rende impermeabile il terreno boschivo rendendo particolarmente difficile domare l’incendio. Fortunatamente il fuoco non sta generando danni né alle aziende agricole né ai pascoli, l’allerta resta però alta e ci auguriamo che al più presto le forze dell’ordine preposte riescano a vincere definitivamente il problema”. Coldiretti di Brescia sta monitorando la situazione per valutare l’entità dei danni e la vastità della superficie bruciata.

“Gli agricoltori – afferma Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia e di Coldiretti Brescia – svolgono un’opera fondamentale di presidio e tutela della montagna, degli alpeggi e dei boschi, contro lo spopolamento e l’abbandono”.

Brescia, con i suoi oltre 170 mila ettari, custodisce la fetta più grossa dei 625mila ettari di bosco della Lombardia che è anche al terzo posto tra le regioni italiane, con il 7% del bosco nazionale. Quasi l’80% del bosco lombardo è situato nelle aree montane, il 13,2% in fascia collinare e il 7,6% in pianura. In Lombardia – continua Coldiretti – ci sono 280 aziende attive nella filiera legno-bosco che danno lavoro a quasi 700 persone. “I boschi – conclude Prandini – sono un patrimonio dei nostri territori che va ben gestito e tutelato”. Senza pioggia e con raffiche di vento forte – spiega la Coldiretti Lombardia – qualsiasi comportamento non appropriato rischia di fare danni, per questo la Protezione civile ha diramato il divieto assoluto, entro 100 metri da qualsiasi area boschiva, di accendere fuochi, far brillare mine, usare apparecchi a fiamma o elettrici o gettare mozziconi accesi.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 06 gennaio 2017
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