La democrazia è l’eredità dei martiri della Comerio Ercole

La riflessione di Natale Pargoletti, tecnico dell'area documentazione dell'azienda, che da molti anni tiene viva la memoria dei fatti che coinvolsero i lavoratori durante l'occupazione nazifascista

Ercole comerio 2012 (per gallerie fotografiche)

Sabato 14 gennaio si terrà la commemorazione del 73° anniversario della deportazione della commissione interna della  “Comerio Ercole”, storica azienda di Busto Arsizio. Riflettere sulla memoria non significa ricordare solo ciò che è accaduto, che è di per sé importante, ma anche cercare di rendere attuale il messaggio di quel sacrificio.

Il 10 gennaio del 1944 le Ss, mitra alla mano, intimarono agli operai di porre fine allo sciopero che invece continuarono a scioperare. E così per rappresaglia contro quel gesto di disobbedienza civile i soldati tedeschi arrestarono i membri della commissione interna più un lavoratore eo di aver compiuto un gesto di provocazione. Il tornitore Arturo Cucchetti, il disegnatore tecnico Vittorio Arconti, gli aggiustatori Guglielmo Toia e Ambrogio Gallazzi, l’elettricista Giacomo Biancini e il gruista Alvise Mazzon vennero deportati nel campo di sterminio Mauthausen-Gusen.

Natale Pargoletti, tecnico dell’area documentazione della Comerio Ercole, da molti anni e con grande passione tiene viva la memoria dei fatti che coinvolsero i lavoratori durante l’occupazione nazifascista. «Per noi della Comerio – dice Pargoletti – la celebrazione dei nostri martiri non è soltanto un rituale da compiersi ogni anno, ma è un significativo momento di riflessione, di grande rispetto per loro e per il dolore che i loro cari ancora portano per la loro morte, avvenuta in modi così violenti e tragici. Una memoria che ci riporta al sacrificio compiuto da questi nostri colleghi, che come riporta la lapide in loro ricordo “tutto diedero senza nulla chiedere”. Ci fa riflettere tanto questo, in particolare in questo mondo sempre piu’ staccato dalla realtà e sempre più egoista, loro invece non si tirarono indietro e sacrificarono se stessi pur di donarci  quel mondo migliore di pace di democrazia, che troppo spesso noi sottovalutiamo o peggio non sappiamo apprezzare, convinti che tutto ciò sia sempre stato così. Purtroppo no, le loro giovani vite videro e subirono la guerra, con tutti i suoi drammi le sue tragedie, ne subirono la sofferenza, la fame, la sopraffazione, le ingiustizie, ma seppero stare dalla parte giusta, in ditta si prodigarono nella Commissione Interna per rivendicare migliori trattamenti sul posto di lavoro, aumenti salariali per un miglior tenore di vita, ma tutto fu impedito e precluso dai gerarchi nazisti e fascisti, che avevano occupato l’azienda. Ma la loro lotta con molti altri fu pagata a caro prezzo, ma con caparbia e fierezza sino a sconfiggere il nemico e le sue crudeltà. Non dobbiamo mai dimenticare il loro sacrificio e noi qui in Comerio ci teniamo tanto a ricordarli con la dignità e l’onore cui spetta loro, e non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia, la pace che ci hanno donato, sono un patrimonio che anche noi dobbiamo custodire giorno per giorno, questo lo dobbiamo per  sempre al loro per quanto hanno fatto per noi e nostro futuro».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 gennaio 2017
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