La polemica per il selfie di denuncia con il clochard

La lista civica Gallarate 9.9 ha portato un piatto di minestra calda e scattato una foto, chiedendo risposte all'emergenza freddo. Una scelta che non è piaciuta a molti, a partire da alcuni volontari e dall'assessore

alloggio senzatetto
Gallarate

Una scodella di zuppa al clochard, prima della notte. Ma anche un selfie di gruppo, per richiamare l’attenzione e denunciare la mancanza di soluzione per le persone in difficoltà: l’hanno postato, sulla loro pagina facebook, quelli della lista civica Gallarate 9.9, che già nei giorni scorsi ha lanciato una campagna sul tema, postando anche le immagini dell’alloggio di fortuna occupato da un senzatetto (nella foto).

«Il nostro amico stasera è ancora lì, insieme ad un altro che condivide con lui la casa gelida e abbandonata, ieri erano in 3 ma uno è stato aiutato da un “angelo”, Gli abbiamo portato pasta e fagioli ed un po’ di frutta, erano commossi» ha scritto Rocco Longobardi, consigliere comunale della civica. Il tutto accompagnato da un selfie che ritrae anche R.: una persona nota ai servizi sociali e a tanti volontari impegnati nel tempo. R. fa parte di quel gruppo di persone – più o meno numerose – spesso apostrofate con la definizione di “banda del Tavernello”, perchè accomunati da problemi di dipendenza da alcol. Gallaratese da molto tempo, R. frequenta ad esempio anche la mensa Il Ristoro del Buon Samaritano in centro città. I problemi di alcol l’hanno però sempre tenuto ai margini: da molti anni vive in locali di fortuna, da tempo in una casa abbandonata nei dintorni dell’ospedale cittadino.

Il selfie della lista civica – che non ripubblichiamo – non è piaciuto a molti, specie tra chi conosce R. e lo segue da tempo: un po’ per l’impressione che la sua vicenda (una tra le tante) sia stata usata per cercare visibilità, un po’ per il timore che esponga troppo R. Di certo l’autoscatto non è piaciuto all’assessore al welfare Franco Liccati e al sindaco Andrea Cassani:«Non è certo portando loro un piatto di zuppa per farsi un selfie da pubblicare su Facebook che si risolvono i problemi». Parlano di strumentalizzazione: «La beneficenza e la carità con gli autoscatti stridono e non poco». Prima di scansare polemiche politiche, Liccati tiene a riconoscere l’impegno di chi – per lavoro o per volontariato – affianca le persone ai margini, con tutte le difficoltà, le mezze contraddizioni e i limiti imposti dalla realtà quotidiana. Il buon esempio – ribadisce Liccati – arriva «dalle associazioni cittadine che lontane dalla vetrina dei social network lavorano senza sosta, al caldo e al gelo, sotto la regia del Comune». Si tratta di gruppi di persone «competenti la cui professionalità e il cui impegno disinteressato non può essere messo in discussione da nessuno».

Certo, la civica ha poi anche richiamato polemicamente la necessità di soluzioni stabili, sulla questione-casa. «Qualcuno può spiegare a questi (noi del gruppo 9.9) “cioccolatai”, a questi neofiti, a questi che “non capiscono”, a questi cittadini insomma, quale tipo di burocrazia fa si che due esseri umani, due nostri concittadini, stasera, in queste serate di emergenza, dormano ancora al freddo in un luogo senza acqua, senza luce, senza niente? Nei giorni abbiamo chiesto di affrontare un’emergenza locale, come si sta facendo in molte città, non di risolvere la fame nel mondo. In cambio abbiamo ricevuto una lezione di pianificazione sociale».

R., per i suoi problemi di dipendenza, fatica a entrare nel percorso della Casa di Francesco – la struttura di accoglienza e re-inserimento gestito dalla Caritas Ambrosiana. «Questa persona – continua l’assessore - è stata invitata più volte a passare la notte nei locali di via Ferraris, ma si è sempre rifiutata». «Continua a rifiutare un percorso di aiuto e di recupero sociale: chi ha a che fare con lui lo sa, chi invece si accorge di lui solo adesso è normale che non lo sappia» conclude Liccati, che si dice «disgustato» dall’uso polemico della vicenda (la questione dei senzatetto ostili ai dormitori “ufficiali” si pone in molte realtà, come si pone la necessità di soluzioni intermedie).

Nel frattempo, chi è esposto al gelo e non ha una casa non può accedere al ricovero d’emergenza, come quello attivato dal 2012 in via degli Aceri? «Grazie ai volontari, che accettano di gestire con il cuore una situazione d’emergenza, abbiamo pronto lo spazio». Chi si presenta in condizioni di sobrietà, quindi, può accedere al ricovero oggi in via Ferraris? «Può presentarsi dalle 21 alle 22.30, i volontari valutano il caso. Ma dev’essere chiara una cosa: parliamo di una risposta per chi davvero è esposto all’emergenza freddo, non per cercare soluzioni abitative transitorie».

Fin qui la polemica legata a questi giorni, infiammatasi con il gelo. Poi ci sono un disagio diffuso e una domanda di aiuto più ampia, quella di cui spesso si torna a parlare solo in occasione delle emergenze e dei casi particolari: su questo lavorano i volontari in diversi contesti, dal Ristoro del Buon Samaritano (vedi qui) alle diverse Caritas cittadine, fino all’esperienza di Casa di Francesco, che nei primi mesi di funzionamento (dati al 31 ottobre) ha avuto una presenza media notturna di 12 uomini (nove italiani e tre stranieri) e di 3 donne italiane (a questo si aggiungono gli altri servizi, come le docce).

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2017
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