Lido Schiranna, Aspem reti chiederà indietro i soldi

Secondo la nuova gestione la piscina della Schiranna è costata 700.000 euro in tre anni, a fronte di un contratto di affitto di soli 30.000 all'anno

Nuova stagione alla piscina della Schiranna
Nuova stagione per il lido della schiranna

Aspem reti chiederà la restituzione di circa 70.000 euro alla Olympus di Gallarate, ovvero il gestore che nell’ultimo triennio ha lavorato dentro il Lido Schiranna. Il capitolo relativo ad alcune spese che la società comunale ha affrontato,  e che invece avrebbe dovuto sostenere il gestore, è contenuto nella relazione che Aspem reti ha inviato al sindaco Davide Galimberti, nella quale vengono evidenziate una serie di operazioni sospette, in relazione ad appalti e a costi eccessivi sostenuti dalla società di proprietà del Comune di Varese, negli anni scorsi, durante la gestione di Ciro Calemme.

Si profila dunque una richiesta danni, a fronte di spese che avrebbero dovuto essere sostenute dal gestore della piscina, e non dalla società di proprietà del Comune di Varese. Lo ha confermato l’attuale amministratore unico Alfonso Minonzio. 

L’ex amministratore unico Ciro Calemme ha già replicato sostenendo che si tratta di valutazioni sbagliate e che la sua gestione non ha mai evidenziato problematiche di questo tipo. Tuttavia Minonzio insiste ed evidenzia ad esempio le spese per il cloro della piscina -20.000 euro- che Aspem Reti non avrebbe mai dovuto sostenere. Secondo la nuova gestione, inoltre, la manutenzione della piscina della Schiranna è costata 700.000 euro in tre anni, a fronte di un contratto di affitto di soli 30.000 all’anno. La conclusione a cui è giunto Minozio è che si tratti di una voragine per il Comune di Varese, con spese, anche da un punto di vista di programmazione, eccessive e ingiustificate.

Alfonso Minonzio
via Morosini

«Con la nostra gestione -spiega Minonzio – abbiamo innanzitutto revocato il bando di copertura della piscina, perché lo abbiamo ritenuto non prioritario. Era stato programmato un concorso di idee al costo di 10.000 euro, ma a questo punto abbiamo deciso che non è un progetto per noi interessante. Invece il bando di gestione triennale di gestione della piscina é stato ritirato perché un avvocato ha fatto ricorso. Così abbiamo deciso di ripresentarlo e sarà assegnato a fine febbraio. L’Assemblea della società, dunque, sarà convocata sempre a febbraio. Bisognerà fare delle riflessioni sul futuro di quella struttura».

La relazione, inviata al sindaco e successivamente trasmessa dal primo cittadino alla corte dei conti e alla Procura della Repubblica, è divisa in sette capitoli. Com’è noto, la parte più scottante relativa agli appalti, riguarda una serie di lavori concessi, sempre alla stessa ditta, per un totale di 380.000 euro e quasi tutti sotto la soglia dei 40.000 euro;  ció ha consentito di andare ad affidamento diretto, in tante occasioni, senza bandi di gara.

Il capitolo uno della relazione tratta il frazionamento artificioso della spesa e l’individuazione di un unico operatore per i lavori principalmente riconducibili alla categoria di lavorazione edilizia. Nel secondo capitolo si parla di mancata programmazione e frazionamento della spesa, il terzo capitolo è intitolato: prima conclusione anche con riferimento a danno presunto subito dalla società aspem reti. Nel quarto capitolo si parla dell’inquadramento delle lavorazioni previste nelle tipologie del contratto di appalto per servizi di manutenzione. Il quinto capitolo tratta la mancata richiesta dell’autorizzazione del Comune di Varese. Il sesto capitolo parla dei costi di esercizio mentre nel settimo e ultimo capitolo si parla di annotazioni in materia di responsabilità dell’amministratore unico e dei sindaci e obblighi del socio pubblico di porre in essere procedimenti di vigilanza sulla società in house.

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Pubblicato il 28 gennaio 2017
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