Il post sulla neve del sindaco di Uboldo diventa famoso

E lui spiega meglio cosa voleva dire, dopo che il precedente intervento è stato rilanciato anche da Gazebo su Rai 3

Lorenzo Guzzetti sindaco Uboldo
Immagini e personaggi dal paese di Uboldo

Il post ironico e sarcastico sulla neve e sui disagi del sindaco di Uboldo, Lorenzo Guzzetti, ha fatto molto rumore nei giorni scorsi, in corrispondenza dell’allarme neve (divenuto poi, nella parte pianeggiante della pianura, un allarme ghiaccio).

Il post su Facebook di Guzzetti – che ha un largo seguito di follower, non solo suoi concittadini - ha avuto una larga diffusione (già martedì era finito oltre i confini ristretti della provincia) ed è stato rilanciato anche da colleghi amministratori pubblici, che forse in quel post hanno visto quella dose di risposte ferme che ogni tanto sarebbero necessarie, ma che vengono taciute. È stato un post anche discusso, da chi non riteneva che le parole fossero fino in fondo adatte ad un sindaco e corrette nel rapporto con i cittadini.

Il Corrieere della Sera ha ripreso la storia con un ampio articolo, sotto il titolo secco “il sindaco manda al diavolo i suoi cittadini su Facebook”; a Uboldo si sono presentate le telecamere nazional-pop di La vita in diretta. E a rilanciare ulteriormente il post ci ha pensato, venerdì sera, anche Gazebo, la trasmissione di Diego Zoro su Rai3 che si muove a partire dai social network. L’hashtag #uboldo su Twitter – che fino a poche ore prima era usato solo da Guzzetti e da pochi altri – ha avuto per alcune ore una certa notorietà, insieme a #gazebowarming:

Nella notte tra venerdì e sabato il sindaco ha rilanciato, con un post più riflessivo (come sottolineato anche dalla foto) e incentrato sul rapporto tra diritti, doveri e senso di comunità. Insomma: un post ben diverso da quello – carico di ironia e con una dose di sarcasmo – che lo ha reso famoso nei giorni passati. Lo riportiamo quasi per intero:

Mi ha fatto piacere l’amicizia e lo scambio avuto con tanti, tantissimi colleghi che hanno i miei stessi problemi e che il mio post semplicemente li ha scaricati dal dover dire le stesse cose ai loro cittadini.
Siamo così assuefatti dal politically correct che quando uno dice una cosa normale e banale, ma la dice chiara, fa notizia.

E’ sette anni che faccio il sindaco e sette anni che batto su un concetto: siamo una COMUNITA’.
Uboldo, l’Italia, siamo una COMUNITA’.
La neve è un pretesto.
Vorrei fosse un pretesto per dire che se non capiamo che siamo una COMUNITA’ ci rovineremo con le nostre mani.
Il maltempo succede.
Il sale non lo si sparge in quantità industriali perchè rovina le strade e dopo quando c’è da asfaltare i soldi che dobbiamo usare sono sempre i nostri (NOSTRI non MIEI, perchè ANCHE IO pago le TASSE).
Gli operai entrano in servizio, come tutti i lavoratori, quando è il loro momento e in situazioni estreme due operai su una superficie enorme possono fare quello che possono fare.
Ma questa cosa è uguale per le cose di tutti i giorni.
Se non butto la carta per terra, gli altri troveranno pulito.
Se il mio cane non caga sul marciapiede, gli altri non dovranno fare gli slalom sui marciapiedi.
Se invece di parcheggiare “un minuto” davanti al prestinaio li faccio sti maledetti 50 metri a piedi gli altri non intralcio la circolazione degli altri. Anche perchè poi magari vado in palestra a fare 30 minuti di tapis roulant.
Si chiama vivere insieme.
Si chiama COMUNITA’.

Nella società dei “diritti distorti” ormai queste piccole, semplici cose non le ascoltiamo più.
Tutti abbiamo diritti, ma non abbiamo doveri.
E’ il Comune che ci deve pensare.
E’ il Sindaco che non fa il suo lavoro per il quale è pagato (nel mio caso 2 euro all’anno a cittadino…un caffè, praticamente…).
E’ sempre un altro che deve fare.

Siamo una COMUNITA’.
Come ha ben scritto qualcuno oggi: quando capiremo che se c’è la neve e tutti spaliamo 1 metro, se c’è il ghiaccio e tutti buttiamo un chilo di sale, di metro in metro, di chilo in chilo, avremo strade più pulite e marciapiedi più comodi?
Pensatela sulle altre cose del vivere quotidiano.
Serve che vado al pronto soccorso (e poi mi lamento per il codice bianco o verde e le ore di attesa) per magari una cosa da niente?
Serve che per pagare meno tasse (per poi lamentarmi comunque che sono sempre troppe) faccio lavorare in nero la gente?
Serve che per avere il contributo dal Comune (per poi lamentarmi che comunque è sempre troppo basso) faccio i numeri dal commercialista per avere l’ISEE più basso possibile?
Quello che non pago io oggi, lo pagheranno altri domani.
La regola è semplice, perchè lo STATO siamo noi.
Il COMUNE sono io.
Io singolo cittadino che faccio qualcosa per cambiare nel mio piccolo le cose partendo innanzitutto da me stesso.

Siamo una COMUNITA’.
A mio modesto avviso, di chilo in chilo, di metro in metro, INSIEME, forse riusciamo a salvare non solo Uboldo e i nostri paesi dalla neve o dal gelicidio, ma anche l’Italia dal fallimento.
Un abbraccio.
Lorenzo

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 14 gennaio 2017
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da lenny54

    Quante santissime parole da questo sindaco, condivisibili al 100%! Insomma non ha guardato a compiacere gli elettori; questa e’ politica e capacita’ di governo! Spero tanto che adesso non arrivino le TV a guastarlo con le solite banali interviste. Non so a quale parte politica provenga o se sia un “civico” ma se resta cosi’ e’ di gente cosi’ che l’Italia ha bisogno.

  2. Scritto da Felice

    Mi sono spesso trovato in disaccordo con il sindaco Guzzetti soprattutto quando con il suo tono sprezzante mandava a fare in culo le persone che avevano ancora a cuore il poco verde ed i pochi boschi che circondano la cittadina di Uboldo. Lui li voleva spianare con le motoseghe. Linguaggio e idee da fuori di testa.

    Questa volta però e sempre con i toni a lui consueti incassa il mio consenso, in quanto io non giudico a priori le persone ma quello che dicono. Le persone sono MENEFREGHISTE fin nel midollo. Di facciata sono tutti sorrisi ma poi nessuno muove un dito. Se ognuno di noi spalasse in metro di neve, liberasse in marciapiedi non avremmo nessun problema ad un costo nullo per la comunità.
    Essere cittadini è anche questo, non solo rompere i coglioni mandando post con lo smartphone.