Stuprate per mesi, riconoscono l’aguzzino

Il fatto, avvenuto lo scorso settembre, ha consentito di risalire ad un traffico di migranti. La pm: «Mai visto un orrore simile»

Avarie
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I suoi connazionali l’hanno riconosciuto e accusato pubblicamente: solo l’intervento delle forze dell’ordine ha permesso di sottrarlo al linciaggio di quelle che a tutti gli effetti sono stati per mesi le sue vittime.

Da qui, dal riconoscimento avvenuto lo scorso 26 settembre a Milano e dal lavoro degli investigatori del capoluogo lombardo è nata un’inchiesta che ha consentito di scoperchiare verità terribili su di un traffico di migranti dalla Somalia all’Italia via barconi sul Mediterraneo.

Nell’attesa delle partenze stupri, torture, ricatti.

«In 40 anni di carriera non ho mai visto un orrore simile», ha detto il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini facendo riferimento ai racconti di torture e violenze di cui è accusato Osman Matammud, ritenuto il presunto aguzzino di un campo di raccolta migranti in Libia.

Un fatto avvenuto lo scorso settembre e partito da una pattuglia della polizia locale di servizio in via Sammartini a Milano, dove gli agenti a prima vista hanno a che fare con una rissa: sono ragazze e giovani che hanno appena riconosciuto il loro carceriere.

«Sono orgogliosa del lavoro svolto dall’unità Tutela Donne e Minori della Polizia locale, che ha permesso di consegnare alla giustizia una persona riconosciuta dai suoi connazionali come un sadico gestore di un campo in Libia, un assassino e uno stupratore. La sensibilità e la capacità di ascolto degli agenti intervenuti nell’immediato ha avuto un ruolo essenziale in questa indagine, consentendo alle vittime di sevizie di sentirsi al sicuro e di raccontare la loro drammatica storia. È importante che queste donne e questi uomini abbiano potuto denunciare liberamente il loro aguzzino, e lo hanno potuto fare perché siamo in un Paese che rispetta e tutela i diritti di tutti».

Con queste parole l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza ha commentato la notizia della notifica di misura di custodia cautelare in carcere per il cittadino somalo accusato di omicidio plurimo continuato e aggravato e violenza sessuale anche su minori.

«Grazie al controllo del territorio voluto dall’amministrazione Sala – aggiunge l’assessore Rozza – oggi abbiamo consegnato all’autorità giudiziaria non solo l’aguzzino di un campo lager, ma anche le informazioni che svelano le tappe e le atroci modalità messe in atto da un’organizzazione criminale per la tratta di cittadini somali. Una scoperta che spero possa diventare la base per smantellare questi campi in Libia».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2017
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