Zamberletti: “Italiani generosi, ma non abbiano fretta”

Il padre della moderna Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, spiega perché i fondi donati dagli italiani non sono ancora stati usati per aiutare le popolazioni terremotate

terremoto Norcia 30 ottobre
Le foto di Italia Mondo

Ci sono 28 milioni di euro raccolti con gli “SMS solidali” degli italiani per ricostruire il centro Italia distrutto dai terremoti. Ma sono ancora bloccati, ancora a disposizione,  mentre la gente è costretta a vivere in roulotte e camper in situazioni limite per il gelo.

Il paradosso è stato sollevato dal M5S che ha chiesto conto al Governo di quelle donazioni Le nuove scosse sismiche che hanno colpito le province a cavallo tra Lazio, Abruzzi e Umbria hanno accesso i riflettori sulla macchina degli aiuti, sollevando la polemica sulla destinazione degli aiuti donati dagli Italiani.

Una polemica a cui risponde Giuseppe Zamberletti, il padre storico della moderna Protezione civile che ancora segue con attenzione il modello di soccorso ideato da lui durante il dramma del sisma in Friuli.

zamberletti-pdr-43134.610x431« La gente vorrete vedere subito il risultato della propria generosità, avere la certezza di aver contribuito a migliorare le condizioni vita di chi ha soccorso – spiega l’ex Ministro – Ma davanti a un disastro come quello che sta avvenendo in centro Italia occorre distinguere le diverse fasi. C’è quella del soccorso, c’è quella degli aiuti provvisori e poi, alla fine, la ricostruzione. Da ieri, quelle terre sono di nuovo in emergenza e occorre intervenire con tutti i mezzi di soccorso: i fondi servono a pagare il gasolio, a sfamare quanti stanno lavorando, a ospitarli. Sono spese cospicue che si pagano con finanziamenti in dotazione alla Protezione civile. Superata l’emergenza, si penserà a ridare un tetto provvisorio agli sfollati, a riportarli nella propria terra togliendoli da alberghi e alloggi di fortuna: è la fase delle casette, dei prefabbricati. Ci vogliono all’incirca sei mesi per dare il via a questo secondo momento. Poi, quando il paese si è ripopolato, allora si progetta la ricostruzione, si tolgono le macerie, si studiano i piani di intervento. Ecco, i fondi donati dagli italiani, di solito, servono a queste opere: così sono evidenti, concrete, reali e risolvono il problema di qualità della vita di chi ha perso tutto. Si può decidere, ed è una decisione del Governo, che quei fondi vengano utilizzati per acquistare i prefabbricati: ma sono soluzioni provvisorie, non durano e non sempre si accetta di investire le donazioni in qualcosa di momentaneo. Pensare, progettare e realizzare la ricostruzione che riporti un paese alla sua normalità richiede un tempo lungo, molto lungo, almeno 10 anni.  Chi dona dovrebbe rendersi conto che la propria generosità non ha effetto immediato ma permette di restituire la normalità nel lungo periodo».

L’ex Ministro Zamberletti vede ancora con affetto il suo “meccanismo”: « Certo, negli anni si è modificato, affinato. Ma devo dire che il giudizio rimane sempre positivo, un sistema che risponde sempre al meglio. Non posso che fare i complimenti a quanti stanno lavorando per aiutare chi è in difficoltà»

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Pubblicato il 19 gennaio 2017
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