Un’auto in dono per rendere migliori gli ultimi momenti dei malati

Un’auto per aiutare l’associazione a raggiungere chi ha bisogno di cure domiciliari: è questo il regalo che la famiglia di Matteo Roma, morto a 38 anni dopo 12 anni di sofferenze, ha fatto all’associazione Sulle Ali

Un'auto oer l'associazione Ali per la vita

Un’auto per aiutare l’associazione a raggiungere chi ha bisogno di cure domiciliari: è questo il regalo che la famiglia di Matteo Roma, morto a 38 anni dopo 12 anni di sofferenze, ha fatto all’associazione Sulle Ali, organizzazione di volontariato istituita nel 2011 grazie a una alleanza tra equipe medica e familiari di malati terminali per ascoltare, aiutare, accompagnare i pazienti nei loro ultimi momenti.

La presentazione dell’auto e la sua consegna sono avvenuti davanti alla famiglia di Matteo, al presidente dell’associazione Giovanni Verga, al Dg dell’azienda ospedaliera Callisto Bravi e al sindaco di Varese Davide Galimberti.

LA LETTERA DELLA FAMIGLIA CHE MOTIVA IL DONO

Le parole della famiglia a motivazione del dono sono una vera e propria “lettera aperta” a chi ha reso più lievi i pesantissimi momenti finali della malattia: e pubblichiamo integralmente

La vita dà e talvolta toglie.
La mia famiglia ha indubbiamente subito una grande perdita, ma di contro ha avuto la fortuna di imbattersi per la prima volta, dopo una malattia lunga e dolorosa durata ben dodici anni e mezzo, in operatori sanitari non solo altamente professionali ma anche dotati di un’umanità senza eguali.
Nel nostro lungo peregrinare non abbiamo mai trovato tanto amore per chi, gravemente malato, ha spesso bisogno di conforto e comprensione … così come peraltro la sua famiglia.
L’umanità riscontrata nel personale medico ed infermieristico supportati dell’Associazione Sulle Ali ha di fatto permesso a mio fratello, ad appena 38 anni, di morire seppur consapevolmente in estrema serenità.
Questo, oggi, ad appena quattro mesi, ci è di aiuto nell’elaborazione e sopportazione del nostro immenso dolore.
Vogliamo dunque essere riconoscenti a chi è stato capace di far passare il messaggio che la morte è un evento che fa parte della vita e che, come tale, nel caso di Matteo, deve essere necessariamente accolta quale liberazione dal male della carne.
Nel dramma vissuto, siamo però depositari di un messaggio di speranza che ci sentiamo di diffondere agevolando lo svolgimento di una preziosa ”missione” (definirla servizio è sminuente) che per noi è stata comunque foriera di pace!

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2017
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