Al caffè di Piero Chiara dove sboccia l’orgoglio luinese

In città si dibatte, ma tra un aperitivo e l’altro molti avventori hanno capito che il “luogo triste” è stata una battuta infelice

Il bar preferito di Piero Chiara
Il bar preferito di Piero Chiara

«In Luino vi è qualcosa di inesprimibile e di spirituale che non può andare vestito di parole. È qualche cosa di più che la tinta locale. È quel mistero di attrazione che fa innamorare di un luogo senza che ci si possa dar ragione del motivo».

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Firmato: Piero Chiara.

Nelle baite di montagna, a proteggere gli escursionisti c’è la preghiera dell’alpino. Al caffè Clerici c’è il “Luino pensiero” di Piero Chiara, è scritto in una targa in granito che non tutti vedono perché è in alto, in uno dei lati del suo bar preferito (nella foto qui sotto).

Il bar preferito di Piero Chiara
Il bar preferito di Piero Chiara

Quindi non c’è da stupirsi se la recente polemica nata dal servizio di Repubblica sul fatto che questa sia una città triste, sia stata presa in maniera leggera da tanti lunensi che hanno sì rispolverato un bel po’ d’orgoglio, ma senza esagerare: basta leggere le parole del gran romanziere per essere immuni da dubbi.

Ci mette la mano sul fuoco Luca Alesi (foto sotto), proprietario del “bar più bello d’Italia”, dice all’ora dell’aperitivo, indaffarato dietro al bancone.

Lui ha il polso della situazione perché sta in un punto di snodo delle chiacchiere della città, che qui si fa paese: il porticciolo, il colonnato, e al di là della strada la salita in acciottolato della via Cavallotti, vero cuore di Luino.

Il bar preferito di Piero Chiara
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«Sei arrivato troppo presto, perché altrimenti avresti incontrato Francesco, e avresti potuto far quattro chiacchiere direttamente con lui», dice Luca: sono le 12.30 in una splendente giornata di metà febbraio.

Francesco è Francesco Salvi che proprio qui, in uno dei “luoghi del delitto”, non più tardi di una settimana fa ha rilasciato una delle interviste incriminate, che ha trasformato Luino da ridente località del lago Maggiore a posto triste, da cui magari andarsene non appena possibile.

Ma i clienti cosa dicono? «Mah, hanno capito che si è trattato di battute, ne più ne meno, parole dette così, con leggerezza, senza dare troppa importanza alla risposta. Sabato scorso il giornalista era qui, l’intervista sarà durata almeno mezzora: possibile che di tutto quello che Francesco gli ha detto, ha lasciato solo quelle quattro parole? Mah».

Lasciamo fare ai giornalisti il loro mestiere, che l’altro giorno è stato portato a termine laggiù, in quel tavolino d’angolo dove si mette sempre Salvi, verso l’uscita che dà sul lago.

«Sì, qualcuno se l’è presa, mi è capitato di sentire polemiche in giro, ma la realtà a mio avviso è un’altra – aggiunge Alesi – . La verità è che questi tre comici hanno fatto molto per Luino. Ne hanno parlato bene in diverse occasioni e l’hanno portata in palmo di mano. Lo stesso Francesco viene qui spessissimo, fa magari una serata con la chitarra, quattro gag, un sacco di risate. E non vuole un euro. Questo è amore per Luino, non le chiacchiere».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2017
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