Anche a Malpensa tassisti protestano contro le norme “pro Uber”

Un emendamento nel Milleproroghe modificherebbe la Legge quadro che regola le diverse funzioni dei taxi e delle auto Ncc, quelle usate anche dal servizio Uber. Lo stop tocca anche l'aeroporto

taxi

La protesta dei tassisti tocca anche Malpensa: in questi giorni i conducenti delle auto bianche sono nuovamente in stato di agitazione contro l’ipotesi di emendamento a Roma che rinvia di sei mesi un nuovo inquadramento della questione trasporti e che attraverso un emendamento elimina un vincolo per i Noleggi con Conducente. Secondo i taxisti è un intervento che cambia le regole, a favore di Uber, il servizio di mediazione digitale che gestisce il noleggio auto con conducente.

Come a Milano – dove il servizio taxi è scomparso alla Stazione Centrale – anche a Malpensa le auto bianche si sono fermate: i punti di carico al T1 e T2 sono rimasti pressochè totalmente vuoti. «Sentite le notizie di Roma i colleghi hanno deciso di riunirsi in presidio e di lasciare vuoti i punti di carico» spiega Massimo Campagnolo, del Consorzio Taxi Malpensa e di FederTaxi.

La prima commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato – in vista del passaggio in aula – un emendamento al Decreto “milleproroghe” che i tassisti considerano negativo per la categoria. L’emendamento – che come detto deve ancora passare in aula – rinvierebbe al 31 dicembre 2017 il termine per l’emanazione del decreto del ministero delle Infrastrutture e trasporti “contro le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente”, ma contemporaneamente eliminerebbe il requisito della territorialità per i Noleggio con Conducente . Le auto NCC sono quelle usate da Uber: secondo la Legge oggi in vigore gli Ncc devono partire dalla propria rimessa per ogni servizio.

«Questo emendamento va a smontare un pezzo della Legge quadro, la parte che obbliga le auto NCC a dimostrare con foglio di via la partenza dalla rimessa» spiega Campagnolo. Se cadesse l’obbligo di dimostrare la partenza dalla rimessa, gli NCC potrebbero “saltare” da un servizio all’altro, senza rientrare in rimessa, di fatto sovrapponendosi alle funzioni dei taxi (mentre la Legge inquadra due funzioni diverse e distinte).
In questo senso Campagnolo spiega che la protesta non come una mossa contro Uber ma per chiedere la conferma della legge in vigore: «Il problema non è Uber, ma la garanzia che gli NCC rispettino le norme previste dalla Legge». Va notato che già oggi, formalmente, i noleggiatori di Uber sono – ovviamente – vincolati al rispetto delle norme, che prevede appunto il rientro in rimessa: Uber fa da mediatore tra domanda e offerta, ma il quadro di riferimento è la Legge italiana.

Le proteste hanno toccato nella giornata di ieri in particolare Torino (dove la sindaca Appendino ha incontrato una delegazione di taxisti), Roma e Milano. Con – appunto – anche la propagine di Malpensa.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2017
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Felice

    Prima di prendere le difese di una fazione o dell’altra permettetemi di evidenziare alcune storture che affliggono i tassisti italiani da decenni.
    Prima di tutto per diventare tassista occorre pagare la licenza e aderire ai vari bandi indetti dai comuni. Le licenze però non costano le cifre che i tassisti sbraitano, come 170.000 € ed oltre. Le licenze sono così elevate perché i tassisti stessi, completamente al di fuori dalle leggi e dai regolamenti, hanno istituito nel tempo un mercato clandestino che ha portato il costo delle licenze a certe cifre iperboliche.

    Detto questo diventa comprensibile la protesta che in alcuni casi a Milano ha assunto connotati intimidatori stile mafioso.
    Protestano in quanto anche per loro il mercato sta cambiando e si sta uniformando al mondo reale. Un mondo dove esiste un regime di concorrenza e dove viene premiato chi fornisce un servizio migliore e più competitivo.
    E loro, i tassisti, abituati ad un regime di monopolio decennale è evidente che protestino. Loro, abituati a chiedere anche 300 € a corsa quando scarrozzavano ignari turisti da Milano a Malpensa. Loro che a seconda dove ti siedi la tariffa di partenza può oscillare dai 2,50 € agli 8 €.
    Ovviamente con l’introduzione di servizi come Uber et simila la vita anche per loro si fa difficile. Un po’ meno per il consumatore che può finalmente scegliere avendo soprattuto, ancora prima della prenotazione del veicolo, una consapevolezza di quanto andrà a spendere.
    Altro mondo rispetto a quello che ho trovato a Roma dove soggiornai 5 gg e dove usufruii di 10 corse totali sullo stesso tragitto, hotel-fornitore, fornitore-hotel.
    Non ci crederete ma su 10 corse identiche mi sono stati addebitati 10 costi diversi con oscillazioni di prezzi fino a 18 €.
    Che dire….siamo lontani anni luce dai tassisti londinesi, i quali pagano pochissimo di licenza ma dove la vera sfida provante è la capacità di superare l’esame di abilitazione. Un esame così temuto e così complesso che è stato soprannominato “The Knowledge”, “La conoscenza”.

  2. Scritto da Felice

    ops…piccolo refuso
    Le licenze però non costano le cifre che i tassisti dichiarano bensì sono molto più alte, come 170.000 € ed oltre.