Fabietto Ilacqua, un cavallo di razza

Varese che cerca di ritornare alla ribalta che compete a una città con una bella storia allora lo onori. Piccolo, ma è un cavallo di razza. Corre come il vento. Prendiamogli la scia

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Non avevo ancora l’età- si era maggiorenni ad anni 21 compiuti- quindi i permessi di libera uscita alla sera erano molto limitati, addirittura nemmeno presi in considerazione dai vari clan familiari nel tempo del festival di Sanremo. Anche per questo motivo il festival lo ebbi subito in antipatia inoltre musicalmente mi fu odioso per via della melassa trasudante dalle canzoni. Noi giovani si amava scoprire in quel tempo il jazz di New Orleans, le sfide di assi della tromba, i riti funebri delle città di colore che dall’austerità di tragiche e rimarchevoli battute all’improvviso passavano a scatenati squilli e assolo di tutta allegria.

Una versione affascinante del saluto alla morte e alla vita e soprattutto al futuro. Il tempo rese giustizia a noi giovani che si ebbe poi la possibilità di ascoltare la nostra musica in parecchi locali di Milano, guidati dal Santa Tecla, ma nei fine settimana sentire cori si ubriachi che cantavano “Vola colomba “. C’ era poi un manovale, Pellegrino, in dialetto chiamato familiarmente Pilegher, che, rincasando sempre piuttosto “allegretto andante” ci teneva a sottolineare i suoi diritti e intonava un refrain al tempo molto noto e significativo:” E questa è casa mia e qui comando io”. Dopo il suo arrivo a casa dalla strada si udivano i vigorosi colpi di scopa vibrati dalla moglie per indirizzarlo verso la  camera da letto.

Ricordo che Modugno e e Celentano attrassero l’attenzione e il consenso di noi nemici del festival, ma poi pur avendo l’età ne fummo ancora delusi.Tanto da infilare una serie di belle figure. La mia ultima nei giorni scorsi quando ho segnalato con una mail a Tommaso, boss dei cronisti di Varesenews, la necessità di dare almeno uno spazietto al festival. Oggi sono giovani ma i parenti di Tom saranno degli anziani fortunati tanta è la pazienza del giovane cronista varesino che si è limitato a ricordarmi che il Festival aveva un suo spazio, notevole, e che con migliore attenzione l’avrei raggiunto ogni giorno per documentarmi molto bene. E Tom ha pure colto l’occasione per istruirmi sul clan musicale varesino che già lo scorso anno aveva vinto tra i giovani E che quest’anno, l’ho scoperto poco fa, ha sbaragliato tutti.

Di questo clan conosco Caterina, nonna del musicsta, poeta e paroliere Fabio Ilacqua , la prozia Angela e tutto un gruppo di splendidi siciliani che dividendo il tempo tra famiglia, casa e lavoro da tanti anni sempre in silenzio, con un ammirevole culto della modestia, con l’orgoglio di essere all’altezza della situazione sempre e comunque, non si differenziano mai da noi varesini.Sono immigrati meravigliosi che continuano la serie di positive presenze nella nostra terra di cui hanno assimilato gli aspetti positivi.

Ne è passato del tempo da quando un altro siciliano, Salvatore Furia, era stato capito da non molti concittadini.Per gli altri, non pochi, era un terun che rompeva le scatole. Avesse vinto un festival già a quei tempi sarebbe stato accolto e trattato diversamente. Fabietto Ilacqua, a Casbeno dove vive e a Fogliaro dove lavora ai suoi magici testi, è già un re apprezzatissimo e silenzioso.

Varese che cerca di ritornare alla ribalta che compete a una città con una bella storia allora lo onori. Piccolo, ma è un cavallo di razza. Corre come il vento. Prendiamogli la scia.

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Pubblicato il 12 febbraio 2017
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