La “Varesebella” ha casa a Biumo da 40 anni

Ha appena compiuto 40 anni il negozio-laboratorio di Biumo, “Varesebella” che vende e incornicia quadri e altre opere: con Angelo Alberini al bancone, che non si è mai mosso dal quartiere

Varesebella

Ha appena compiuto 40 anni il negozio-laboratorio di Biumo “Varesebella” che vende e incornicia quadri e altre opere: con Angelo Alberini al bancone, pronto a consigliare quale delle sue 1800 cornici è la migliore e un entusiasmo che dopo tutto questo tempo non diminuisce. Molti varesini lo conoscono anche per la sua “galleria a cielo aperto” durante le feste di Biumo, con esposizione alla Madonnina, di fronte al negozio di Via Adamoli.

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Il negozio però è da “solo” 13 anni in quella posizione: «Prima però il negozio era di fronte» spiega Angelo. La prima sede di Varesebella, infatti, era proprio all’inizio di via Garibaldi, di fronte all’attuale liceo musicale. «Quando ho aperto però c’era il negozio di Figini, che vendeva con i cestoni all’esterno: una bella fonte di clientela anche per me, quel modo di vendere».

Antonio è innanzitutto un artigiano: «siamo anche comercianti, questo è un negozio: ma di base sono un artigiano» spiega. «Quando ho aperto il negozio, avrebbe dovuto essere una merceria, perchè proprio questo avevo rilevato: un negozio di merceria. Ma non potevo trasformarlo in un negozio di abbigliamento come pensavo, e stavo per abbandonare. Dei miei amici di Milano, però, mi hanno proposto questa attività, e io “ci ho provato”. Ci sono arrivato, quindi, fortunosamente a questo mestiere, per una pura casualità: l’incontro con gli amici nel momento giusto».

Quando è nato tutto, era il 1977: «Stavo al numero 1 di via Garibaldi: dove ora ci sono i cancelli del Liceo musicale, c’era Figini calzature, che aveva una forma di vendita aperta con i cestoni: io godevo di questo passaggio, perchè chi andava cercare in quei cestoni dava anche un’occhiata alle mie vetrine e alla mia attività. Dopo un anno e mezzo, però, Figini ha chiuso quel negozio, e io sono rimasto da solo. Il lavoro però continuava: inizialmente portavo i lavori da fare agli amici di Milano due volte a settimana. Ben presto però ho avuto bisogno di macchine per lavorare da solo, e quindi una parte del negozio che mi facesse da laboratorio o magazzino».

E anche qui si fa avanti un altro colpo di fortuna, o un segno del destino: «Avevo ormai il magazzino pieno, quando l’affittuario sopra di me scappa senza pagare l’affitto. La proprietaria, milanese, piomba in negozio esasperata dicendomi “la prego lo prenda lei: le faccio un buon prezzo”. E’ stato cosi che mi sono procurato il mio primo magazzino, senza nemmeno cercarlo».

Nel 2004 però, lo spostamento: «Hanno ristrutturato la casa dove stavo, senza prevedere la possibilità di affittare negozi, cosi non avevo altra scelta che andarmene. Un giorno parlo col ciclista vicino a me e gli dico “sono disperato, non so cosa fare, io non vorrei andare via da qui“ e lui mi risponde: “Perchè non prendi il mio negozio? io mi sto spostando” e cosi è stato. Il nuovo magazzino è arrivato in maniera simile: ho incontrato il ferramenta di Biumo mentre ero dal mio commercialista e mi ha dato il suo». Cosi a Biumo ci è rimasto, si è spostato solo di pochi metri: «Biumo ha un fascino tutto suo: chi ci ha abitato ritorna, anche se ora è molto diversa».

Nato sul lago Maggiore, sulla sponda piemontese, più precisamente a Baveno, Antonio – che ha due figli, un matrimonio alle spalle e una nuova compagna – ora abita ad Induno, dopo essere stato varesino per 30 anni: «Sono dal 1965 a Varese, insieme alla mia travolgente mamma, che è stata anche una donna molto forte e coraggiosa: è rimasta vedova molto giovane, mio papà è morto a 38 anni per leucemia».

Il suo negozio è una via di mezzo tra un laboratorio di cornici e una piccola galleria d’arte: «Ma è con la parte artigianale che si riesce a sopravvivere – ammette – Le gallerie chiudono». Anche perchè: «Fino a 10 anni fa si lavorava con la classe media: il negoziante, il bancario. Adesso la classe media sta sparendo, quel poco che resta va all’Ikea. Una cornice da 15 euro? Non saprei nemmeno da che parte cominciare: cosi chi si rivolge a me per lavori personalizzati o ha un’esigenza ben precisa o ha posizioni medio alte».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2017
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