Tre coltellate al petto, Biggiogero ha confessato

Il testimone da cui è nato il caso di Giuseppe Uva ha problemi di personalità e droga. Ha ucciso il padre Ferruccio alle 19 di mercoledì in casa

L'omicidio di via dei mille
Ferruccio Biggiogero Alberto

E’ stato interrogato fino alle 2 di notte, in questura, Alberto Biggiogero, 43 anni, l’uomo che ieri sera, alle 19, ha accoltellato il padre, Ferruccio Biggiogero, 78 anni, al culmine di un litigio nell’abitazione di famiglia nel quartiere Belfiore, in viale dei Mille.

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Secondo la squadra mobile che ha effettuato i rilievi con la polizia scientifica l’uomo è stato colpito da tre fendenti al petto, con un coltello da cucina che Alberto ha probabilmente preso durante la lite in casa. E’ stato poi lui stesso a chiamare il 112 per i soccorsi. Già agli operatori dell’ambulanza pare abbia detto di esser stato lui a colpire il padre, ma l’uomo ha confermato tutto in nottata quando la squadra mobile e il pm Flavio Ricci della procura di Varese lo hanno interrogato. Ora si trova in carcere ai Miogni.

Per Biggiogero l’accusa, formalizzata in mattinata, è di omicidio volontario. Nella mattinata di giovedì 16 febbraio ha nominato come suo legale l’avvocato Stefano Bruno, che commenta così la vicenda:

Quanto accaduto ieri non è altro che la conseguenza di un disagio acuitosi nel corso degli ultimi tempi e che fa assumere – in qualche modo –  ad Alberto Biggiogero anche la veste di ”vittima”. È indubbiamente una tragedia: ma proprio per tale ragione essa va trattata con doveroso riserbo e con la necessaria comprensione. Esprimo la mia massima fiducia negli inquirenti che hanno mostrato una sensibilità ed un rispetto che in precedenza a Biggiogero non erano stati riservati. La Difesa è certa che in tempi assai rapidi verrà fatta piena luce sulle reali condizioni in cui è maturata la vicenda.

La figura controversa di Alberto Biggiogero è oggi ancora di più sotto i riflettori. L’uomo ha problemi di personalità, alcol e droga. E’ dalla sua testimonianza rispetto a quanto accadde la notte tra il 13 giugno e il 14 giugno del 2008 che è nato il caso Uva: Biggiogero disse di aver sentito le urla dell’amico in una stanza attigua alla sua, in caserma, dopo che erano stati fermati dai carabinieri perchè compivano vandalismi. In quella occasione, il padre Ferruccio, ex consigliere comunale del Psi, lo andò a prendere in caserma e si scusò con i carabinieri. Fu a lui che consegnarono il famoso cellulare che gli avevano sequestrato dopo la sua chiamata al 112 in cui disse: “Stanno massacrando un ragazzo”.

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2017
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