Asta deserta: il futuro della Quiete sempre più incerto

Nessuna offerta di acquisto è arrivata per la storica casa di cura varesina. Settimana prossima ci sarà un nuovo accesso dell'ufficiale giudiziario. Venerdì i 60 dipendenti si riuniranno in assemblea

Protesta dei lavoratori della Quiete davanti il Tribunale

Un’altra asta deserta. Per la clinica La Quiete di Varese non è ancora tempo di buone notizie. La mancanza di acquirenti della proprietà immobiliare getta un’ulteriore preoccupante ombra per il futuro dell’attività sanitaria e dei suoi 60 lavoratori.

La sensazione è che, pur essendoci interesse ( non sono mancati sopralluoghi in questi mesi), nessuno abbia voglia di investire 8 milioni di euro in una struttura le cui licenze operative appartengono a un terzo soggetto che mostra difficoltà. I dipendenti stanno ancora attendendo il pagamento completo dello stipendio di dicembre e nessun salario è stato ritirato relativo al 2017.

L’esito dell’asta di oggi è stato accolto con disappunto dai lavoratori, in assemblea permanente ormai dal gennaio scorso. Voci e rumors riportavano qualche spiraglio nuovo, che, però, non si è verificato.

« Quello che pesa – commentano i lavoratori – è la mancanza di comunicazione da parte del datore di lavoro. Nessuna notizia diretta o indiretta. Solo silenzio».

Così i dipendenti, che stanno ancora seguendo una quindicina di pazienti ricoverati e assicurando le prestazione ambulatoriali prenotate, si ritroveranno venerdì 31 marzo alle 17.30 per fare il punto della decisione e discutere del futuro e di come procedere in attesa del nuovo accesso del curatore fallimentare previsto per la prossima settimana, lunedì o mercoledì.

L’ultima speranza dei dipendenti è che la politica mantenga le promesse di sostegno fatte fino a oggi. Dopo l’asta andata deserta il consigliere della Lega Emanuele Monti ha ribadito il suo interessamento: « Bisogna salvare questo patrimonio, umano e di competenze, perché è proprio grazie alla riforma della Sanità voluta della Lega Nord e dal Governatore Maroni che strutture come La Quiete possono assumere un ruolo ancora più importante, certamente orientato verso le mutate esigenze della società, in particolare grazie ad una possibile presa in carico dei pazienti post-acuti, provenienti dagli ospedali della zona. Personalmente credo che La Quiete abbia tutte le caratteristiche per assumere, nel corso del tempo, questa funzione. Non posso infine non ringraziare ancora una volta i lavoratori della casa di cura per gli sforzi fatti fino ad oggi, promettendo loro che le istituzioni, Regione Lombardia in primis, continueranno a impegnarsi – conclude Emanuele Monti – per giungere ad una risoluzione favorevole dei problemi».

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Pubblicato il 29 marzo 2017
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