C’era una volta la collezione del conte Panza

Con Chiara Cunati apriamo un racconto destinato a valorizzare le ricerche dei laureati del territorio. Iniziamo con la tesi dedicata al Conte e alla sua dimora trasformata in museo

Tesori nascosti

Varesenews vuole incontrare giovani neolaureati che abbiano voglia di condividere le proprie tesi di laurea. Un interesse ad ampio raggio aperto a ogni tipo di approfondimento, anche quelli apparentemente più lontani dalla quotidianità. Il fine è di permettere a tutti di condividere opere di ingegno.

A inaugurare la nuova sezione è Chiara Cunati, neolaureata in  Scienze del turismo e delle comunità locali all’Università degli Studi di Milano Bicocca


 

Un vero gioiello, parzialmente impoverito, ma dal fascino inestimabile.

La storia di Villa Litta Menafoglio Panza a Biumo superiore é stata raccontata da Chiara Cunati, neolaureata in Scienze del turismo e comunità locale all‘Università degli Studi Milano-Bicocca.

Chiara Cunati

Chiara Cunati

I fasti di un passato artistico inimmaginabile sono racchiusi nelle 37 pagine di tesi che Chiara ha intitolato : “Villa Menafoglio Litta Panza un percorso storico artistico”. Il racconto di una dimora ottocentesca dove antichità e contemporaneità si mescolano in un connubio di contrasti inediti e affascinanti: «Non avevo mai visto la villa – racconta Chiara – e la prima volta è stata una rivelazione. Un perfetto equilibrio di stili che riescono a valorizzarsi a vicenda. Dal parco fino al minimo dettaglio, tutto riesce a stimolare emozioni davvero uniche».

Quell’incontro lascia un segno profondo in Chiara che, al momento della scelta della testi, non ha dubbi: « Ho voluto ripercorrere la vita della villa durante la permanenza del conte Panza, indagando la sua ricerca di artisti stranieri poco conosciuti, le trasformazioni architettoniche per ospitare opere “site specific”, il clima di grande fervore culturale che si era creato in quegli spazi».

Attraverso interviste e scritti personali del Conte, Chiara ha poi ricostruito le fasi dell’impoverimento della collezione: « Il conte Panza era alla ricerca di qualcuno a cui vendere la propria collezione ma in Italia la sua proposta non riscosse interesse. Provò all’estero e sembrava che il museo di Düsseldorf fosse interessato. Ma anche quel contatto finì in nulla. Poi arrivò il Guggenheim: per un po’ circolo anche la voce che lo stesso museo fosse intenzionato ad acquistare l’intera proprietà e portare il suo nome in cima al colle di Biumo».

«Invece, quell’accordo permise al Guggenheim di prendere la maggior parte delle opere presenti. Oggi, infatti, a Biumo restano circa 100 lavori dei 2500 effettivamente posseduti dal Panza. Il resto è ospitato a New York o al Moca di Los Angeles. Qui sono rimaste le tele monocromatiche e le sculture minimaliste. Oltre alle opere realizzate direttamente nella villa come il Ganzfeld la “stanza senza angoli”».

Chiara, un diploma di laurea in scienze del turismo, vorrebbe lavorare nel campo dell’organizzazione di eventi culturali, magari in un museo, o far la guida: « Io sono appassionata di arte contemporanea che sa emozionare e coinvolgere. Mi piace anche l’archeologia: se non avessi fatto la tesi su Villa panza avrei approfondito i lavori in corso nella chiesa di San Vittore a Oggiona dove sono stati scoperti affreschi di età romanica».

Storie importanti e a volte inedite di un Varesotto ricco di cultura e di bellezza.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 13 marzo 2017
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