Frontalieri: attese infinite per ottenere gli assegni famigliari

Il problema riguarda quei lavoratori il cui coniuge ha un contratto di lavoro dipendente in Italia. Secondo il sindacato Inps e casse svizzere non hanno mai trovato un accordo per gestire la procedura

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Centinaia di lavoratori frontalieri si sono rivolti agli sportelli del Sindacato cristiano sociale lamentando gravi difficoltà nell’ottenere gli assegni familiari in Svizzera. La ragione, secondo il sindacato, è dovuta a una sostanziale mancanza di comunicazione tra le casse svizzere che gestiscono gli assegni familiari e l’Inps italiano.

Il problema riguarda quei lavoratori frontalieri il cui coniuge (o altro genitore) ha un contratto di lavoro da dipendente in Italia. Questi soggetti sono infatti tenuti a seguire una procedura stabilita dal regolamento europeo in materia di libera circolazione delle persone. In particolare il genitore che lavora in Italia deve obbligatoriamente richiedere presso l’Inps l’assegno per il nucleo familiare. Una volta che questo ha ricevuto in busta paga il primo importo, il frontaliere potrà poi fare richiesta in Canton Ticino per l’assegno familiare. La Svizzera dal canto suo erogherà al frontaliere la differenza tra l’assegno intero (200/250 CHF) e quanto già versato dall’Inps in Italia.

Per conoscere l’entità dell’importo erogato in Italia, la cassa svizzera deve contattare l’Inps per via telematica e farsi inviare il cosiddetto modulo E-411, cioè un documento elettronico dove viene riportato questo valore. Ricordiamo che dal 2015 è vietato ai lavoratori di recarsi personalmente all’Inps (il modulo E-411 non può più essere rilasciato ai cittadini ma deve essere gestito direttamente dalle Istituzioni). All’apparenza sembrerebbe un sistema molto semplice da attuare e senza grosse criticità.

Il problema è che l‘Inps e le casse svizzere non hanno mai trovato un accordo per come gestire la procedura. Per una volta le responsabilità sono da ripartire su entrambi gli stati. L’ente previdenziale italiano infatti vorrebbe a buon diritto che lo scambio dei moduli avvenisse tramite un sistema di posta elettronica certificata (PEC o simili) e verrebbe da dire che la cosa è ovvia. Al contrario le casse svizzere non dispongono di un sistema simile ed inviano le richieste all’INPS o tramite l’indirizzo e-mail pubblico (sul quale giungono ogni giorno le più disparate richieste dei cittadini privati) o ancora peggio tramite posta cartacea. Ne consegue che molte richieste cadono nel vuoto e non giungono mai nelle mani di coloro che dovrebbero gestirle.

Dal canto suo l’Inps ha tempi di attesa biblici per le risposte, in alcuni casi passano persino sei mesi. Le cose peggiorano man mano che ci si allontana dalla frontiera; le sedi Inps non abituate ai frontalieri hanno una percentuale di risposta davvero bassa. A complicare le cose vi è il fatto che in Svizzera non esiste un’unica cassa per gli assegni familiari, ma ve ne sono diverse decine e ognuna segue una procedura tutta sua. Si pensi che alcune di esse contattano i lavoratori suggerendo loro di andare fisicamente agli sportelli dell’Inps, quando come detto questa possibilità non è più valida da anni.

I sindacati stanno ora provando a mediare un incontro tra i vertici regionali dell’Inps di Lombardia e Piemonte (dove risiedono il 98% dei frontalieri attivi in Ticino) e la Cassa cantonale (che a sua volta gestisce la mole maggiore di assegni). Del resto basterebbe davvero poco per risolvere il problema, come ha già dimostrato l’esperienza del Canton Grigioni dove la cassa di Coira e l’Inps provinciale di Sondrio hanno già da tempo trovato un accordo. La speranza è che le Istituzioni raccolgano questa richiesta ascoltando i bisogni legittimi dei lavoratori frontalieri e tutelando un loro diritto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 marzo 2017
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