Gualazzi in concerto a Varese, “Ci sarà da divertirsi”

Il cantautore sarà in scena giovedì 9 marzo per una data del "Love, Life, Peace tour". Ecco come si racconta

Musica Generica

Riparte dal teatro Apollonio, il 9 marzo, il tour di Raphael Gualazzi. «E’ la prima volta che vengo a Varese, spero di riuscire a fare un giro in città». Nato a Urbino trentacinque anni fa, mentre racconta di questa tournèe ha la voce tranquilla e l’accento marchigiano non lascia dubbi sulle sue origini, «si sta bene qui».

L’appuntamento varesino è parte del tour “Love, Life, Peace” che ha visto sold out in tutta Italia e dove Gualazzi è accompagnato da sei musicisti polistrumentisti, con una sezione fiati composta da tromba, sax e trombone ed una sezione ritmica con chitarra, contrabbasso (o basso elettrico), batteria. Uno spettacolo studiato per lasciar parlare la musica, più di ogni altra cosa.

La parola “magica” di questo tour è divertissement, cosa ci dobbiamo aspettare?
«Sarà una selezione di brani appartenenti a tutti i miei lavori discografici. Lascerò molto spazio ai brani dell’ultimo disco ma andrò a ripescare anche vecchi successi. Ci sarà spazio per la rivisitazione di brani in chiave soul, blues e new soul, mi sono sempre ispirato alla cultura afro-americana in generale e non ho mai lasciato questo amore. Mi piace creare sul palcoscenico un’atmosfera piena di generi musicali per non annoiarsi mai, per chi suona e per chi ascolta. E’ bello tenere il ritmo, credo che la musica sia un linguaggio bellissimo che può raccontare tante cose ma anche per creare momenti di spensieratezza».

Ascoltando le tue canzoni si sente una commistione di stili, di influenze. Sembra che per te la musica sia continua ricerca, è così?
«Si, è così, ho sempre affrontato la musica con approccio eclettico. I primi album sono più acustici come sonorità mentre nell’ultimo album, anche grazie alla produzione di Matteo Buzzanca, il suono è “rinforzato” e c’è questo approccio multiplo con tanti generi musicali. Quest’ultimo album mi ha permesso di collaborare con tanti artisti, come Pacifico o Malika Ayane e credo che le collaborazioni in musica siano sempre un grande arricchimento. Quanto torno sui tuoi passi lo fai arricchito di esperienze e questo fortifica la tua cifra stilistica»

Quanti sacrifici richiede la musica?
«Ho la bella fortuna di fare questo mestiere, è veramente bello. Il sacrificio non è una cosa che ho percepito. Per molti può essere difficile essere sempre in giro ma per me è una cosa stupenda. Credo che una persona debba fare quello che ama davvero nella vita, solo così può donare agli altri qualcosa di se».

“Love, Live, Peace”, perchè questo titolo? 
«Stavamo lavorando all’album ed è successa la tragedia del Bataclan, così ho deciso di mettere in risalto queste tre parole. Possono sembrare scontate ma credo non bastino mai. Volevo accendere i riflettori su queste tre parole, semplici ma importanti»

A proposito di commistioni, come nasce il brano Mondello Beach? E’ cantata in inglese e dialetto ragusano…
«C’è una ragione storica. Il primo disco jazz della storia è stato registrato da Nick La Rocca e questo brano celebra la “sicilianità”,  intesa come italianità all’ennesima potenza. Racconta l’immaginario che si ha di noi all’estero, dove l’italiano viene recepito con tutta la sua splendida cultura mediterranea. E’ un inno ad apprezzare la nostra cultura, le nostre radici e le nostre tradizioni».

Qual è l’ultimo concerto a cui sei andato?
«Quello di Charles Aznavour all’Arena di Verona. E’ stato molto bello, lui uno straordinario esempio di arte e professionalità. Vedere la forza di un uomo di quell’età sul palcoscenico e la sua eleganza è stato un esempio. Mi ritengo molto fortunato ad averlo potuto apprezzare».

Quale tra i nuovi cantautori o band in circolazione consiglieresti di ascoltare ad un tuo amico?
«C’è una cantante che è appena uscita, si chiama Roberta Giallo e credo faccia cose interessanti, ha grandi capacità vocali»

Cosa non può mancare nella tua valigia per affrontare questo tour?
«Sicuramente della musica, album da ascoltare durante in viaggi e poi qualche libro da leggere. Porterò le scarpe da ginnastica, se c’è tempo mi piacerebbe poter andare a correre»

Nel tuo video musicale “L’estate di John Wayne” recitano tre bambini, uno di questi è Filippo Cerra di Germignaga…
«Li ricordo bene, sono stati davvero molto bravi e fondamentali per il video musicale. Sono splendidi e credo che nessuno, meglio dei bambini, possa esprimere la spontaneità nel fare quello che fanno».

Leggi anche: Filippo e l’estate di John Wayne: “Sogno il circo e il cinema”

RAPHAEL GUALAZZI 
9 marzo 2017, ore 21, al Teatro di Varese
Biglietti su Ticketone

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 marzo 2017
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