Il gioco acquatico: riflessioni su una pedagogia dell’acqua

I bambini lo sanno meglio di noi: arriviamo dall'acqua!

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L’ambiente acquatico stimola nel bambino una sensazione di benessere e rassicurazione: si sente sostenuto, avvolto, protetto: torna piacevolmente a galleggiare in un grande ventre materno che gli sussurra: “va tutto bene!”.
L’acqua stimola un profondo senso di contenimento che aiuta il bambino a rallentare i ritmi e a percepirsi in maniera più unitaria o, al contrario, a perdere forma e a sciogliersi piacevolmente.
Il bambino ha bisogno e ricerca, fin dai primissimi mesi di vita, un equilibrio fra un contenimento che rassicura e un’esplorazione dello spazio che affermi la sua individualità. L’acqua permette un naturale alternarsi di questi momenti.
L’esperienza mi insegna che, quando un bambino sta bene, gioca e il gioco porta con sé un’apertura verso il mondo e la possibilità di crescere e maturare.
Se abbiamo la pazienza e l’umiltà di osservare il bambino che gioca, egli ci svelerà importanti nuclei della sua personalità (paure, abilità, bisogni…). Il gioco è una cosa seria!

Dunque: l’acqua stimola un vissuto di benessere nel bambino e questo lo porta a giocare. Ma a cosa gioca?

Ci sono tre tipologie di gioco che i bambini mettono in scena:

Il gioco sensomotorio

E’ caratterizzato da un forte bisogno di sperimentazione corporea che si attua con movimenti di vario tipo e che è connotato da una grande carica emozionale e, solitamente, da un evidente piacere.
Il bambino salta, striscia, corre, si arrampica, rotola, dondola, si lascia cadere e, in acqua, si tuffa, si immerge, muove braccia e gambe, gira su sé stesso, riempie, svuota, travasa, schizza… Il gioco sensomotorio è esperienza imprescindibile perché il bambino sperimenti il piacere di muoversi e il proprio corpo come primo veicolo di apprendimento.
E l’acqua? L’acqua stimola fortemente questo tipo di gioco e permetta di farne esperienza in un contesto sicuro. L’acqua non si può rompere e accompagna con delicatezza il movimento del bambino. Le emozioni positive suscitate dal movimento in acqua servono al bambino (ma anche all’adulto!) come rinforzo alla propria autostima, facendolo sentire capace e competente.

Il gioco simbolico

Il gioco simbolico richiede una capacità che noi diamo per scontata: quella di creare e maneggiare i simboli. Ecco perché questa modalità di gioco appartiene ad una tappa successiva dell’evoluzione del bambino (2-3 anni) rispetto all’attività sensomotoria che invece appare molto prima.
Grazie alla produzione simbolica il cerchio non è più cerchio ma cappello, il tubo di gommapiuma una spada, la pallina una bomba! Il simbolo trasforma anche il bambino stesso che diventa supereroe, principessa, mostro, cucciolo da accudire o leone da temere…

In acqua il gioco simbolico prende le direzioni più varie: si avvistano squali, navi pirata, tempeste ma anche isole sicure, aeroplani, balene e delfini. Il gioco simbolico permette al bambino di rassicurarsi usando le sue capacità immaginative per vivere e rivivere esperienze per lui significative.

Il gioco di socializzazione

Gli umani sono esseri sociali fin da bambini! Il gioco di socializzazione è un’ampia categoria nella quale rientrano tutti quegli atteggiamenti che il bambino mette in atto per cercare un contatto e una relazione coi suoi pari. L’avvicinamento può avvenire grazie all’utilizzo di un oggetto, all’uso del corpo, della voce e può portare a relazioni a due a tre, a grandi gruppi che spesso strutturano attività di notevole complessità. Le relazioni possono essere brevi e sfuggenti o addirittura durare al di fuori della piscina!
Il gruppo di bambini che pian piano viene definendosi durante un percorso di acquaticità è infatti una risorsa da non sottovalutare per l’evoluzione e il benessere dei piccoli: occasione imperdibile di potenziare le proprie capacità di stare con gli altri e di giocarsi nella propria autenticità.

E l’adulto?
L’adulto in acqua coi bambini ha un ruolo molto delicato:
Deve innanzitutto garantire la sicurezza e l’incolumità di tutti facendosi portavoce delle regole, deve rispettare le individualità dei singoli, contenere, mettere parola su quello che succede in acqua, mediare eventuali conflitti, stimolare concretamente nei bambini l’idea che il proprio corpo sia da vivere come una risorsa e non un limite, aiutare a superare piccole difficoltà di ordine emotivo e relazione, in modo tale da rendere l’ora passata assieme un momento piacevole e strutturante.
Se quindi l’acqua aiuta a giocare e il giocare bene è una tappa fondamentale dell’evoluzione del bambino, non posso che consigliare a tutti un percorso di acquaticità: per divertirsi, per imparare, per crescere!
Vi aspettiamo!

 

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 marzo 2017
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