“Il renzismo è solo l’ultimo capitolo di un’identità perduta”

Intervista a Peppe De Cristofaro, senatore di Sinistra italiana. Questa sera alle ore 20 e 45 sarà al Circolo di Belforte

Sinistra Varese

«Il renzismo è solo l’ultimo capitolo di un’identità perduta». Peppe De Cristofaro, senatore di Sinistra italiana, che questa sera sarà ospite al Circolo di Belforte di Varese, ha le idee molto chiare su quello che sta succedendo all’interno della sinistra e sulla crisi di una classe dirigente che ha rinunciato al suo ruolo riformista.

Senatore, quando è cominciato questo smarrimento dell’identità da parte della sinistra?
«Non inizia con Renzi, ma molto prima. Inizia quando non si è messo più al centro del pensiero il punto di vista del lavoratore ma quello dell’impresa, che di per sé non è sbagliato. Se non fosse che in Italia è coinciso con la messa in discussione dei diritti fondamentali dei lavoratori. È stato un percorso lungo, iniziato con la legge Treu e culminato con il Jobs Act, e gli effetti li abbiamo sotto gli occhi. La deregolamentazione selvaggia, la flessibilità applicata in ogni ambito, non solo non hanno impedito il declino industriale del Paese, ma hanno generato un esodo di giovani, di forze fresche, di intelligenze che hanno preferito altri paesi».

In che modo allora bisognava mettere al centro le imprese?
«Basta guardare quello che hanno fatto altri Paesi, per esempio: sviluppare la green economy, favorire l’economia sostenibile, ridurre l’orario di lavoro a parità di salario, promuovere un nuovo piano di sviluppo per il Mezzogiorno».

Cosa pensa di tutta la polemica sui voucher? Tra l’accettazione del lavoro nero e l’utilizzo indiscriminato dei buoni  lavoro, c’era una terza via?
«Il voucher nasceva per combattere il lavoro sommerso, ma come al solito in Italia è stato piegato ad altre esigenze. Un conto è immaginare particolarissime situazioni limitate e ultraregolamentate per poterlo utilizzare, altra cosa è farlo diventare la cifra di una generazione, approfittando di un’esigenza vera. L’uso che ne è stato fatto è inaccettabile, e appellarsi all’esigenza del mercato del lavoro di oggi è una scusa. Il Governo è corso ai ripari ma non perché ritiene che il voucher così come era stato modificato fosse un danno per i lavoratori, ma per evitare tonfi alle prossime elezioni».

Su queste politiche quanto ha influito l’Europa?
«L’europa ha inciso negativamente con alcune scelte. Per esempio, la tanto sbandierata austerità ha prodotto risultati molto negativi e chi l’ha teorizzata ha grandi responsabilità. Bisogna però evitare di scaricare tutto sull’Europa che non può essere un alibi, perché è evidente che c’è stato l’appiattimento delle grandi famiglie politiche europee senza distinzioni. Dai socialisti fino ai conservatori erano tutti d’accordo su queste politiche devastanti. Un pensiero unico che ha prodotto crisi radicali in quegli stessi modelli politici. Il risultato è stata la nascita di spinte antisistemiche di diversa matrice, ma con un elemento comune generalizzato: il rifiuto di questa Europa. Non è un caso che queste nuove forze politiche prendono moltissimi voti, mentre le vecchie classi dirigenti vengono bocciate. Chi ha pagato di più è stata la sinistra politica che dovrebbe avere una carica radicale e dovrebbe essere profondamente riformista».

Come e da dove riparte la sinistra italiana?
«Fino ad oggi la sinistra è stata più realista del re, ha creduto al liberismo temperato più degli stessi liberisti. In realtà non sempre è stato così perché nel nostro Paese cerano stati movimenti di massa, come quello di Genova 2001, che avevano anticipato l’idea che il governo del mondo, nel modo in cui poi è avvenuto, avrebbe portato con sé problemi molto gravi».

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Pubblicato il 24 marzo 2017
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