Le pmi sono un antidoto alla guerra

Le piccole imprese fanno aumentare creatività e Pil. La guerra rende insicuri e ignoranti. L'economista Raul Caruso, autore del libro “Economia della pace” interverrà venerdì 10 marzo a Versione Beta nella giornata dell'economia dedicata a Marino Bergamaschi

marino bergamaschi associazione artigiani

La corsa agli armamenti fa pensare e spaventa. Ci sono Donald Trump, la Cina, la Corea del Nord: il mondo crea insicurezza e si scatena. Economicamente, noi ci guadagniamo o ci perdiamo? Quale è il ruolo delle piccole e medie imprese? E poi, quali le cause di un’immigrazione crescente? Il mondo, a partire dall’Unione Europea, si trova di fronte a scelte difficili, soprattutto perché non esiste una politica di sicurezza comune. Tutto questo amplifica il contagio della violenza anche attraverso il commercio delle armi leggere. Il loro contrabbando di Paese in Paese travasa un’ansietà continua: le armi utilizzate per l’attentato a Bruxelles del 22 marzo 2016 erano state acquistate in Slovacchia (solo un esempio).

Insomma i conflitti rendono insicuri ma anche ignoranti. La provocazione, contenuta nel libro “Economia della pace” di Raul Caruso (professore di Politica Economica ed Economia Internazionale all’Università Cattolica di Milano), è sostenuta da tesi importanti. Il concetto è questo: «Esiste una relazione negativa tra spese militari e crescita del capitale umano. Carriera militare e percorsi di studi universitari o di scuola secondaria superiore, sono spesso considerati come scelte alternative di giovani e famiglie. In parole più semplici, i giovani si arruolano nell’esercito rinunciando agli studi o quantomeno li ritardano».

A BUSTO ARSIZIO VENERDÌ 10 MARZO
E proprio il libro del professore sarà al centro del dibattito di venerdì 10 marzo, alle 20.45, a Versione Beta (la scuola di formazione di Confartigianato Imprese Varese) in via F. Baracca 5 a Busto Arsizio, in occasione della “Giornata dell’Economia Marino Bergamaschi” (foto sopra), direttore dell’Associazione varesina scomparso nel 2010. Iscrizioni su www.asarva.org. A moderare l’incontro ci sarà Gianfranco Fabi, editorialista del Sole 24 Ore. Interverranno: Davide Galli (presidente di Confartigianato Imprese Varese), Giorgio Merletti e Cesare Fumagalli, rispettivamente presidente e segretario generale di Confartigianato Imprese.

LE PMI LEVE DELLA PRODUTTIVITÁ E DELLA PACE
Il punto è questo: se vogliamo crescere, aumentare la produttività e mantenere la pace insistiamo sullo sviluppo delle piccole e medie imprese del manifatturiero. Il rapporto tra locale e globale (così forte nelle Pmi), il loro ruolo nel mantenere l’occupazione, la coesione sociale che realizzano e difendono ogni giorno, il coinvolgimento dei giovani sono perni fondamentali di un’economia florida. Ci vuole tutto il dinamismo di questo modello imprenditoriale, la sua curiosità verso le nuove tecnologie e l’innovazione e l’attenzione verso la formazione dei giovani per evitare un’economia di guerra. Se a tutto questo aggiungiamo un miglioramento nell’accesso al credito e un rapporto più stretto tra imprese, scuole, amministrazioni pubbliche e mercato del lavoro la pace è assicurata. Se non si fa la guerra, insomma, si può lavorare e rilanciare l’economia perché la forza lavoro qualificata, quella che si trova proprio nelle piccole imprese manifatturiere, «fa andare alle stelle i tassi crescita della produttività».

COME COMBATTERE L’INSICUREZZA
Venerdì 10 marzo, a Busto Arsizio, le domande saranno tante: educazione, istruzione e produttività quale rapporto hanno con un’economia di guerra? Quanto i conflitti possono distorcere l’economia di un Paese? E quanto sono importanti, invece, le imprese del manifatturiero per mantenere la pace e costruire un’economia florida basata su una creatività produttiva? Raul Caruso sostiene che «la mancanza di capitale umano nell’economia civile, le imprese che non investono più per paura (complici i focolai di guerra in Paesi come la Turchia, l’Egitto e la Siria dove prima si esportava) il dirottamento del credito verso la produzione militare (e sempre meno verso le piccole imprese) e la corruzione e la criminalità organizzata (che portano insicurezza nei Paesi) portano al crollo, perché le risorse che un tempo servivano per far prosperare la società ora sono drenate per la guerra». Perché l’economia sia fiorente e la pace duratura, Caruso scommette «sui settori innovativi che non sono di interesse per le forze militari. La vera crescita si fa con la manifattura, con la sua creatività e con le attività di trasformazione».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 marzo 2017
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