Incendio al bar di Wei Wei, nessun colpevole

Nel 2011 il locale fu dato alle fiamme. L'accusa aveva ipotizzato un complotto di vicinato, ma non ci sono prove

angolo di cielo

Tutti assolti, con la formula della vecchia insufficienza di prova, i tre imputati accusati di aver tramato per cacciare il cinese Wei Wei dal suo bar di via Sacco, quando si chiamava Angolo di Cielo ed era diventato il ritrovo dei ragazzini della città (anche turbolenti).

Il tribunale di Varese non ha ritenuto sufficientemente solida l’accusa portata dalla procura a processo: l’ipotesi era che Wei Wei fosse stato preso di mira da un tabaccaio della zona e da un barista di via Robbioni. Un terzo soggetto che aveva rapporti di amicizia col barista, coinvolto anch’egli, avrebbe quindi riferito di una conversazione in cui l’amico si diceva sicuro che grazie all’incendio di quel bar sarebbe subentrato nella gestione, con l’approvazione di tutto il vicinato.

Una sorta di complotto anti-cinese, che però non ha trovato riscontri tali per cui sono stati tutti assolti e le indagini su quanto avvenuto il 20 maggio del 2011 ripartono da zero. Secondo Paolo Bossi l’avvocato del ragazzo cinese, che oggi vive in Veneto, all’epoca i commercianti non furono molto solidali con lui, ma comunque la parte civile sottolinea che non era intenzione quella di trovare per forza un colpevole, bensì di avere comunque giustizia per quanto accaduto.

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di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 07 marzo 2017
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