La crisi idrica continua: “Bisogna alzare il livello del Lago Maggiore”

Il Parco del Ticino ha scritto nuovamente al Ministero dell'Ambiente per chiedere un intervento nella regolazione del lago: "Una situazione grave, le scorte d'acqua sono ai minimi"

laveno

La pioggia delle ultime ore non deve ingannare: la siccità c’è, rimane grave e mette una seria ipoteca sulla prossima stagione calda. Lo certificano gli ultimi dati di Arpa riguardanti le scorte idriche e proprio per questo motivo il Parco del Ticino ha inviato una nuova lettera al Ministero dell’Ambiente per chiedere che nel Lago Maggiore vengano incamerate più scorte d’acqua.

«Il ripristino a 1.50 metri non è più procrastinabile -si legge nella missiva a firma del presidente GianPietro Beltrami, del vicepresidente Luigi Duse e del direttore Claudio Peja- ed è condivisa da anni da tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti. Inoltre è stato ampiamente dimostrato tecnicamente che il mantenimento  all’1,50 m non aumenta il rischio di allagamenti spondali». Proprio per questo «il non assumere questa decisione potrebbe causare lo spreco di risorsa idrica sia dello scioglimento della poca neve presente che di eventuali fenomeni piovosi, come è successo a giugno e novembre 2016».

Il Parco fa riferimento alla sperimentazione avviata negli scorsi anni che confermava anche per l’estate il livello di regolazione invernale, quello cioè di 1 metro e mezzo sopra lo zero idrometrico anziché di un solo metro. Un provvedimento che permette di incamerare più acqua ma che nel 2014 è stato sospeso dal Ministero dell’Ambiente. L’anno scorso si è arrivati ad una mediazione, fissando il livello ad un metro e 25 centimetri, ma questo potrebbe non bastare (e in effetti l’anno scorso non è bastato, con il Ticino ridotto ad un rigagnolo attraversabile a piedi). Una questione di centimetri che, però, equivalgono a miliardi di litri: in ogni centimetro del Lago Maggiore, infatti, sono contenuti 2 miliardi di litri d’acqua.

«Ulteriori ritardi potrebbero determinare nel corso di questa primavera o estate un ulteriore aggravamento della situazione che si presenta già molto critica con gravi danni a tutto l’ecosistema lacuale e fluviale ed alle attività produttive connesse, agricole, energetiche, turistiche e della pesca» spiegano dal Parco. Una questione che preoccupa anche gli agricoltori. Coldiretti ha già espresso molti timori per i rischi di una scarsità idrica nella fase della semina primaverile e anche per questo il Parco del Ticino mette in guardia: «la responsabilità di chi non ha adottato i provvedimenti necessari, nonostante la presenza di elementi che e già dall’autunno scorso prefiguravano una situazione di criticità, sarebbero evidenti»

di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 22 marzo 2017
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