La primavera e la “chicca” liberty della pensilina

L'immobile venne inaugurato a fine '800 al bivio della strada per Velate, a pochi metri dal doppio binario che permetteva l'incrocio tra la vettura che saliva e quella che scendeva

Avarie

Finalmente arrivano le belle giornate. Sboccia la primavera al Sacro Monte e tra un raggio di sole e qualche nuvola passeggera, le strade del borgo cominciano a riempirsi di famiglie, sportivi e amanti delle camminate all’aria aperta.

La primavera quest’anno porta una nuova chicca: la pensilina liberty del vecchio tram che raggiungeva la prima Cappella del Sacro Monte e che dopo decenni d’incuria, ricettacolo di rifiuti dopo la chiusura del 1953, torna a splendere.

Restituita alla comunità a novembre grazie al FAI e al Centro Culturale di Velate, si affaccia per la prima volta alla bella stagione a testimonianza di un periodo di sviluppo economico e di passione civile del nostro territorio a cavallo tra Ottocento e Novecento. Alle pendici del Sacro Monte arrivava non solo la borghesia milanese. Citata nelle guide turistiche del tempo come “una delle più belle località delle zone prealpine”, a Varese sbarcavano anche turisti inglesi, tedeschi e americani.

La pensilina viene inaugurata nel 1895, al bivio della strada per Velate, a pochi metri dal doppio binario che permetteva l’incrocio tra la vettura che saliva e quella che scendeva. Arrivato all’altezza di via Adige il tram si fermava, segnalava con il clacson la sua presenza, aspettava i passeggeri che stavano al riparo sotto la pensilina, e ripartiva.

In questi anni l’Art Nouveau, che in Italia diventa “Liberty”, è la corrente artistica del momento e l’architetto Giuseppe Sommaruga progetta il Grand hotel Palace e l’albergo Campo dei Fiori. Le influenze liberty sono evidenti nella pensilina di Velate sia nella lavorazione tipica del ferro battuto che nelle decorazioni murali.

Un gioiellino di architettura legato ad un utilizzo funzionale all’intera comunità. Anche i graffiti che appartengono ai primi anni del Novecento sono rimasti a testimonianza di quel pezzo di vita vissuta che questo manufatto porta con sé. Tutto è tornato esattamente com’era in origine con il restauro tranne un particolare: al posto della panchina centrale in legno di castagno è stata messa una fontanella, utile per chi vuole rinfrescarsi durante la passeggiata.

Sopra la pietra troviamo i versi di Ovidio tratti dalla preghiera a Pale (dea dei pastori), il cui significato rimanda alla natura circostante: “tu dea, placa per noi le fonti e gli dei della fonti e i numi che sono sparsi per tutte le foreste“.

 

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Pubblicato il 31 marzo 2017
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