La truffa delle supercar: 24 indagati

Un grande giro di auto e moto immatricolate in maniera fasulla con la connivenza di alcuni funzionari infedeli della motorizzazione di Bergamo

Il sogno di avere in garage un’auto di altri tempi, una moto da sballo o vere e proprie “supercar” da sfoggiare con amici e in autostrada: peccato che il risveglio sia stato brusco per molti acquirenti truffati e per le tante persone, 24, indagate a vario titolo per aver messo in piedi un giro di veicoli patacca, targhe finte, libretti di circolazione impossibili.

La procura della repubblica di Bergamo ipotizza per loro i reati di falsità ideologica in atto pubblico, corruzione, abuso d’ufficio, truffa; 8 sono stati sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di firma.
In questura l’hanno chiamata non a caso operazione “golden motors” e tutto parte da una denuncia presentata alla polizia di Luino nel 2013 per truffa.

Un luinese si era rivolto al commissariato per denunciate di essere stato gabbato: su internet aveva visto una moto che gli piaceva, una “Harley” dal costo di 17 mila euro. Moto che non solo era sprovvista delle caratteristiche per circolare, ma che lo sprovveduto acquirente, una volta pagato, non aveva mai visto.

Partono le indagini che portano in provincia di Novara dove viene trovato un deposito per auto e moto, e negli uffici schede tecniche false, timbri finti e targhe contraffatte.

Tutti elementi che fanno subito comprendere agli investigatori che si tratta di un grande giro di veicoli: per circolare con auto o moto non idonee ai criteri stabiliti dalla legge ci vogliono le carte, pratiche automobilistiche e libretti di circolazione emessi dalla motorizzazione civile.

E qui ecco il livello superiore: alla motorizzazione di Bergamo ci sono tre impiegati – addetti alle immatricolazioni ed alle operazioni di collaudo e revisione di veicoli – accusati di aver falsificato i documenti, che venivano poi accompagnati ai veicoli per superare il classico “patente e libretto” delle forze dell’ordine.

Le vetture – auto e moto – venivano recuperate dagli anelli dell’organizzazione che avevano contatti con l’estero: Inghilterra, Usa, paesi dell’Est.

Spesso si trattava modelli fuori commercio, o d’epoca. Altre volte addirittura incidentati.

Arrivati in Italia i veicoli venivano sistemati e immessi nel fasullo sistema di vendita: on line si poteva rischiare la cantonata, come il cittadino di Luino da cui partirono le indagini, o ci si poteva fare la sportivetta del cuore pagando il valore dell’auto, messa su strada con documenti falsi.

Pratiche che costavano, fra istruttoria e mazzette alla motorizzazione civile, fino a 3 mila euro, parte di questa somma, circa 600 euro, sarebbe servita per “ungere” gli impiegati addetti alle immatricolazioni in servizio alla motorizzazione.

Operazione Gold Motor

Avveniva così tra le consuetudini illecite, che addirittura un titolare di un’agenzia di pratiche auto bergamasca era solito incontrarsi privatamente nel parcheggio di un centro commerciale con un dipendente della motorizzazione civile di Bergamo (nella foto qui sopra).

Dell’organizzazione facevano parte anche padre e figlio di un’agenzia di pratiche auto che si prestava al gioco.

I titolari di autoscuole, di agenzie pratiche auto, di officine, di ditte di trasporti, operanti nel Bergamasco, ma non solo, usufruivano dei servizi illeciti di questi impiegati della Motorizzazione Civile di Bergamo accusati dagli inquirenti di ricever e il pagamento di una “mazzetta”, o di altre utilità, riuscendo a far ottenere, in tempi rapidi, immatricolazioni e nazionalizzazioni corredati di documentazione falsa, inesatta o carente, collaudi di veicoli non idonei alla circolazione o fuori norma.

Sempre secondo la Polizia “presso la Motorizzazione di Bergamo era anche possibile, attraverso la compiacenza di dipendenti corrotti, ottenere duplicati e l’aggiornamento di carte di circolazione di veicoli aggiungendo fraudolentemente caratteristiche tecniche costruttive non ammesse o non autorizzate”.

I clienti arrivavano non solo dal Nord Italia, ma anche da altre regioni. C’è persino il caso di un acquirente arrivato dalla Sicilia.

In tutto i veicoli sequestrati sono 104, come ha spiegato la dirigente della polizia di frontiera di Luino Valeria Consolmagno, molti dei quali dissequestrati, ma “sotto condizione”: non è infatti possibile circolare con quel tipo di carenature o con carrozzerie fuori misura.

Molti degli acquirenti potranno quindi tenere l’auto solo in garage, ammirarsela, lucidarla, ma mai uscire a farsi un giro.

Fra i marchi contraffatti spicca la Lamborghini: alcuni dei clienti di questo giro erano piuttosto facoltosi e disposti, per alcuni modelli, a spendere anche alcune centinaia di migliaia di euro.

Un sogno di guida esclusiva, infranto dalle leggi italiane.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 15 marzo 2017
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