Lavoratori Sda: “5 euro all’ora sono condizioni disumane”

Continua la protesta dei 70 lavoratori: salari da soglia di povertà e carichi di lavoro ben oltre quelli previsti dal contratto. Il sindacato: «Bisogna fare una vertenza regionale»

Li vediamo con le loro divise colorate alla guida di furgoni e auto andare su è giù per la provincia ben oltre l’orario di lavoro normale. In perenne movimento, non fanno pause nemmeno per mangiare, tanta è la paura di non consegnare in tempo. La vita del corriere espresso non è sostenibile per molto tempo e c’è già qualcuno, come i 70 lavoratori della società di spedizioni Sda di Gazzada Schianno, che non è più disposto ad andare avanti così.

L’elenco dei loro problemi contrattuali sono tanti e così gravi da costringerli a una protesta senza precedenti per un settore in continua espansione grazie soprattutto alle vendite online. I lavoratori chiedono il riconoscimento delle ore straordinarie e un pari trattamento salariale, visto che la casa madre subappalta il lavoro ad altre società cooperative che riconoscono, a parità di lavoro, remunerazioni diverse ai lavoratori. «Lavoriamo per 10 ore al giorno per 5 euro allora o poco più– dice un lavoratore in presidio davanti alla sede di Gazzada – .Vogliamo una busta paga regolare e che si capisca perché se provate a leggere la nostra non si capisce nulla. Iniziamo alle sette di mattina ma non sappiamo quando finiamo. Mangiamo un panino di fretta mentre consegnamo la merce al cliente. Arriviamo a quasi 1.200 euro al mese, cifra in cui sono comprese tredicesima e quattordicesima. Tutto questo è disumano».

«Siamo bravi lavoratori, non fannulloni. I medici non conoscono le nostre facce perché non facciamo mai malattia» aggiunge un altro.

Ad ascoltarli c’è il segretario nazionale della Cgil Tania Scacchetti , il segretario provinciale Umberto Colombo, il segretario regionale della Fit Cisl Bruno Verto e Maurizio Zaccaria della Fit Cisl Legnano-Magenta. «Questo è un caso emblematico – ha commentato Scacchetti – e ci dimostra che il Paese che ci è stato raccontato è molto diverso da quello reale. I processi produttivi si sono destrutturati attraverso tante esternalizzazioni, appalti e subappalti. Le aziende hanno giocato sulla competitività dei costi, sulla divisione dei lavoratori che difficilmente riescono ad avere un unico contratto e a riconoscersi come soggetti di un’unica condizione. Il risultato è una guerra tra poveri che abbiamo davanti agli occhi. È un’ingiustizia perché di questa situazione dovrebbero rispondere le società committenti e le grandi aziende».

Questa è anche una sfida importantissima per il sindacato chiamato a ricostituire i legami di solidarietà tra lavoratori che sono le vere vittime della polverizzazione dei processi produttivi, soprattutto nel settore dei servizi. «Parliamo di lavoratori – aggiunge Colombo – ai quali non sono riconosciuti i diritti sindacali basilari. Le battaglie generali come quella che sta facendo la Cgil su voucher e appalti riporta in primo piano l’importanza di combattere per i propri diritti. Questa manifestazione e questi lavoratori ci dimostrano che è possibile farlo se c’è unità. La loro organizzazione è la nuova frontiera della rappresentanza anche per i lavoratori che verranno».

APPALTI E SUBAPPALTI GIOCATI AL RIBASSO
I lavoratori della Sda, società del Gruppo poste italiane,  sono inquadrati correttamente con un quarto livello del contratto nazionale della logistica, trasporto merci e spedizioni. Il problema riguarda il contratto di appalto del committente che va regolato e fatto diventare un contratto unico del lavoro perché a tutt’oggi lavoratori che svolgono lo stesso lavoro vengono retribuiti in modo diverso a seconda del contratto d’appalto a cui si fa riferimento. E come al solito ci sono di mezzo le cooperative. «Noi chiediamo di rivedere l’impegno di lavoro che hanno questi corrieri – dice Maurizio Zaccaria della Fit Cisl – che sono impegnati dieci ore al giorno. Quindi gli va riconosciuto anche un’integrazione forfettizzata non più sulle 39 ore ma sulle 44 ore di lavoro, più tutto quello che c’è all’interno di questa tipologia di lavoro che va riconosciuto come trasferta. Il problema è che Sda non riconosce a tutti le stesse strasferte ma varia da territorio a territorio. Questa vertenza mira a estendere l’accordo a tutte le unità lavorative».

La Sda di Gazzada ha tre subappaltatori, tre cooperative che impiegano molti stranieri, lavoratori in genere contrattualmente più deboli per svariati motivi: si va dalla poca conoscenza della lingua italiana fino a un contesto generale che non è favorevole alla loro presenza. Sono inoltre cooperative poco sindacalizzate che scaricano sui lavoratori tutte le dinamiche al ribasso sul costo del lavoro per mantenere l’appalto con il committente. Tutte e tre dunque riconoscono ai lavoratori condizioni diverse.

NON C’È SOLO SDA IN QUESTA SITUAZIONE
«Tutto il comparto è in queste condizioni – conclude Bruno Verto segretario regionale della Fit Cisl -. Sda,  Bartolini,  Gls, Dhl e Tnt sono società che usano fornitori esterni cercando di pagarli il meno possibile. Con Gls abbiamo fatto un accordo che riconosce 18 euro a trasferta, qui a Gazzada ne vengono riconosciuti 13. Queste sono aziende che hanno perso il know how per fare questo mestiere e quindi hanno dovuto fare leva sulla riduzione di costo, i clienti si sono abituati e chiedono  sempre di più sconti e ribassi. Oggi la concorrenza si gioca su chi riesce a tenere il prezzo dei fornitori più basso, non a caso ci sono cooperative, srl e spa. Noi abbiamo il compito di lavorare a livello regionale per uniformare i costi  e le retribuzioni di persone che fanno lo stesso lavoro. Non è possibile che all’interno della stessa azienda ci siano condizioni diverse. Occorre fare una vertenza complessiva».

 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 30 marzo 2017
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