“L’Honduras è un bel paese e impari a tirar fuori le unghie”

Claudia Zaccheo ha lasciato la sua famiglia di Mornago per vivere un anno di studio nel paese centro americano. Con Intercultura sta affrontando un'esperienza davvero importante

Claudia Zaccheo un anno in Honduras

Un anno in Honduras. È la decisione che ha preso Claudia Zaccheo, 16 anni, studentessa del liceo Gadda Rosselli di Gallarate partita nell’agosto scorso da Mornago. Una meta insolita, un mondo poco conosciuto, tutto da scoprire: « Si tratta di un paese del centro America – spiega Claudia – comunemente conosciuto per le sue splendide spiagge caraibiche o l’alto tasso di criminalità (é nella top 3 dei paesi più pericolosi del mondo); ma dietro a film pirateschi e fredde statistiche si nascondono tesori molto più grandi».

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(Sono una settantina gli studenti varesini che stanno trascorrendo un’esperienza di studio all’estero)

L’arrivo, come spesso capita, infrange i sogni e le aspettative della vigilia: «L‘esperienza che sto avendo è molto diversa da come me la immaginavo – racconta Claudia – qua in Honduras AFS Intercultura non è così ben radicata come in Italia. Il mio centro locale conta su un solo volontario. Questo aspetto può sembrare scoraggiante, invece  mi è stato da stimolo per mettermi subito in gioco, impegnarmi e imparare a cavarmela. E quando ho capito di esserci riuscita ho provato una soddisfazione enorme!»

La destinazione di Claudia è in una città dell’entroterra di nome Comayagua, conosciuta per la maestosa cattedrale in stile coloniale. Ogni anno, per la  settimana di Pasqua, arrivano numerosi turisti attirati dalle famose “Alfombras”: le vie centrali vengono tappezzate di disegni rappresentanti scene religiose  di “aserrín”, gruccioli di legno colorati, in stile street-art.

L’entusiasmo dell’arrivo si infrange con i primi intoppi, i problemi con una famiglia “non indicata” la deludono. Ma non si dà per vinta: « Trovandomi costretta a sistemare le cose da sola, sono uscita dal guscio, ho cambiato famiglia ospitante e atteggiamento: qua in Honduras (ma in generale in America Latina) bisogna mostrare i denti per ottenere ciò che si vuole».

Tanta determinazione le vale il successo sperato: «Arrivo in una nuova famiglia con una sorella coetanea e una madre che insegna all’università.  Ho la mia autonomia e so di poter contare sul loro aiuto».

Così Claudia ritrova voglia ed entusiasmo anche grazie ai nuovi ragazzi  che incontra isieme agli altri “exchange studente” con sui si è instaurato un ottimo rapporto.

Aderisce anche a un progetto: « Sono nel gruppo della Chiesa Evangelica e con quei ragazzi facciamo delle uscite proprio stimolanti: sabato scorso abbiamo fatto una “brigada médica”, ossia un progetto in un villaggio in periferia dando aiuto medico ai poveri».

A Claudia piace questo suo ruolo di sostegno al prossimo, insegna a una signora analfabeta in un programma di alfabetizzazione della popolazione: «La società in Honduras é all’antica: la donna ricopre ruoli secondari. La maggior parte della popolazione svolge lavori umili. Rispetto all’Italia,  è pieno di zabette: è una pratica molto diffusa nel paese e si chiama “chisme”, ossia spettegolezzo».

L’Honduras è un paese povero, la sua economia si basa principalmente sull’agricoltura: « Lo sviluppo economico e sociale ha visto il suo splendore tra il 2002 al 2006 circa, col presidente Maduro – racconta Claudia – ma poi i successivi leader non hanno seguito quel modello e il paese ne ha risentito. La tecnologica è tutta d’importazione dagli Stati Uniti e, dati i dazi molto elevati, è un lusso che pochi possono permettersi. Il clima è uguale tutto l’anno con 35 gradi gradi di giorno e 25/30 di notte. Ho però scoperto un legame con il Varesotto: marzo è pazzerello anche ai tropici, infatti è da alcune settimane che piove, fa fresco e si respira un po’».

La gastronomia è basata su frutta tropicale, come guayavas, zapotes, mangos, ananas, maracuya, ma anche verdura, formaggio, carne e soprattutto i cosiddetti “frijoles“, ossia fagioli: «Il piatto tipico – racconta Claudia – è la baleada, una piadina con fagioli, avocado, uova e platano fritto: sono deliziose!! A tavola non mancano mai i “frescos”, succhi di frutta molto genuini serviti in sacchetti di plastica. All’alba, carretti trainati da mucche o asini portano il latte a domicilio e venditori ambulanti di cibo circolano per le strade fino a tarda notte. L’unica cosa che manca sono le brioches alla marmellata…» 

Diverso è il sistema scolastico: « la scuola ha solo un livello: dall’asilo nido (qui chiamato “prekinder”), all’asilo (“kinder”), passano a una successione di 11 o 12 anni dove tutti vanno allo stesso istituto. Di scuole ce ne sono molte, pubbliche e private. Quelle pubbliche sono in gran parte di bassa qualità. Ci sarebbe una legge che obbliga tutti i minori di 16 anni ad andare a scuola, ma sono più i bambini e i ragazzi che si vendono per strada  che quelli che stanno sui libri». Le materie che Claudia sta imparando sono generali: « Come essere alle medie italiane» : spagnolo, storia, scienze (chimica e biologia), arte, computer, sociologia.
Le lezioni cominciano alle 7 e finiscono alle 14: quindi Claudia torna a casa, fa i compiti, e poi si dedica alle attività extrascolastiche come la banda tre volte a settimana.

Di sabato frequenta la parrocchia e la catechesi e poi si concede un giro in città con gli amici, di domenica uscita in famiglia: « Per muoversi occorre responsabilità. Per uscire devo chiamare un taxi di fiducia e cammino da sola unicamente di mattina e per un isolato al massimo. Nel paese il sistema giudiziario è fragile, c’è molta delinquenza  e l’insoddisfazione del popolo si fa sentire. Ad esempio, solo pochi si possono permettere di andare a scuola e molte persone non sono nemmeno registrate in comune. Per questo certi incitano sommosse popolari, altri aspettano, ma tutti pregano. La religione è di primaria importanza e il loro credo quotidiano è avere fede. Un paese così ti spinge alla sopravvivenza, e una volta adattatatisi la vita è pura adrenalina e tanta saggezza».

« Ciò che più mi piace è che le strade sprizzano di vita a ogni ora, anche perché qui le case si possono dipingere di qualsiasi colore, anche se stanno nel centro storico! Le più vivaci sono dette “pulperías”, e sono dei negozietti dove vendono cibo e prodotti di prima necessitá».

Un’esperienza di vita decisamente intensa che le sta offrendo anche spunti interessanti per il suo futuro: « Quello che sto vivendo sta consolidando il mio interesse per la sociologia e per il giornalismo . Nessuna decisione definitiva ma, certamente, ho le idee più chiare. Una cosa mi è ben evidente:  vedere un paese con così tante difficoltà mi fa pensare che il nostro “stivale” sia un bel posto e che noi Italiani siamo decisamente fortunati»

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 27 marzo 2017
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