L’industria metalmeccanica riparte ma il protezionismo fa paura

Il settore è tornato a crescere e anche per il 2017 le previsioni sono buone. Ma le incognite legate a Brexit e Donald Trump preoccupano gli imprenditori

Dario Gioria, Fabio Storchi, Giovanni Berutti

E’ tornato il segno più. Ed è rimasto. L’industria metalmeccanica italiana dopo tanti anni difficili è ripartita e «nel 2016 ha segnato una crescita del 2,4% dopo una crescita analoga dell’anno precedente», spiega il Presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, a margine dell’Assemblea dei Gruppi merceologici “Meccaniche” e “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Ma se da un lato gli indicatori per il 2017 sono positivi, dall’altro le incognite di Brexit e Trump destano qualche timore.

I NUMERI

Il 2016 si è chiuso con un aumento medio dei volumi produttivi nazionali del 2,4% rispetto all’anno precedente, segnando risultati positivi in quasi tutti i comparti. A confermarlo è l’ultima indagine congiunturale di Federmeccanica, secondo cui a spiccare sono state le attività relative alla costruzione di autoveicoli e rimorchi con un valore positivo, rispetto all’anno 2015, del 6,2%, quelle metallurgiche che hanno fatto registrare un + 2,9%, i prodotti in metallo con +2,4 % e della produzione di macchine ed apparecchi meccanici del 2,5%. Nel 2016, infine, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate dell’1,2% e sono risultate pari a circa 203 miliardi di euro.

LE PREVISIONI

«Le previsioni per la prima parte del 2017 delle nostre imprese sono orientate verso una stabilizzazione o un moderato recupero» ha sottolineato il Presidente del Gruppo “Meccaniche”, Giovanni Berutti. A sostenere questa ipotesi di incremento sono i dati forniti elaborati da Univa secondo i quali l’11% delle imprese del campione analizzato dal nostro Ufficio Studi, si attende un aumento nei livelli produttivi nei primi tre mesi del 2017, l’86% un mantenimento intorno ai valori attuali e solo il 3% prevede un ulteriore peggioramento.

Ma all’orizzonte ci sono due grandi incognite: Brexit e Donald Trump. «Il momento oggi è favorevole per il rilancio della domanda di commercio mondiale -analizza Storchi- grazie anche alla risalita delle materie prime, del petrolio e della ripartenza di molti paesi che erano in difficoltà» ma contemporaneamente «la crescita del protezionismo a livello mondiale e le iniziative invocate negli ultimi giorni da Donald Trump (con inasprimenti dei dazi doganali fino al 100%, ndr) creano moltissima preoccupazione». In questo senso il numero uno di Federmeccanica è molto chiaro: «Noi ci auguriamo che quanto detto non sia messo in pratica perchè storicamente sappiamo che un irrigidimento tariffario di un paese può creare un effetto a catena».

LE IMPRESE VARESINE

Dall’ultima indagine congiunturale svolta dall’Ufficio Studi dell’Unione Industriali per il settore emerge una chiusura 2016 in rallentamento: nel quarto trimestre dell’anno si è, infatti, registrata una riduzione dei livelli produttivi in confronto al trimestre precedente, che ha coinvolto l’82% del campione analizzato. Le realtà con livelli stabili sono state l’11%, mentre quelle in crescita sono state il 7%. A gravare su questi risultati è l’andamento di alcuni comparti di beni di consumo durevoli e degli altri mezzi di trasporto. Si è riscontrata, inoltre, una diversificazione a livello dimensionale.

«Sono le piccole e medie imprese, spinte dal bisogno di differenziare i mercati di sbocco, ad apparire più proattive ad agganciare i segnali positivi ovunque questi si manifestino» spiega Dario Gioria, Presidente del Gruppo “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” di Univa i cui dati mostrano come «le grandi imprese, a partire da quelle aeronautiche, mostrano una minor velocità di reazione nel riposizionarsi. In calo le esportazioni del settore metalmeccanico varesino, che rappresentano il 60% del totale provinciale: il 2016 si è chiuso con un -14,9%.

A livello nazionale il Varesotto è la nona provincia per numero di imprese e la decima per impiegati. Secondo gli ultimi dati Istat, in provincia di Varese sono 3.220 le unità locali che operano nel settore metalmeccanico con 43.358 addetti. Realtà che, insieme al comparto siderurgico, rappresentano il 38,4% delle imprese associate all’Unione Industriali e il 42,8% degli addetti in esse impiegate.

di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 30 marzo 2017
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