Rigore e amore, le geometrie di Morandini al Maga

Dalle caffettiere ai grattacieli, dalle piazze alle sculture: la mostra al museo d'arte contemporanea (e a Malpensa) ripercorre sessant'anni di ricerca dell'artista varesino

Marcello Morandini Maga

Rigore e amore per la geometria animano la mostra di Marcello Morandini al Maga: sculture, opere di design, fotografie, progetti urbani realizzati o immaginati.

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C’è un legame stretto che unisce Morandini al museo di Gallarate, richiamato dall’artista che ha voluto rivolgere «un ringraziamento a Silvio Zanella, senza di lui non saremmo qui». È una sorta di omaggio ai pionieri dell’arte contemporanea in provincia di Varese, ai tanti amici a cui Morandini («un artista che è molto vicino al museo, ci ha aiutato a costruire rapporti internazionali», ha ricordato la presidente Sandrina Bandera) ha voluto dedicare la mostra. Che «non è una antologica», ha spiegato la direttrice del museo Emma Zanella, non mette un punto fermo, perchè l’opera dell’artista varesino è ancora in piena evoluzione. «È la prima volta che faccio una esposizione con una parte storica studiata, da vedere e da seguire con pazienza» ha riconosciuto lo stesso Marcello Morandini.

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Il bianco e nero delle sculture, il rigore geometrico delle composizioni nelle diverse forme – anche nel design e nelle architetture realizzate e immaginarie – guidano nella visita alla mostra, contrappuntata dagli spazi, dai volumi, dai lucernari dell’edificio del museo, che più che in altri casi sembra qui un contenitore perfetto. Al primo piano una serie di pannelli accompagna nel racconto dell’esperienza artistica di Morandini, dagli esordi nel 1960, con la Galleria del Naviglio, al primo riconoscimento con la partecipazione con una sala personale alla XXXIV Biennale d’Arte di Venezia nel 1968 (e poi a quella del 1986); dagli esordi artistici con il sostegno critico di Germano Celant, Umbro Apollonio e Gillo Dorfles all’invito a rappresentare l’arte italiana alla IX Biennale di s. Paolo in Brasile.

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Il percorso espositivo offre poi anche ampio spazio alla produzione di design che l’ha visto collaborare con molte aziende svizzere, tedesche, giapponesi e italiane tra cui Baleri, Belux, Boller Winkler, Brendel, De Sede, Fürstenberg, Gabbianelli, Girard Perregaux, Kartell, Kowa Osaka, Lantal Textile, Longoni, Marienza, Memorabilia New York, Philip Morris, Remuzzi, Rosenthal, Sawaya & Moroni, Silent Gliss, UnacTokyo, VorWerk.

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La mostra si conclude con una sezione dedicata agli ambiziosi progetti architettonici che caratterizzano la ricerca di Morandini a partire dagli anni Ottanta, alcuni di questi realizzati principalmente in Germania, Singapore e Malesia ma anche a Varese, la città in cui l’artista vive dal 1946 e in cui ha riplasmato due piazze. Da notare che nel quadro della mostra al Maga Morandini ha anche scelto di ufficializzare l’apertura – a fine 2016 – del museo della Fondazione che porta il suo nome (qui l’articolo dedicato).

La vocazione internazionale di Morandini si accompagna idealmente anche alla scelta di esporre opere anche all’interno dell’aeroporto di Malpensa. Un connubio non inedito, come ha spiegato Serafino Perego, di Sea: «ci siamo affacciati alcuni anni fa, con umiltà ma mettendo sul piatto l’orgoglio di dare uno spazio prestigioso. Siamo partiti dalla mostra dei Sette Savi (restaurata da Sea) e abbiamo costruito un percorso vero e coerente, superando le iniziative isolate che già avevamo fatto negli anni precedenti». Quella con Sea e Malpensa è una delle collaborazioni avviate dal museo Maga, certo non l’unica. L’assessore alla cultura Isabella Peroni ha ricordato anche la gestione del Palazzo Leone da Perego di Legnano, dove settimana prossima (19 marzo) sarà inaugurata la mostra sull’opera di Mario Giacomelli.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 10 marzo 2017
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