Morì dopo l’impianto di un pacemaker, i familiari: “Fu colpa dei medici”

Nonostante in primo grado il giudice abbia dato ragione all'ospedale moglie e figli di Paolino Cannizzaro intendono andare fino in fondo: "Scambiarono un'emorragia per periartrite"

Ospedale Galmarini

Quando il signor Paolino Cannizzaro firmò nel 2011 il consenso informato, prima dell’intervento per l’installazione di un defibrillatore automatico (pacemaker),  non sapeva che nelle ultime righe di quel foglio (un po’ incomprensibile per lui) ci fosse scritto nero su bianco il suo destino: puntura accidentale della pleura con conseguente pneumo o emotorace, molto più rara la perforazione della parete cardiaca con formazione di versamento pericardico che potrebbe richiedere l’aspirazione di sangue dallo spazio intrapericardico.

Il signor Cannizzaro (75 anni, residente a Origgio, cardiopatico) venne operato il 6 aprile del 2011 dall’equipe del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Tradate ma dopo un mese e 10 giorni morì in seguito ad un’infezione che sarebbe dovuta ad un versamento di sangue nel pericardio. 

I parenti dell’uomo sono convinti che ci sia stata negligenza da parte dei medici dell’ospedale di Tradate nella gestione del paziente e per questo hanno intentato una causa civile nei confronti dell’azienda ospedaliera  ma senza successo anzi si ritrovano condannati a pagare le spese legali (che ammontano a circa 15 mila euro, ndr) della controparte.

I familiari di Paolino non intendono darsi per vinti e hanno cambiato legale. Subentra l’avvocato Emanuele Valli di Legnano che prende in mano la causa quando ormai si è giunti alla sentenza del giudice Francesco Paganini: «Abbiamo deciso di appellarci contro questa sentenza che, secondo noi, non fa giustizia – fa sapere l’avvocato legnanese – qui abbiamo un uomo che è morto a causa della perforazione del cuore e del polmone causata da chi ha eseguito l’operazione, un rischio a cui andava incontro come si legge nel consenso informato ma anche un problema al quale le grandi professionalità d’eccellenza di quell’ospedale dovevano dare una risposta efficace e non farlo morire».

Il legale non condivide assolutamente la relazione del consulente tecnico nominato dal Tribunale (il medico legale Daniele Mazzetti che lavorava per la stessa azienda ospedaliera da cui dipendeva l’ospedale di Tradate, ndr)  sull’operato dei medici e sottolinea che «scambiano per periartrite i sintomi di quello che evidentemente è un ematoma tra la spalla sinistra e l’emitorace che si presenta tra la sera che segue l’intervento e la mattina successiva».

Secondo l’avvocato Valli sarebbe bastata una Tac per capire quale fosse l’origine della complicanza e un drenaggio massiccio del sangue per evitare la coagulazione del sangue nel pericardio e le conseguenti infezioni che avrebbero portato alla morte.

 

 

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 07 marzo 2017
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