Il Comune vuole togliere pali e reti antigrandine agli orti urbani, i “coltivatori” preoccupati

La protesta degli assegnatari dgli spazi verdi in via Madonna in Campagna: "Regole poco chiare, citano cose che non ci sono nel regolamento ufficiale". Sei giorni per mettersi in regola

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«Via pali e reti oscuranti dagli orti, altrimenti vi verrà revocato l’orto». La forma è un po’ più burocratica, ma il senso è questo: il Comune ha scelto di richiamare all’ordine gli assegnatari dei 100 orti urbani presenti in  via Madonna in Campagna, periferia residenziale del quartiere a Sud di Gallarate. Una comunicazione – affissa con fogli semplici sulle recinzioni esterne dei due lotti di orti – che ha suscitato non poca preoccupazione e arrabbiature tra gli “ortisti”.

O almeno: tra gli ortisti che ne sono a conoscenza. Perchè – denunciano alcuni dei coltivatori di cittò – la comunicazione non è stata notificata altrimenti. «Qualcuno lo verrà a sapere magari ad aprile, se inizia a coltivare tardi» spiegano alcuni degli assegnatari. Peccato che l’intimazione del Comune a mantenere il decoro degli orti implichi anche un tempo massimo per adeguare gli spazi: “entro sei giorni” dalla data di “pubblicazione” dell’avviso, il 6 marzo («c’è il timbro della data, ma non il timbro dell’ufficio: potrebbe averlo scritto chiunque»).

Gli ortisti sollevano prima di tutto la questione dell’interpretazione delle regole, che (a leggere il regolamento degli orti urbani, vedi qui) sono leggermente diverse anche da quelle riportate sui cartelli di avviso. Viene richiamato l’art.5 che vieta di “realizzare pavimentazioni e costruzione di capanni e similari” e dice che “è consentita solo la posa di coperture in plastica a uso serra che non diano origine a strutture stabili e indecorose”. Mentre la versione riportata sui cartelli aggiunge un “con reti antigrandine e similari”, una nota che non esiste nel regolamento.
«Quel passaggio però non c’è nel contratto che abbiamo firmato nel 2016 e che vale fino al 2018» denunciano gli ortisti.

Se gli orti hanno creato una piccola comunità di persone che vengono anche da diversi quartieri, già in passato non sono mancati alcuni screzi con il vicinato: alcuni residenti della zona hanno da sempre avversato gli orti considerati come una fonte di “degrado” dal punto di vista visivo. Con il passare del tempo poi i vicini hanno anche lamentato questioni igieniche («ma i topi vanno a cercare i rifiuti, non gli orti», ribattono gli ortisti). Va anche ricordato che fino allo scorso anno gli orti urbani erano anche inseriti nel più ampio progetto di coesione sociale Critical MAS, che aveva dei referenti che facevano anche da mediatori tra gli ortisti e tra ortisti e amministrazione comunale.

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Di certo anche alcuni assegnatari degli orti riconoscono che ci sono alcuni problemi con alcune strutture un po’ troppo visibili e alte, oltre che di qualche lotto lasciato in semiabbandono («ma in quel caso è prevista la revoca in modo chiaro»), ma richiamano l’ordine che esiste in generale (qui ad esempio alcune immagini nell’estate 2015). E soprattutto sono preoccupati da tempi stretti e scarsa chiarezza nelle richieste del Comune. «È vietato occultare la vista con teli, steccati e siepi e su questo siamo d’accordo, ma non esistono indicazioni chiare: qual è il limite di altezza? Si dice che vanno bene le coperture in plastica a uso serra, ma poi si dice che non vanno bene le reti antigrandine. E poi chiedono di togliere i pali: ma come si sostengono le coperture in plastica tipo serra, che sono ammesse?».
«Anzi: le reti antigrandine dovrebbero fare parte integrante dell’orto» segnala un’altra ortista, mentre mostra il suo (ordinato) lotto di terreno.

Gli ortisti stanno cercando di ottenere anche un incontro con l’ufficio verde pubblico e con l’assessorato di riferimento, retto da Orietta Liccati. Si vedrà come procede la cosa.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 07 marzo 2017
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