Pro Patria, parla il ds Turotti: «C’è qualcosa che non va»

Il direttore sportivo prova ad analizzare la situazione: «E' una questione mentale. Bisogna meritarsi il posto in campo»

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Termina con un 3-3 che non può accontentare il recupero di campionato tra Pro Patria e Grumellese. Al termine della gara il primo a parlare è il direttore sportivo Sandro Turotti: «E’ giusto che parli io perché siamo di fronte a risultati negativi e prestazioni che non ci aspettavamo. Adesso vedere queste partite vuol dire che c’è qualcosa che non va. La squadra invece di avere umiltà e voglia, non dà più quello che deve. Siamo in difficoltà, passando da essere una delle difese meno colpite e subire tanti gol. Visto che sono responsabile di questa squadra, dai giocatori all’allenatore, è giusto parlare. Ora vogliamo arrivare fino alla fine facendo più punti possibile».

«Al presidente – prosegue il ds Turotti – ho già detto che se alla fine dell’anno saremo contenti, andremo avanti fino in fondo, se alla gente di Busto Arsizio non va bene, siamo pronti a farci da parte. Bisogna lavorare in un clima gusto per crescere e fare bene, non ce l’ho con i tifosi, sono più arrabbiato di loro; penso solo sia giusto mettersi in discussione. Sul campo credo sia una questione di testa. Giocare alla Pro Patria porta onori, come successo, ma anche oneri. Bisogna continuare a pedalare, chi lo capisce gioca; la Grumellese ci ha messo il cuore, ci ha sovrastato e cosa che noi non abbiamo fatto, ma che abbiamo fatto in passato. I giocatori sono con l’allenatore, lo vedo dagli allenamenti. Parlando di uomini e non di giocatori, se accetti di venire alla Pro Patria, devi mettere in conto anche di giocare di meno perché la rosa è ampia. Devono essere i giocatori a dimostrare di meritare il posto in campo. Non penso ci sia un posto in Serie D migliore di Busto Arsizio. Arrivare quinti per me equivale a una sconfitta».

Il tecnico della Grumellese Giuliano Melosi sperava in un risultato diverso: «Abbiamo buttato via due punti. Siamo stati bravi poi a non perderla perché in queste partite non si sa mai come va a finire. Dobbiamo migliorare la fase difensiva, ma abbiamo giocato con tanti giovani e sono contento. I miei ragazzi sono stati intelligenti a livello tattico, abbiamo cambiato tre moduli, non è facile. La Pro Patria è una squadra forte, con dei valori, ma non lavorando qui non so spiegare il perché di un calo mentale. Non mi piace parlare degli avversari, ma credo sia una questione mentale, anche se ha tante assenze importanti. Dopo essere rimasto a casa da Varese, la Grumellese mi ha chiamato, io ho accettato e tutti mi hanno dato per pazzo. Io però voglio lavorare e ho sposato questa proposta ottenendo questa salvezza che ha del miracoloso».

di francesco.mazzoleni@varesenews.it
Pubblicato il 29 marzo 2017
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