Quel mutuo in franchi svizzeri è una trappola

La denuncia di una lettrice che per l'acquisto della prima casa ha sottoscritto un mutuo con la banca inglese Barclays. Ma con l'interesse indicizzato al franco svizzero la rata diventa insostenibile

mutuo casa

«Quando ho firmato il contratto di mutuo non sapevo a cosa andavo incontro. I due broker che sono venuti a casa mia per illustrarmi il contratto “vantaggiosissimo” denominato mutuo in franchi svizzeri, per l’acquisto della prima casa, non mi hanno messo al corrente dei pericoli che avrei corso». Laura Cecchi di Legnano è uno dei circa 10mila consumatori che tra il 2007 e il 2011 (fonte Tuconfin, associazione che tutela consumatori finanziari) hanno sottoscritto un mutuo in euro con l’interesse indicizzato al franco svizzero con Barclays, la seconda banca più importante d’Inghilterra.

UN VANTAGGIO CHE SI TRASFORMA BEN PRESTO IN SVANTAGGIO
Il vantaggio prospettato dipendeva dal fatto che questo tipo di mutuo è agganciato al Libor, il tasso di interesse con cui le banche si scambiano prestiti in franchi svizzeri, inferiore all’Euribor, almeno fino a quando il franco non si è apprezzato sull’euro. Da quel momento in poi il mutuatario ha dovuto pagare migliaia di euro in più a titolo di conguaglio cambio. Nel caso di Laura il problema si è presentato nel momento in cui ha deciso di fare una surroga per spostare il mutuo su un’altra banca perché ha scoperto che su una cifra di 115mila euro tra qualche anno ne avrebbe dovuti pagare almeno 30mila in più a causa del tasso di cambio della valuta. E se oggi può sostenere una rata di 448 euro con uno stipendio di 1.100 euro al mese, con un aumento di quella portata difficilmente riuscirà a pagarla in futuro. «Viviamo in una situazione di angoscia – continua Laura Cecchi – quello che ci aspetta con i conguagli negativi è preoccupante. La mia rabbia è che di questo rischio altissimo nessuno me ne ha parlato, né i broker, né il notaio e tantomeno è rilevabile nelle comunicazioni periodiche della banca. Io sapevo di firmare un mutuo in euro, perché così mi era stato detto e questa mia denuncia voglio che serva anche ad altri».
Il nodo della questione è rappresentato dalla clausola numero 7 del contratto di mutuo che prevede la rivalutazione del capitale residuo in franchi svizzeri. Due sentenze recenti, una del tribunale di Roma e una del tribunale di Busto Arsizio, danno ragione ai mutuatari che hanno fatto ricorso, perché quella clausola è ritenuta svantaggiosa e vessatoria.

SIAMO DI FRONTE A UN DERIVATO?
Si può parlare di derivato quando lo strumento finanziario ha queste tre caratteristiche: la valutazione che cambia come risposta del cambiamento delle variabili sottostanti, nessuno o un minimo investimento e il regolamento a una data futura. «Prima o poi riusciremo a dimostrarlo – dicono Franca Berno e Sheila Meneghetti fondatrici di Tuconfin – perché gli elementi di rischio ci sono e alcuni giudici iniziano a prendere in considerazione questa ipotesi».
In effetti il tribunale di Pescara in un’ordinanza del 12 dicembre scorso ha riconosciuto che l’aver inserito un fattore di rischio, cioè l’andamento del tasso di cambio della valuta svizzera, modifica «lo schema tipico del contratto commutativo». L’aggiunta di quel rischio sarebbe dunque estranea a quello schema «rendendolo, per tale aspetto, aleatorio con l’effetto di rendere ad esso inapplicabili i meccanismi riequilibratori previsti nella ordinaria disciplina del contratto».
Nel frattempo Barclays  ha lasciato il mercato creditizio italiano cedendo le sue 89 filiali a Che Banca!. «Ci vorrebbe una class action  all’americana – spiegano Meneghetti e Berno – ma in Italia non è ancora possibile farla. Per quanto riguarda i notai dovrebbero ricordarsi che sono pubblici ufficiali e quando si va a firmare per il rogito della casa dovrebbero mettere in guardia il mutuatario su questo tipo di contratti. E considerato che in Italia sono quasi diecimila presto diventerà un problema sociale».

I CONSUMATORI HANNO IL DIRITTO DI VIVERE TRANQUILLI
Barbara Cirivello
, in qualità di presidente provinciale del Movimento Consumatori e avvocato, si occupa da molti anni di questi problemi. «In genere quando parliamo di mutui indicizzati in franchi – conclude Cirivello – viene rifiutata la negoziazione e la portabilità, proprio perché in valuta. Questo è il motivo per cui le banche difficilmente le accettano. La mancanza di una class action ci costringe a fare ricorsi collettivi per ottimizzare le spese. Le banche hanno grandi mezzi, mentre i risparmiatori prima di affrontare da soli una causa ci pensano perché spaventati dai costi. Credo però che i consumatori abbiano il diritto di vivere tranquilli, soprattutto se parliamo di mutuo per la casa, e non pensare che ci sia sempre un tranello».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 14 marzo 2017
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