Sale la tensione in carcere, agenti aggrediti e sovraffollamento

Aggrediti due poliziotti della Penitenziaria da un detenuto che si rifiutava di tornare in cella. Il direttore Sorrentini: "Superata quota 400. Stiamo tornando ai livelli di 5 anni fa. Svanito l'effetto dello svuotacarceri"

Le novità del carcere di Busto Arsizio

Gabriella Sierchio, segretaria provinciale della Fp Cgil Varese, ha definito l’episodio «l’ennesimo episodio di grave violenza, perpetrato ai danni di due Assistenti di Polizia Penitenziaria nel carcere di Busto Arsizio», quello avvenuto il 13 marzo, in cui un detenuto ha preso a pugni e calci gli operatori che stavano facendo rientrare i detenuti nelle celle per la chiusura delle porte.

L’aggressione

La Serchio aggiunge che «Solamente la solerzia operativa del personale colto di sorpresa dai colpi del detenuto, ha fatto sì che si evitasse il peggio». Pare, infatti, che il detenuto, al momento dell’aggressione stringesse tra le mani un coltello rudimentale, che doveva servire a provocare profonde lesione agli agenti in servizio.

Conclude la Sierchio: «Se si continua a prestare sempre meno attenzione alla sicurezza, si potrebbe giungere in poco tempo a dover testimoniare di eventi ancor più spiacevoli, se non si interviene per frenare in modo pronto l’ormai pronunciata escalation di violenze all’interno dell’istituto della provincia di Varese».

La conferma del direttore Sorrentini

La notizia dell’aggressione trova conferma anche dal direttore della Casa Circondariale Orazio Sorrentini che sottolinea come l’autore dell’aggressione «sia un personaggio molto violento e di difficile gestione». Sorrentini sottolinea anche la situazione che si sta vivendo negli ultimi mesi nella struttura di via per Cassano: «Siamo arrivati a 402 detenuti – spiega – e in alcune celle abbiamo dovuto aggiungere il terzo letto». In dieci giorni il numero è schizzato da 383 ad oltre 400 e «solo oggi ne abbiamo dovuti accogliere 4 da San Vittore perchè stanno effettuando lavori di ristrutturazione» – spiega ancora Sorrentini che denuncia anche un «aumento dei suicidi che noi crediamo sia correlato al peggioramento delle condizioni di vita in carcere».

Cosa sta succedendo nelle prigioni italiane

Il direttore spiega cosa sta succedendo: «La norma svuotacarceri, che per tre anni ha concesso 75 giorni di sconto di pena all’anno (al posto dei canonici 45, ndr) per buona condotta, è scaduta il 31 dicembre scorso e il numero dei detenuti, qui come in tutta Italia, è tornato a salire a ritmi vertiginosi».

Servono nuove carceri

Per quante norme si possano mettere o togliere il problema viene solo rinviato, con la spada di damocle della sentenza Torregiani sulla testa e il rischio di richieste di risarcimenti da parte dei detenuti per violazione dei diritti umani. Le uniche soluzioni che potrebbero davvero cambiare qualcosa sono la costruzione di nuove carceri e la depenalizzazione delle droghe leggere (dato che i due terzi della popolazione carceraria è formata da spacciatori, in gran parte per modiche quantità, ndr).

A Busto Arsizio, per il momento, si cerca di tenere botta aggiungendo letti ma tenendo le celle aperte per tutto il giorno in modo da non violare le normative ma se si supererà il limite dei 450 detenuti ci si potrebbe trovare nuovamente di fronte a richieste di risarcimento.

Il garante dei detenuti

Anche il garante comunale dei detenuti Luca Cirigliano, che nei giorni scorsi ha relazionato ai consiglieri comunali di Busto Arsizio, ha sottolineato come manchino politiche per il reintegro dei detenuti nella società attraverso il lavoro, trovando la disponibilità dell’assessore ai Servizi Sociali Miriam Arabini ad ampliare la possibilità di impiegare detenuti per lavori socialmente utili.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 marzo 2017
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