Sciopero alla A-27: «L’azienda ci ascolti, spostarci è un problema»

Oltre 30 dipendenti questa mattina fuori dai cancelli dalle 6 alle 14: sul piatto anche la richiesta di un rimorso chilometrico per affrontare il viaggio imposto dal trasferimento della produzione

Da Rancio Valcuvia a Gattico, in Piemonte, ci sono due statali, molti semafori e poco meno di 50 chilometri. E quasi un’ora di viaggio, di più ancora per chi arriva da nord, da Luino, o da Maccagno.

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Questa strada la dovranno percorrere i dipendenti della A-27 che oggi hanno scioperato fuori dai cancelli di Rancio dopo che l’azienda produttrice di dessert ha annunciato lo spostamento della fabbrica.

Sciopero A-27

«Sapevamo che la produzione sarebbe stata spostata, se ne parlava da tempo, ma non che l’azienda avrebbe chiuso i battenti a luglio di quest’anno – spiega Mustapha Elkarti, rappresentante sindacale della Flai Cgil – . Ci avevano promesso una gradualità nel trasferimento e ora tra pochi mesi troveremo i cancelli chiusi. Così molti di noi si sono preoccupati, anche perché spostarsi a Gattico rappresenta un costo non da poco. Ad oggi, ai dipendenti che hanno accettato di spostarsi in Piemonte a lavorare (sono un quarantina ndr), l’azienda riconosce dei rimborsi chilometrici insufficienti. Facendo tutti i conti stiamo parlando di un euro al giorno: è troppo poco. Per questo vorremmo sederci ad un tavolo per discutere con la proprietà. Ci è stata offerta una data, il 4 aprile. Ma è tardi se a luglio si chiude».

Un’ora di viaggio per raggiungere il posto di lavoro, un’ora per tornare a casa – senza contare gli imprevisti o gli straordinari – rappresentano un problema per molti lavoratori con famiglia. Per questo, diversi dipendenti hanno chiesto una buonuscita per lasciare l’azienda. «Anche per questo motivo vogliamo subito un incontro, per confrontarci su questa ipotesi», dicono fuori dai cancelli, anche se al di sotto dei 50 chilometri la legge non dispone alcuna buonuscita: per averla, ci si deve accordare.

Molti dei dipendenti in sciopero, che rappresentano la gran parte della produzione di Rancio Valcuvia, insistono sulla necessità di trovare un momento per sedersi ad intavolo con la proprietà.

«Non abbiamo mai scioperato, qui alla A-27 – spiega Sandro Ranni, giovane operaio. E fino a poco tempo fa non abbiamo mai avuto problemi perché pensavamo che l’azienda non se ne sarebbe andata fino al 2020: così ci era stato detto, così prevedeva il piano industriale. Ci era stato garantito che qui sarebbe rimasto un altro tipo di produzione. Poi la dirigenza cominciò a parlare del 2018 come anno di chiusura una volta completato lo spostamento. Poi ci è stata prospettata un’altra data: settembre 2017. Ora il luglio prossimo. Di fronte a questa situazione siamo costretti a dover fare i conti, perché muoversi costa. Se fosse una questione di 15-20 minuti potremmo anche accettarlo, ma così no: io abito a Cunardo e muovermi fino a Gattico è un problema, oltre che un esborso non da poco».

E ora che succederà? Per il momento è previsto un altro sciopero giovedì prossimo, dopodomani. Delle 9 linee di produzione originaria qui in Valcuvia ne restano ora 7; all’interno dell’azienda si lavora, e i cancelli si aprono e si chiudono un paio di volte nel giro di mezzora per far entrare un grosso Tir: l’azienda, di proprietà della multinazionale svizzera Emmy, sta andando bene e non è in discussione nessun posto.

Anche se, per chi deciderà di rimanere, tra poco l’andare al lavoro ogni mattina non sarà più la stessa cosa.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 21 marzo 2017
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