Storia di un lago, culla della nostra comunità

A Villa Toeplitz, i giovani pensatori dell'Isis Daverio Casula e dell'istituto salesiano Maroni hanno presentato i lavori realizzati sulla storia del bacino lacustre, sotto la guida degli storici

giovani pensatori

“La storia siamo noi” potrebbe essere lo slogan del seminario che si è tenuto nella cornice di Villa Toeplitz, aggiungendo altre tessere ad un vasto mosaico: quello della storia del lago di Varese.

L’iniziativa, all’interno del Progetto Giovani Pensatori che l’Università dell’Insubria porta avanti da otto anni grazie al Centro Internazionale Insubrico Cattaneo Preti (diretto dal professor Minazzi), mette in luce un’efficace innovazione didattica. Una nuova metodologia d’insegnamento ha visto gli studenti della 3 BT dell’ISISS Daverio-Casula e i “primini” della scuola secondaria di primo grado A.T. Maroni, confrontarsi non con i capitoli di un manuale da mandare a memoria in vista del compito in classe ma con le carte dell’Archivio storico del territorio dei laghi varesini. Fogli preziosi, materia viva del nostro passato, testimonianze dirette di pescatori, recettori, mercanti e signori che a vario titolo raccontano il mondo rivierasco senza intermediari.

«Non un tesoro chiuso in un cassetto – chiarisce bene il professor Amerigo Giorgetti, curatore e database in carne e ossa dell’archivio – ma un patrimonio culturale e affettivo da condividere con le nuove generazioni».

Un passato aperto al futuro insomma, attraverso la linfa vitale dei giovani varesini che, seppure conoscano solo il lago – paesaggio delle camminate lungo la ciclabile e non abbiano vissuto mai il lago – luogo di appartenenza e di aggregazione, hanno questo specchio d’acqua nel DNA. Obiettivo è la riappropriazione di un bene che non è solo oggetto decorativo domenicale alla ricerca di relax e natura a un passo da casa.

Le due insegnanti coinvolte nell’iniziativa, Antonella Frecentese docente di geografia antropica e Marta Pedotti docente di scienze, hanno fornito agli studenti un approccio diverso trasversale a diverse materie, come storia, scienze e geografia. Con modalità condivisa i ragazzi hanno rielaborato in modo critico documenti diretti, osservato reperti, fotografie d’epoca e rivisto luoghi abituali con nuovi occhi.

Gli studenti della scuola salesiana grazie al sito archeologico dell’isolino Virginia e al relativo museo, hanno scoperto un lago – luogo culla di civiltà che nel neolitico rappresentava una risorsa di sostentamento condivisa per i villaggi di palafitte. Nel corso del tempo gli stessi pali di legno verranno riutilizzati per impedire la pesca libera: siamo nel ‘500 e nel ‘600 e le “stanghe di profondità” conficcate nel fondale diventano simbolo di un diritto esclusivo
esercitato dal signore di turno.

Nel Settecento la pesca comunitaria si trasforma in un’attività di mercato: il percorso didattico degli studenti delle superiori si è focalizzato a questo periodo. Dai documenti dell’epoca spuntano storie inedite e personaggi dai nomi curiosi che si muovono sulla via del pesce che da Biandronno, Bodio e Inarzo arrivava a piazza della Motta dove si teneva il mercato. Inseguimenti tra campari e recettori, una sorta di guardia e ladri in piena regola, che i ragazzi hanno ricostruito con entusiasmo dimostrando che studiare la storia così ha tutto un altro sapore e vuol dire soprattutto farsi delle domande, arrivare a riflessioni personali.

«Il nostro è un seminario ed è quindi un lavoro in fieri che procede con i ragazzi e i docenti – conclude Giorgetti – il nostro lago non è un oggetto ma va considerato da tutti noi un soggetto da seguire con cura, come un orto che va coltivato. Questo lavoro è essenziale se vogliamo che possa dare ancora i suoi frutti».

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Pubblicato il 16 marzo 2017
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