Tre donne, tre parchi pubblici

Teresio Colombo ci porta a spasso per tre parchi in cerca di fiori dedicati alla Donna

Fiori nei giardini pubblici di Varese

Quest’anno ho pensato di contribuire alla celebrazione della giornata dedicata alla Donna ricordando l’impegno da talune profuso per la realizzazione e il mantenimento di parchi che, nel tempo le amministrazioni locali hanno acquisito la proprietà destinando gli edifici a istituzioni pubbliche e aprendo ai cittadini i parchi.

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La prima donna di cui accenneremo è Edvige Mrozowska, attrice di origine polacca e vedova di un ufficiale austriaco, minacciata di internamento in campo di concentramento, convola a nozze con l’Ing. Giuseppe Toepliz anche esso vedovo, di origini pure polacche, ma da anni in Italia dove ha operato nel settore bancario.   Malgrado la coppia abitasse a Milano e venisse nel comune di S. Ambrogio solo per concedersi un po’ di distacco dagli impegni di routine, la donna aveva iniziato, con l’avvio di un orto su terreni a fianco alla villa separati dalla via dei Mulini Grassi, partecipando con i prodotti ai concorsi di frutticoltura, allora comuni, ottenendone anche qualche riconoscimento. Nel 29, di ritorno da un soggiorno pluriennale nel Kashmir, dove aveva potuto rendersi conto della bellezza e armoniosità dei giardini orientali, ripreso entusiasmo per la vita di coppia i coniugi si stabiliscono definitivamente a S. Ambrogio, dove il Toepliz ottiene finalmente l’autorizzazione alla costruzione di una passerella che, sovrastando la via Mulini Grassi consentirà l’accesso all’orto senza uscire dal parco della villa. Contemporaneamente si conclude la sistemazione del parco della villa realizzato su un progetto di uno studio d’architettura dei giardini ma con sensibili apporti della moglie fra cui riteniamo dover segnalare: la copertura con tessere di mosaico azzurro del ninfeo sottostante il belvedere, i giochi d’acqua che attraversano con canali anch’essi rivestiti di tessere azzurre e pietre regolari che consentono il passaggio dei canali più larghi disegni geometrici i due parterre, i numerosi  zampilli d’acqua colorabili in vari colori con filtri luminosi, i giochi d’acqua nella pare terminali della discesa d’acqua, la stessa grande vasca di raccolta dell’acqua, impreziosita da un ponticello che l’attraversa a metà e da due getti d’acqua di una certa potenza sono elementi contradditori rispetto ad una vasca di semplice raccolta di acqua con l’utilizzo eventuale da piccola piscina. E’ sempre di questo periodo la sistemazione della volta metallica sulla torre destinata all’osservazione del cielo con il primo cannocchiale astronomico utilizzato da entrambi i coniugi per le osservazioni del cielo.

Allegate nove foto che riproducono: 01- uno dei terrazzi sulla discesa d’acqua coi i canali in cui l’acqua viene suddivisa e incanalata verso la vasca del getto principale, 02 –  La caduta d’acqua principale con sullo sfondo il ninfeo da quale origina sovrastato dal belvedere, 03,04 – I giochi d’acqua fra la discesa e la vasca per la raccolta dell’acqua, 05 parte della grande vasca fotografata dal ponticello sulla stessa, 06 – La passerella che congiungeva il parco all’orto, 07 – Le grandi Cryptomerie japonica, 08 – La villa con la torre col tetto metallico girevole per le osservazioni astronomiche, 09 – particolare della pianta di le camelie   

Augusta Testoni ed il marito Angelo Zamboni, di origine bolognese, dopo anni passati in Argentina, di sosta a Varese dove intendevano passare gli ultimi anni di vita decisero di acquistare la villa fatta costruire ad inizio secolo da Andrea Canadelli un avvocato milanese con interessi immobiliari nel varesotto.  Il contratto d’acquisto fu siglato nel 1911 e subito alla costruzione venne dato il nome di villa Augusta, purtroppo la signora rimasta vedova sin dal 1915, seguì con cura la sistemazione del parco e particolarmente la messa a dimora delle due piante di Araucaria, secondo la tradizione che prevede il disporre le due piante  abbastanza vicine per consentire la maturazione del frutto di questa pianta dioica, così come la quercia da sughero, il giardino è ricco di specie autoctone ed esotiche e di tanti manufatti in pietra che evidenziano la volontà di vivere nel giardino.

Le foto riguardano:10 -la villa ed il suo ingresso; 11 La villa con la coppia di Araucarie;12 una Camelia in fiore

Emma Ranzini,  già nota cantante, attiva presso il cafè chantant di Milano che nel 1886 sposò il giovane e agiato avvocato Andrea Baragiola che nel 1892 divenne proprietario, a pieno titolo dell’eredità lasciata in Masnago dalla zia Marietta Busnelli. Il Baragiola ritenendo che se avesse donato alla società che gestiva le corse a Casbeno presso l’hotel Excelsior (attuale sede dell’Amministrazione Provinciale) un nuovo ippodromo ne avrebbe conseguito vantaggi nella carriera politica che intendeva intraprendere. Per questo motivo terminò la costruzione della villa alla quale diede il nome della moglie, finì l’ippodromo sul terreno dove attualmente è occupato dallo stadio con le tribune realizzate in quelle che oggi sono le vie Borghi e Saffi. L’inaugurazione avvenne il 20 settembre del 1896 con la presenza di nobili sia locali sia di livello nazionale ai quali la signora Maria Emma Ranzini de’ Bustelli in Baragiola, così presentata in società. Pochi anni dopo e precisamente il primo settembre del 98, in un incidente di caccia, il marito venne ucciso e la moglie unica erede del patrimonio volle continuare i lavori intrapresi dal marito per rendere talmente confortevole l’ambiente da far dimenticare le altre residenze compresa quella di Milano, di questi grandi lavori è rimasto essenzialmente il parco ereditò la proprietà della casa di Masnago e relativo parco. A Lei sono dovuti l’installazione dei gazebo in ferro battuto e la messa a dimora di alcune essenze di un certo pregio. Purtroppo le modifiche intervenute successivamente sia col cambio di proprietà, sia di destinazione d’uso nonché degli eventi bellici hanno causato profonde modifiche alla villa ed al parco per cui rimangono notevoli i limiti di agibilità.

Le foto riguardano: !3 – La sequoia; 14 – il cedro; 15 -Le querce a foglie tonde 16 – Il faggio

Le 3 donne indicate nell’articolo si riferiscono ai 3 giardini resi pubblici dal comune di Varese ma sono solo una parte del contributo delle donne nella salvaguardia del verde. I fatti riportati nell’articolo sono stati ricavati e liberamente interpretati dal testo “I giardini della città giardino” di Paolo Cottini.

Teresio Colombo

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Pubblicato il 07 marzo 2017
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