“Un bilancio ‘speranzoso’, che lascia incertezze”

Dopo l'animato consiglio comunale che ha visto il confronto tra Lega e Forza Italia, le opposizioni unite - centrosinistra e civiche - spiegano le loro scelte e analizzano i numeri

Politica varia

Un bilancio fragile, basato su entrate non certe e «senza nessuna idea di rilancio». A una settimana dall’animato consiglio comunale sul bilancio di previsione, le opposizioni di Gallarate – Pd, Città è vita, ma anche Gallarate 9.9 – si ritrovano unite nel giudizio duro sul documento di programmazione e sulle dinamiche con cui la maggioranza è arrivata ad approvarlo.

Giovanni Pignataro, del Pd, parla di «buco con gli emendamenti intorno», con una battuta che riporta indietro alla campagna elettorale del 2011 con la contrapposizione frontale tra Lega e Forza Italia. La rivalità tra le due forze di maggioranza ha animato tutto il consiglio comunale, con la presentazione degli emendamenti targati FI e con le successive sospensioni per trovare una quadra interna al centrodestra. «Di qui la dolorosa decisione di uscire dall’aula in quel momento: c’era anche la speranza che parti della maggioranza attente alla dignità delle istituzioni potessero far venir meno il numero legale». Questo il senso dell’Aventino delle opposizioni, che si sono ritirate in segno di protesta per il tira-e-molla interno alla maggioranza e non – ribadiscono – per non partecipare al voto di merito sul bilancio.

E veniamo al “buco”. In realtà gli stessi consiglieri di opposizione chiariscono che non è un buco (in questo caso), ma un vuoto, quello riempito solo in modo teorico da ipotesi di entrate poco certe. «Il triennale prevede entrate per 14milioni 250mila euro, di cui 4,9milioni nel 2017, garantite con tributi non riscossi negli anni precedenti» spiega Margherita Silvestrini, del Pd «Una ipotesi ardita perché i dati statistici ci dicono che il recupero massimo raggiunto è 1,5 milioni l’anno. In più la stessa maggioranza con la rottamazione ha incentivato questo fenomeno». Le opposizioni si dicono molto preoccupate perché questa previsione, definita «altamente rischiosa», non dà sicurezze e garanzie su beni e servizi, «le spese ordinarie indispensabili  che hanno un valore di 31milioni complessivi».

Quanto agli investimenti, viene sottolineata la «copertura finanziaria labile e aleatoria, che deriva da alienazioni per 5,925,000 euro». È una previsione molto alta, che riprende il piano alienazioni del centrosinistra («fa piacere rivedere le delibere che avevamo approvato noi», ironizza l’ex sindaco Edoardo Guenzani) ma con valori più alti, «senza nessun confronto con il contesto, senza tener conto del fatto che quei beni sono già stati messi sul mercato più volte».  «Praticamente non si fanno investimenti, se non entrano le alienazioni» spiega ancora Silvestrini. «E anche qui, come sul recupero delle entrate, il revisore dei conti fa rilievi importanti». È «un bilancio basato su speranze», sintetizza Sebastiano Nicosia, di Città è Vita. Anna Zambon, del PD, sottolinea che è anche «una questione di correttezza verso i cittadini»: «Non si può lanciare consulte come strumento che ha anche disponibilità finanziaria, quando poi a bilancio ci sono 150 mila certi e 150mila che non sono certi».

Le opposizioni criticano anche l’atteggiamento di chiusura della maggioranza sulle proposte avanzate proprio dalle minoranze. Edoardo Guenzani, per Città è Vita, ha sottolineato come siano state respinte anche proposte di piccoli correttivi, come quella che prevedeva un trasferimento di 4 mila euro riducendo il corposo investimento (100mila euro) per le società sportive.
Il giudizio duro è condiviso anche da Rocco Longobardi, della civica Gallarate 9.9, che da una posizione dialogante con la maggioranza si è ritrovata nel giro di pochi mesi ad assumere un ruolo apertamente critico: «Nel bilancio non c’è un’idea concreta di rilancio della città» dice Longobardi. «Anche sul Maga hanno respinto le nostre proposte. Sul Maga secondo noi non c’è nessuna idea di rilancio: se c’è una crisi o si risolve o si chiude, ma non si può tirare a campare». Longobardi ha anche rinnovato le critiche su altri provvedimenti, più o meno concreti, come «la chiusura del CPIA», la rottura con la comunità musulmana sul terreno di via Pacinotti, «il daspo che è uno slogan».

le opposizioni durante la conferenza stampa nella sala gruppi consigliari di Palazzo Borghi; in primo piano Rocco Longobardi

Sul fronte degli investimenti, le opposizioni hano rinnovato anche le critiche sulla mancanza di una strategia per gli immobili comunali, che «diventeranno sempre più fatiscenti e meno appetibili». Il riferimento è a Palazzo Minoletti, all’ex GAM, ma anche ad un bene come villa Bossi: «noi avevamo previto sia la possibilità di alienazione che l’affitto, oggi la villa è stata tolta per timore che potesse interessare a Exodus» accusa Guenzani. Allo stesso modo non ci sono previsioni per l’edificio di via Bottini, dopo l’addio al progetto della nuova biblioteca (uno dei primi atti dell’amministrazione Cassani, nell’estate 2016). In compenso a bilancio va un corposo investimento per il piccolo edificio attuale: «Due milioni di euro su ristrutturazione della biblioteca esistente, che non ha i parametri per rispondere alle esigenze. Un investimento che non si basa su alcuno studio di fattibilità, che non specifica neppure quali sono i criteri».

Infine, il tema Amsc. Qui le opposizioni segnalano una sorta di paradosso: «Con il ritiro degli emendamenti di Forza Italia, si va a far riferimento alla pagina 13 del Documento Unico di Programmazione». Ovvero, le indicazioni strategiche che non si discostano – dice il centrosinistra – da quelle previste negli ultimi anni dell’amministrazione Guenzani, vale a dire aggregazioni con altre società comunali (come sui rifiuti) o cessioni a nuovi soggetti pubblici (come nel trasporto pubblico o nel settore idrico) o messa a gara. Una serie di operazioni sono in scadenza nel 2016 (compresa quella che riguarda la piscina della Moriggia) e, a questo punto, le opposizioni chiedono il rispetto di quanto votato formalmente: «Il sindaco può promettere qualunque cosa ai partiti, ma poi c’è il documento che è stato votato e che viene trasmesso alla Corte dei Conti. Se si dice che viene variato, significa che Cassani ha promesso a Forza Italia che torneremo in Consiglio comunale per variarlo» ragiona Pignataro. «Non è possibile disattendere quel che si è votato».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 28 marzo 2017
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da GMT

    Sarebbe interessante anche sapere cosa ne pensino le forze politiche che. pur essendosi presentati alle scorse elezioni amministrative, non hanno poi trovato collocazione nelle istituzioni.
    Che ne pensano Romano, Borgo, Sparacia, Bossi, … e gli esponenti delle liste civiche … ?
    E quanti eletti nelle Consulte?
    Sarebbe un bel banco di prova della volontà e capacità di partecipazione e di costante presenza e aggiornamento sui temi che riguardano la città.
    Gallaratesi?

Segnala Errore