Le pmi italiane non si proteggono contro i sinistri

Secondo un'indagine del gruppo Nsa solo l’1,5% delle aziende è assicurata per i danni indiretti malgrado il 30% sia già stata effettivamente colpita da sinistro. Sviluppato un modello di rating

grana padano apertura terremoto
grana padano apertura terremoto

Solo l’1,5% delle aziende è assicurata per i danni indiretti malgrado il 30% sia già stata effettivamente colpita da sinistro. Le imprese italiane hanno una scarsa percezione dei rischi correlati ai danni derivanti da interruzione dell’attività e di quanto le relative coperture assicurative siano fondamentali per la tutela del loro business.  È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio assicurativo di Nsa su 2.336 piccole e medie imprese appartenenti a differenti settori di attività: 912 industrie, 709 del settore commercio, 524 nell’ambito dei servizi e 191 operanti nell’edilizia. Di queste, 1022 hanno un fatturato minore di 1 milione, 983 hanno un fatturato tra 1-5 milioni, 184 tra i 5 e i 10 milioni e le restanti 147 un fatturato maggiore ai 10 milioni.

Anche in Lombardia sono ancora troppe le pmi che non ricorrono ad una specifica protezione assicurativa in caso di sinistri tradizionali (incendi ed esplosioni) e catastrofi (terremoti e alluvioni) che, oltre a causare danni diretti, producono per le imprese anche i cosiddetti danni indiretti. Il danno indiretto – quasi sempre di gran lunga superiore a quello diretto poiché va ad incidere direttamente sul conto economico – provoca all’azienda un’interruzione anche parziale dell’attività, con gravi conseguenze: impossibilità di rispettare i termini di consegna dei prodotti o servizi, minori ricavi e conseguentemente minori profitti, sempre alla presenza di costi fissi quali mutui, leasing, affitti e personale.

Secondo una stima Ocse negli ultimi dieci anni lo Stato italiano ha pagato danni per 35 miliardi di euro. L`ultima valutazione di quelli provocati del terremoto nel centro Italia del 24 agosto scorso è di 23,53 miliardi.

Il gruppo Nsa ha sviluppato, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, un modello di rating che mette in relazione gli aspetti assicurativi con quelli finanziari. « La sensibilità a questa tipologia assicurativa oltreconfine è già consolidata con delle specifiche coperture “Business Interruption – commenta Federico Papa, presidente di Nsa SA – . Il danno indiretto non è affatto da sottovalutare. Nelle piccole ma soprattutto medie imprese incide in maniera molto significativa in quanto impone all’impresa un fermo produttivo necessario al ripristino delle condizioni per riavviare l’attività. In alcuni casi può portare anche alla chiusura dell’azienda».

A conferma di questo trend negativo anche Alberto Floreani, docente di risk management all’Università Cattolica di Milano, a capo del team che lavora con Nsa al sistema di rating assicurativo afferma che «l’attenzione delle imprese nelle proprie scelte di copertura dovrebbe essere focalizzata su quei rischi potenzialmente in grado di metterle in “crisi”. La business interruption è certamente uno di questi rischi. La scarsa diffusione della polizza danni indiretti è determinata in parte da ragioni legate all’offerta ma anche da una scarsa consapevolezza delle imprese sulle loro reali priorità di copertura».

 

 

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 aprile 2017
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