“Sento che sto crescendo: quest’esperienza apre i miei orizzonti”

Francesco Salerno sta trascorrendo l'anno scolastico a Berlino. Dopo le difficoltà iniziali dovuta alla lingua, ha iniziato ad apprezzare la città e i suoi ritmi, chiarendosi le idee

Un anno di studio all'estero
lo studente del lice Manzoni è partito per vivere un'esperienza all'estero

Francesco Salerno, vive a Stabio ma frequenta il liceo Manzoni di Varese. Nel settembre scorso ha deciso di vivere un anno di studio all’estero. Grazie all’associazione Wep si è trasferito a Berlino, città cosmopolita con una realtà sociale vivace: « Ho scelto di venire in Germania per la mia passione per le lingue e soprattutto per il tedesco. Vivendo in Svizzera, il tedesco è uno dei requisiti base per il futuro. Volevo aprire la mia mente e i miei orizzonti e lo rifarei mille volte. Sento che sto crescendo, vedo le cose in modo diverso e se fossi rimasto a casa, non avrei intrapreso questo percorso, ne sono sicuro al 100 per cento».

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Francesco Salerno: un anno di scuola a Berlino 4 di 5

La decisione di mollare tutto e vivere un’esperienza diversa ha messo Francesco a dura prova: « Non è stato difficile ambientarmi perché io sono una persona solare e faccio amicizia molto facilmente. La lingua, però, all’inizio è stata un ostacolo sia nelle lezioni che nei rapporti con i compagni. Le prime settimane a scuola sono state un trauma poiché  capivo davvero poco. Le persone erano attratte da un viso nuovo per cui spesso sono state loro a volermi conoscere. Ma quando uscivamo in gruppo, io facevo fatica perché tra di loro parlavano veloce e io rimanevo escluso. Mi limitavo solo alle “small talks”. Certo, quando non capivo qualcosa chiedevo che fosse ripetuto lentamente ,ma dopo un po’ diventava stressante per chi parlava per cui annuivo e basta».

Superato l’ostacolo linguistico, per Francesco si sono aperte altre sfide: « Sinceramente ho trovato una società pronta ad accogliermi sia nel nucleo familiare che in quello scolastico. In famiglia sono tutti molto carini con me e ognuno ha i suoi doveri e compiti. A scuola ho incontrato per fortuna dei professori comprensivi che mi hanno aiutato. Ma, attenzione, non ricevo nulla in più degli altri, sono trattato come i tedeschi e non ci sono sconti. Dal punto dell’impegno qui si lavora molto, il sistema dell’istruzione è diverso rispetto a quello italiano, tuttavia studio parecchio anche perché sono dell’idea che il tedesco , a differenza dell’inglese o dello spagnolo, sia una lingua ostica, sia dal punto di vista della pronuncia che della grammatica. Insomma, ha bisogno del suo tempo e di pazienza».

La giornata inizia prestissimo: « Mi sveglio alle 5.40 e faccio colazione, alle 6.46 ho la S-Bahn che in 10 minuti mi porta a scuola. Le lezioni iniziano alle 7.20, ma questo varia da scuola in scuola. Normalmente ho 8 ore da 45 minuti mentre venerdì e mercoledì ho solo 6 ore. Ci sono diversi intervalli, più che da noi. Nel pomeriggio faccio i compiti, 2 giorni a settimana frequento un corso di tedesco che mi è stato offerto dall’organizzazione locale. Il weekend mi incontro con gli amici a Berlino e approfittiamo per visitare musei, gallerie o mostre, bar o piccoli locali a seconda di ciò di cui abbiamo voglia».

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La città è ricca di spunti e di occasioni: « Berlino è una città cosmopolita abitata da persone provenienti da tutto il mondo, forse è proprio questo che la rende speciale e grazie a ciò quando ho nostalgia di casa, magari della cucina italiana o mi manca semplicemente sentire la lingua in sé,  mi basta solamente andare in un ristorante italiano ed è come se mi sentissi a “casa”. Tuttavia la Guerra e il Muro l’hanno segnata particolarmente, è possibile ancora vedere dei vecchi enormi grigi palazzi che un tempo erano uffici e ministeri del Terzo Reich o anche dell’ex DDR. Dopo un po’ che si conosce la città e si va in giro si riesce anche a capire se ci si trova nell’ EX Berlino est o nell’ Ex Berlino Ovest , tutto ciò grazie proprio all’architettura. Un aspetto che nessuno, tranne i tedeschi, può immaginare è il fatto che nonostante la caduta del Muro, la differenza tra EST e OVEST ci sia ancora, sia nei modi di fare che di pensare. Questa divisione persiste ancora oggi».

Girare e visitare la città è abbastanza semplice grazie al sistema dei trasporti pubblici: « Questa città offre un sistema di trasporti pubblici efficientissimo. È possibile muoversi a tutte le ore del giorno, persino di notte. Questo è perfetto perché di ritorno da una festa la sera tardi posso contare sul tram o la S-Bahn oppure la U-Bahn. Capita che spesso ci siano dei lavori tra alcune tratte e tocca prendere il bus ma in ogni caso questo si verifica raramente. Con i miei amici oltre che visitare musei, andiamo anche ai concerti, ad esempio a Gennaio ho assistito al Requiem di Verdi nel Duomo di Berlino. In Germania sono comuni i Flohmärkte cioè i mercati dove vendono le cose di seconda mano. Insomma, cerchiamo di visitare di tutto ciò che ci capita in modo tale da goderci la città nei suoi minimi particolari».

Un’esperienza piena anche se un po’ di nostalgia rimane: « Non potrò mai ringraziare abbastanza i miei genitori per ciò che sto vivendo. Certo, mi mancano la mia famiglia e i miei amici, il cibo italiano perché qui nessuno cucina come mia mamma. Non so se mi mancherà qualcosa di questo posto, forse il rigore, la puntualità e la serietà valori di cui il nostro paese avrebbe bisogno».

Andare all’estero per conoscere i propri limiti e imparare a superarli.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2017
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