Liccati indagata, le opposizioni chiedono chiarezza

Gli interventi di Giovanni Pignataro, Rocco Longobardi, Marco Montemartini, Pietro Romano e del parlamentare Angelo Senaldi

Primo consiglio comunale Gallarate 2016
Primo consiglio comunale Gallarate 2016

L’indagine che ha toccato Orietta Liccati e le successive dimissioni non potevano che animare anche il dibattito politico. Se l’amministrazione ha parlato attraverso il sindaco Andrea Cassani, anche le opposizioni si esprimono.

«Non entro nel merito del procedimento penale, auguro alle persone coinvolte di dimostrare in pieno la loro innocenza» premetteva nel pomeriggio Giovanni Pignataro, consigliere comunale Pd ed ex assessore. «Non si può però negare che un’indagine da cui è scaturita un’ordinanza cautelare ha evidenti ricadute sul piano politico: all’amministratore è richiesta una trasparenza e un essere sopra ogni sospetto che va oltre il livello penale. Uno scenario che getta ombre molto pesanti anche sul suo operato da assessore, che pure non c’entra oggi con l’indagine. Il sindaco non può lavarsene le mani e scaricare le responsabilità: la scelta degli assessori è sua e personale, a questo punto deve trarre le conseguenze e garantire ai cittadini la masima trasparenza». Sono necessarie le dimissioni? «Mi sembra il minimo sindacale» continuava Pignataro. «Però poi si devono accendere i fari anche su dieci mesi di operato dell’assessore all’urbanistica, con una variante al Pgt presentata per la prima volta ieri nelle linee guida. A tutela di tutti i cittadini di Gallarate». Terzo punto, l’aspetto politico: «L‘alchimia fragile su cui si è basata l’amministrazione era quello secondo cui Cassani si esprimeva in modo improvvido e urlato su immigrazione, sicurezza e religione, mentre le leve del comando erano saldamente nelle mani di Forza Italia. Mi sembra che oggi quel modello in crisi. Vorrei capire se è possibile un equilibrio diverso, in altre parole se c’è ancora una maggioranza» conclude l’esponente d’opposizione.

«Vale il principio di garanzia, fino alla sentenza definitva» ribadiva nel pomeriggio anche Marco Montemartini, portavoce della civica (d’opposizione Città è Vita). «È chiaro però che quanto accaduto desta preoccupazione sull’opera di assessorato delicato. Occorrerà molta attenzione sull’attività degli ultimi dieci mesi, con particolare riguardo ad iniziative avviati, la revisione del Pgt, il cambio dei legali sul contenzioso che riguarda i terreni della 336. Ci aspettiamo un intervento del sindaco, che dovrebbe assumersi la delega all’urbanistica» (una richiesta che è condivisa anche da Pignataro: ).

«Non si può però fare a meno di rilevare che il primo anno di questa giunta risulti particolarmente travagliato» nota Rocco Longobardi, consigliere comunale di La Nostra Gallarate 9.9. Quello accaduto è un passo falso grave, sul quale non si può soprassedere, e che dovrebbe spingere il sindaco a profonde riflessioni. Ci ha informato che intende assumere ad interim le cariche dell’ex- assessore: una scelta comprensibile nell’immediato ma che deve preludere a decisioni forti. Gallarate va incontro a sfide importati nelle quali il settore urbanistico riveste un ruolo fondamentale. È importante individuare una figura di grande competenza tecnica ed al di sopra di ogni sospetto. Quello che non si può accettare è che si accusino le opposizioni di strumentalizzare una situazione che invece lascia tutta la città con l’amaro in bocca: è stato inferto un duro colpo alla fiducia dei cittadini e questo è l’aspetto più grave della vicenda, ora la strada è sicuramente in salita».

Non ha dubbi invece Pietro Romano, portavoce di Gallarate Civica, forza d’opposizione non in consiglio comunale: «Dimissioni subito» invocava già in mattinata. «Evidenti risultano essere le responsabilità dell’attuale sindaco,il quale,come tutti ben sanno,si è piegato alla volontà degli alleati della coalizione, per partorire,dopo fervide e ,quantomai,annose contrattazioni,l’attuale squadra di governo. È,infatti,fatto notorio,rimbalzato sulle cronache locali dell’epoca,il nominativo del responsabile suggeritore del nominativo di tale assessore,come,altrettanto pacifica è risultato essere l’avvento accoglimento di tale nominativo. È forse giunto il tempo per l’attuale primo cittadino di rassegnare le proprie dimissioni,quantomeno per senso di responsabilità nei confronti di una città immobile a fronte delle continue ripicche e dispetti vari ,insinuati all’interno della coalizione,che paralizzano  l’attività politica di Gallarate. Lega civica,anche di fronte ad una opposizione silente,chiede ,a gran voce le dimissioni immediate della attuale amministrazione».

Sul caso è intervenuto anche il parlamentare Pd Angelo Senaldi, che è stato anche assessore all’urbanistica (nella giunta di Edoardo Guenzani): «gli arresti e gli obblighi di firma provocano interrogativi molto seri. Occorre che tutti, a cominciare dalla politica locale e dalle amministrazioni civiche, si pongano delle domane sulle scelte urbanistiche in essere e su quelle che si intendevano intraprendere in due comuni, Gallarate e, appunto, Lonate Pozzolo. Su questa situazione c’è necessità di avere risposte che non possono essere eluse o rimandate nel tempo e minimizzate. E’ però evidente come sia necessario allargare lo sguardo all’intero territorio e interrogarsi sul modus operandi nel gestire la cosa pubblica. In una zona come la nostra, economicamente vitale, caratterizzata da notevoli interessi anche in campo immobiliare, un settore come quello dell’Urbanistica-Programmazione territoriale è vulnerabile rispetto a reati quali corruzione e concussione. Proprio per questo, e sono alla considerazione complessiva, credo che una buona amministrazione debba sapere andare oltre gli obblighi di legge e che, specie su terreni delicati come il conflitto d’interessi, sia chiamata a rispondere a criteri etici e morali, magari dotandosi di modalità operative e di controllo che non lascino alla discrezionalità della politica le giuste richieste della cittadinanza».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 maggio 2017
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