Aprono una locanda nel paesino di settanta abitanti

Emanuele e Sabine hanno aperto il locale, con stanze per dormire, a fine aprile dando un segnale di ripresa nel piccolo paese sopra Cittiglio

Vararo, il borgo di Sabine

Sulla parete, tra vecchie stampe e cornici colorate, c’è un articolo dell’8 dicembre del 1968 che titola “Vararo, sono rimasti in cinquanta nel paesino che muore”. Raccontava delle nuove generazioni che “scendono a valle per trovare un motivo di vita” e della necessità di una “politica a favore dell’agriturismo e del turismo per fermare l’esodo”. “Nel giro di pochissimi anni resteranno solo le pietre”, recitava l’occhiello.

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Quando arrivi nel piccolo borgo, dopo i chilometri di tornanti che lo separano da Cittiglio, l’impressione è che le cose non siano cambiate più di tanto da allora. Il silenzio e la tranquillità di un fine settimana di primavera sono interrotti solo dal via vai dei clienti che hanno consumato il pranzo nell’unico ristorante aperto in località Casere, dopo che anche la centenaria trattoria Alpina ha chiuso i battenti lo scorso marzo.

Eppure «le cose stanno cambiando», spiega Marco Vignati uno dei fondatori dell’Associazione Vivi Vararo. A dare un forte segnale, nel borgo che oggi conta settanta abitanti, dodici bambini dai 2 ai 12 anni, ci hanno pensato Emanuele e Sabina, un varesino e una svizzera che hanno deciso di cambiare vita, di prendere casa e di aprire una locanda con bar, ristoro e tre stanze per gli ospiti proprio in quel borgo di case che fino ad oggi sembrano dimenticato.

Vararo, il borgo di Sabine

Un angolo curato nei minimi dettagli, stile vintage ed eleganza che accoglie i passanti con tutta la sua originalità. «E’ un paese che ha tantissime potenzialità, per questo abbiamo deciso di trasferirci qui e di aprire il locale» spiega Emanuele, occhi azzurri, barba da hipster e camicia a fiori. I locali sono all’interno di quella che era la vecchia “Trattoria Della Pace”, completamente rinnovati e arredati in modo da far invidia ai migliori bar milanesi.

Il servizio è aperto dal mattino per le colazioni, fino alla sera con aperitivi e cene, nel menù cous cous, riso venere, paella e panini.«Per il paese siamo diventati subito un luogo di ritrovo e siamo contenti. Siamo stati accolti con entusiasmo e in molti ci hanno portato vecchie foto in bianco e nero da appendere alle pareti».  La locanda si chiama “Il Borgo di Sabine” e i clienti sono arrivati da tutta Italia: «Chi arriva qui per la prima volta si innamora del posto. La tranquillità e la possibilità di fare passeggiate, sport o di vedere il Lago Maggiore a pochi chilometri sono grandi caratteristiche che premiano».

Mentre Emanuele racconta di questa nuova avventura, guarda entusiasta il panorama che ha davanti. Si intravede il lago e il verde dei prati e in sottofondo suona un pezzo blues. «Questo posto è stata una bella novità per tutti noi» spiega Marco di Vivi Vararo, «Sono diverse le persone che stanno scegliendo di venire a vivere qui ma le cose da fare sono ancora molte, a partite dai servizi. Quell’articolo del ’68 che Emanuele e Sabine hanno appeso alle pareti, serve a ricordarci che questo paese deve vivere».

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 25 maggio 2017
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