Burocrazia canaglia, ma quanto mi costi?

Secondo l'Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia, per pagare le tasse in Italia occorrono in media 240 ore all'anno. L'extra costo fiscale nel 68,8% dei casi pesa sulle imprese con meno di dieci addetti

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giorgio merletti presidente nazionale confartigianato

Il congresso provinciale di Confartigianato Imprese Varese, che si terrà domenica 14 maggio alle Ville Ponti, avrà come tema portante quello delle regole che in Italia sono così numerose e confuse da diventare uno degli ostacoli principali per chi vuole fare impresa. Il moloch della burocrazia è infatti costituito da una fitta rete di norme che rendono difficile la vita dell’imprenditore. E così il pagamento di una tassa si trasforma in un labirinto di adempimenti dai tempi e dagli esiti incerti, il processo per vedersi riconoscere un diritto diventa una maratona dai costi insostenibili, la richiesta di un finanziamento per sostenere gli investimenti e lo sviluppo dell’impresa è un trionfo di carta e di firme.
(sopra il presidente di Confartigianato Imprese Varese mentre discute con alcuni associati)

IL TEMPO È DENARO
Secondo l’osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Lombardia, per pagare le tasse in Italia occorrono in media 240 ore all’anno, contro le 163 della media dei paesi Ocse. Il gap tra l’Italia e la media Ocse  delle ore impiegate per sbrigare i normali adempimenti burocratici è del 47,2%. L’extra costo fiscale nel 68,8% dei casi pesa sulle imprese con meno di dieci addetti. L’extra costo fiscale sostenuto dall’artigianato del territorio ammonta a 27 milioni di euro.
Un anno fa la denuncia del presidente di Confartigianato Imprese Varese fece il giro dell’Italia intera. Davide Galli raccontò pubblicamente un caso di burocrazia canaglia di cui era stato vittima. Per poter finanziare l’acquisto di un nuovo macchinario, un tornio, per la sua impresa dovette apporre di suo pugno ben 72 firme su un plico di 40 fogli. Una vera e propria beffa, dopo aver sentito per anni ministri e politici vari parlare di semplificazione burocratica, con tanto di falò delle vanità.

Le cose non migliorano se si analizzano i tempi della giustizia civile perché la durata media dei procedimenti presso il tribunale ordinario è di 569 giorni. Il problema è evidentemente culturale perché nonostante da qualche anno sia possibile ricorrere alla mediazione, cioè il procedimento in cui un terzo (mediatore) aiuta le parti in conflitto a trovare un accordo soddisfacente per entrambe, le cose non sono migliorate e il contenzioso giudiziario rimane molto alto. Per fare un raffronto con il processo civile ordinario, chi sceglie la mediazione impiega in media 42 giorni per risolvere la controversia e risparmia molti soldi. Secondo uno studio di Unioncamere nel 2014, solo sulle controversie dove la mediazione è andata a buon fine, il risparmio è stato di 60 milioni di euro. «L’incertezza del diritto – commenta Mauro Colombo, direttore di Confartigianato Imprese Varese – ha costi e oneri incredibili che per un’impresa si traducono in perdita di efficienza. Parlare dell’efficacia delle regole, vuol dire anche rompere stereotipi, denunciare i silenzi e le sordità e chiedere alle istituzioni l’assunzione di tutte le responsabilità connesse al ruolo svolto».

Durante un convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Varese nel novembre del 2015 sul tema della mediazione, una dichiarazione importante fu quella dei due avvocati intervenuti, Fabio Bombaglio, dell’ordine di Varese e Giorgio Ambrosetti, dell’ordine di Busto Arsizio, che denunciarono senza difese corporative l’inerzia della categoria. «I primi ad essere riottosi alla mediazione siamo noi avvocati. Ai clienti va detto che c’è una strada diversa e praticabile» disse allora Ambrosetti.

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Pubblicato il 09 maggio 2017
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