Clinica La Quiete: martedì l’ultimo atto

È tramontata la speranza di un acquisto da parte di due cooperative emiliane. Per i 60 dipendenti della casa di cura è ormai tempo di accettare il triste finale

lavoratori della quiete
casa di cura di Varese

La speranza è l’ultima a morire. Di spiragli, però, ne rimangono ben pochi per i dipendenti della clinica di Varese La Quiete il cui destino sembra segnato.

Martedì 30 maggio, l’ufficiale giudiziario apporrà i sigilli, chiudendo definitivamente la struttura. Avverrà ciò che lo scorso 12 maggio si era evitato grazie alla presenza della risonanza magnetica, un macchinario tanto costoso quanto delicato, che avrebbe subito danni ingenti se fosse stata staccata la spina improvvisamente.

In questi giorni, quindi, la clinica è formalmente chiusa al pubblico ma è aperta per i dipendenti chiamati a vigilare sulla struttura.

Dal tribunale continuano a non arrivare notizie e questo non è un buon segnale. Con il senno di poi si capisce la reazione del giudice fallimentare davanti alla proposta giunta in extremis l’11 maggio scorso da parte di due cooperative emiliane che avevano presentato un’offerta di 7,5 milioni di euro. A quella proposta cartacea non è mai seguito il deposito in denaro del 10% del valore: « probabilmente il giudice non si era fidato. E aveva ragione» ammettono oggi i dipendenti che due settimane fa si erano dei esterrefatti davanti alla bocciatura della nuovo proposta.

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casa di cura di Varese

Cosa succederà dal primo di giugno? Con la chiusura definitiva della casa di cure, la proprietà sarà messa all’asta e, una volta calendarizzata, non si potranno aprire finestre o opportunità dell’ultimo minuto. Chiunque sia interessato all’intera area dovrà presentarsi al bando con l’offerta. Tutti, anche la Fondazione Borghi che rimane, attualmente, la soluzione più auspicabile.

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Pubblicato il 25 maggio 2017
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