Contratti poveri e parcheggio a carico. La protesta degli ultimi

Lavorano nella ristorazione, imprese di pulizie e società multiservizi, hanno stipendi da fame e a volte si devono pagare pure il parcheggio

Protesta dei lavoratori dei servizi

I lavoratori della ristorazione collettiva e commercialepulizieagenzie di viaggio e multiservizi hanno scioperato per l’intera giornata di oggi, martedì 30 maggio, e dato vita ad un presidio davanti alla prefettura di Varese per protestare contro il mancato rinnovo da oltre quattro anni dei contratti collettivi nazionali. 

«Il problema – spiega Domenico Panariello  segretario della Fisascat Cisl dei Laghi- è la frammentazione dei loro contratti, voluta per risparmiare sui costi. Siamo molto preoccupati perché non è solo la parte salariale in gioco ma anche parti normative molto importanti, ovvero diritti che potrebbero essere cancellati perché l’obiettivo delle controparti è avere contratti a costo zero».

Non stiamo parlando di stipendi da capogiro, ma di retribuzioni medie molto basse e di contratti poveri dove la maggioranza dei lavoratori sono donne con poche ore settimanali. «In gioco – aggiunge Giuseppe Pizzo segretario  della Filcams Cgil – c’è la clausola sociale per il passaggio dei lavoratori nei cambi di appalto. Vogliono toglierla per aver mano libera nelle assunzioni. E poi ci sono diritti acquisiti che vengono messi in discussione come la malattia e i permessi retribuiti. La contropartita del salario è nella riduzione dei diritti».

I sindacati di categoria, Filcams Cgil, la Fisascat Cisl, Uiltucs e UilTrasporti, sono determinati nel proseguire la battaglia su più fronti. Si va dalla correttezza delle buste paga alle verifiche sul corretto inquadramento del personale, dal consolidamento delle ore supplementari dei part time alla piena e corretta applicazione del contratto nazionale in ogni sua parte, fino alla vigilanza del pieno rispetto delle normative in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che secondo il sindacato, le imprese vivono troppo spesso come «un mero adempimento burocratico e non come un preciso dovere».

Protesta dei lavoratori dei servizi
Alberto Arighi

SE VUOI LAVORARE PAGATI IL PARCHEGGIO
Al colloquio  con il prefetto ha partecipato anche Alberto Arighi della segreteria UIlTrasporti. «La situazione in questi settori è grave – spiega Arighi – e non mi riferisco solo al mancato rinnovo dei contratti, ma al meccanismo degli appalti che scarica sui lavoratori alcuni costi che in genere dovrebbe sostenere l’azienda che vince l’appalto o quella appaltatrice».

A Malpensa, per esempio, i dipendenti delle società che hanno in appalto alcuni servizi dalla Sea (la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa) sono costretti a pagare il parcheggio per l’automobile, con la decurtazione dallo stipendio dell’intera cifra. In questo modo l’azienda per cui lavorano scarica un costo e aumenta i profitti. Anche in questi casi si tratta di stipendi che oscillano tra gli 850 e i 970 euro netti. «I 370 dipendenti della Romeo – spiega Arighi -, società che svolge servizi di pulizia e move management, devono pagare 30 euro al mese per il parcheggio, perché nel capitolato di appalto Sea ha inserito 58mila euro su quella voce».

Pur considerando che sotto la soglia dei 30 euro non si puo’ scendere, è giusto che quei soldi li paghino i lavoratori? La domanda è volutamente retorica e non solo perché le loro retribuzioni sono già ridotte all’osso. «È assurdo – conclude Arighi – perché Sea si guarda bene dal far pagare ai suoi dipendenti il parcheggio. E poi, se uno sta a casa in malattia o in infortunio perché deve pagare un parcheggio di cui non ha usufruito? Sea dice di non poter fare 370 fatture ogni mese e alla fine chi ci rimette è l’anello più debole».

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Pubblicato il 30 maggio 2017
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